L’Unione paga l’emergenza ma gli errori difensivi pesano

Leonardo Gatto assieme a Annibal Capela con la testa fasciata per una ferita

Tra acciaccati e rientranti fuori condizione la squadra non è in grado di sviluppare un gioco continuo ed efficace. Ma il deficit di concentrazione va corretto subito

TRIESTE Poteva essere il giorno del decollo e invece il recupero di Gubbio non ha fatto che confermare i problemi che la Triestina si sta portando appresso da almeno un mese. Due sono gli aspetti più evidenti. Da una parte la fatica a costruire gioco e dall’altra una serie di errori individuali e collettivi nella fase difensiva che pesano moltissimo sul rendimento della squadra.

IL GIOCO Quel gioco e quell’identità che la Triestina di Gautieri aveva mostrato l’anno scorso, guarda caso dopo l’orribile sconfitta per 2-0 di Gubbio, prima nello spezzone di regular season e poi nei play-off, finora si è visto soltanto a sprazzi nella nuova stagione. E siccome la guida tecnica è la stessa e la rosa dei giocatori è più attrezzata il motivo principale della discontinuità va ricercata nell’impossibilità per Gautieri di poter schierare gli elementi migliori e lavorare con gran parte del gruppo durante la settimana.

LE ASSENZE I primi segnali di emergenza sono arrivati con lo stop di Procaccio a settembre e poi via via le defezioni di tanti tasselli con la situazione che è deflagrata nel periodo del focolaio Covid. Epidemia che, per quanto riguarda almeno gli alabardati si sta risolvendo, ma i cui strascichi vanno gestiti quotidianamente. A Gubbio, tanto per circoscrivere la riflessione, Gautieri ha dovuto mandare in campo Granoche, Ligi, Boultam e Sarno che dopo 20 giorni di stop avevano nelle gambe al massimo 5-6 allenamenti. Un infortunio nella fase di riscaldamento ha privato la Triestina anche di Gomez, ultimo baluardo dei giocatori “indispensabili” a doversi arrendere.

L’ATTACCO Sì perchè di fatto mercoledì la Triestina si è trovata priva delle due punte titolari (Litteri e Gomez) e di Calvano (infortunatosi con la Fermana) che da quando è arrivato si è dimostrato pedina inamovibile per un centrocampo meno robusto da quando Rizzo non riesce a esprimersi al top. Se a questo si aggiunge che Petrella e Giorico non erano in buone condizioni, con Lodi “latitante” e Maracchi solo un po’ in ripresa, è evidente come la manovra sia stata tutt’altro che brillante con la conseguente assenza o quasi di palle-gol. Però questa Triestina, almeno contro avversarie di valore medio, deve saper ottenere qualcosa di più.

IL DEFICIT Nonostante l’emergenza nessun avversario ha messo in grande disagio l’Unione ma sono stati alcuni errori a togliere alla squadra almeno 3-4 punti. Al Barbetti incassare lo svantaggi su un autogol su punizione, ben calciata da Pasquato ma non irresistibile e da posizione defilata, si poteva e si doveva evitare. E così è successo a Salò (Capela e Offredi) e prima ancora ad Arezzo (Rapisarda) e anche in casa con la Virtus Verona (Ligi). Ma la mancanza di attenzione ai dettagli e passaggi imprecisi si sono visti a tratti anche in alcune fasi della partite finite poi con una vittoria. È un deficit della squadra che Gautieri conosce bene tanto da sottolinearlo in tutti i dopo-partita.

L’OBIETTIVO La squadra è stata costruita da Milanese con giocatori esperti quindi non ci sono alibi. Perchè quando non si riesce a costruire un sufficiente volume di gioco o non ci sono le forze per un recupero collettivo ogni distrazione diventa fatale. Gautieri e il suo staff, assieme alla società, hanno il compito di correggere al più presto questo poco invidiabile vizio. Per il futuro non resta che attendere il rientro di tutti gli elementi a disposizione in piena forma perché quella vista finora non è la vera Triestina. Ci vorrà ancora qualche settimana o un mese al netto di altre disgrazie. Basterà per rincorrere il sogno della prima piazza? Tutto dipende da quanto sarà il distacco accumulato e dagli esiti dei prossimi scontri diretti. Lo spazio per la rimonta è ancora intatto nonostante le quattro sconfitte siano un fardello. Oggi è così. Domani, chissà.

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