Litteri: «A Trieste sto ritrovando me stesso Il Covid? Fastidioso, ora voglio solo segnare»

Gianluca Litteri ha messo a segno 4 gol in 3 partite prima di contrarre il Covid

Il bomber dell’Unione, fermo da 20 giorni, è in attesa di essere negativo al virus: «La squadra c’è, ma occhio ai black-out»

TRIESTE Non vede l’ora di tornare a giocare e segnare, come aveva subito fatto appena arrivato in alabardato. Gianluca Litteri dovrà però attendere di essere negativo al virus, cosa che spera di appurare già oggi, nell’esito del tampone effettuato ieri. Il suo stop, purtroppo, dura da quasi 20 giorni, perché dopo la positività riscontrata a inizio novembre, anche il tampone di questo inizio settimana non gli aveva permesso di riprendere l’attività. Ma il bomber della Triestina scalpita.

Litteri, innanzitutto come sta?

«Direi bene. Ho avuto solo un po’ di febbre e tosse nei primi giorni, quando qui in famiglia l’abbiamo preso un po’ tutti, poi sono stato bene. Ora si tratta solo di avere pazienza, spero di riprendere presto».

Una volta tornato in attività, quanto ci vorrà per ritornare in condizione?

«Purtroppo non mi alleno da 18 giorni, a casa si riesce a fare davvero poco e il fisico ne risente. Servirà almeno un paio di settimane di allenamenti per tornare in una buona condizione. Di certo ho tanta voglia di tornare ad allenarmi e a segnare».

Come l’ha presa la notizia della positività al virus?

«Il fattore più difficile è soprattutto quello mentale: è un po’ oppressiva come cosa, visto che non si può uscire e nemmeno prendere una boccata d’aria una volta che si sta meglio. E poi da calciatore c’è stato il pensiero di stare fermo così tanto. Peccato, perché stavo andando veramente bene».

Infatti aveva segnato subito 4 gol in tre partite: ma se l’aspettava un impatto così importante?

«Avevo una grande voglia di riscatto dopo due anni di problemi fisici che mi hanno condizionato, per questo ho lavorato tantissimo quest’estate per farmi trovare pronto nel miglior modo possibile per questo inizio di stagione, dovunque fossi andato a giocare. Sono venuto a Trieste per riscattarmi ed è quello che è successo prima dello stop per Covid: è la dimostrazione che il lavoro paga».

Era in uno di quei momenti magici in cui un attaccante fa sempre gol...

«Ma quei momenti a mio parere non arrivano per caso, ma perché c’è un lavoro dietro. Avendo lavorato senza avere problemi fisici, ho potuto dimostrare le mie qualità».

Conta anche il fatto di essersi trovato bene con la squadra?

«Assolutamente sì, conoscevo già un po’ di ragazzi, lo stesso mister, e anche Coletti. Poi sapevo della solidità della società e il progetto impotante per il quale sono venuto qui. Sappiamo che questa non è una categoria che si addice alla Triestina, faremo di tutto per riportarla più su».

Da fuori che Triestina ha visto in queste due partite?

«Al di là della prima mezz’ora di Salò, la squadra ha risposto abbastanza bene, anche con l’Imolese aveva fatto un’ottima partita. La strada è giusta, dobbiamo solo evitare quei piccoli black-out che possono costare cari».

Cosa manca per trovare continuità?

«In due partite, una volta in vantaggio, abbiamo concesso di rientrare ai nostri avversari e questo non deve succedere a una squadra che punta a vincere il campionato: qui dobbiamo migliorare. Ovvio che le tante assenze contano, ma è un discorso che vale per tutti, bisogna lavorare per evitare gli errori».

Lei è tra quelli che vorrebbero uno stop della serie C a dicembre?

«Per me stoppare il campionato a dicembre sarebbe un’ottima cosa: si potrebbero regolare i contagi, rimettere in sesto le rose e disputare i recuperi. Le squadre con tanti contagi fanno una fatica assurda, non si hanno cambi ed è tutto falsato».

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