Sterpin, 60 anni in marcia «Iniziai solo per gioco...»

Claudio Sterpin nel 2018 al memorial Rodolfo Crasso

L’81enne triestino festeggia oggi il traguardo di una vita dedicata all’atletica
Domenica al Grezar il giro di pista simbolico: «Il Marathon la mia seconda casa»

TRIESTE Incominciò tutto il 20 novembre del 1960, la prima campestre della propria vita disegnata attorno ad una caserma di Napoli dove stava svolgendo il servizio militare da bersagliere. Si sta parlando di Claudio Sterpin, una delle icone dello sport locale, pioniere delle ultramaratone e incredibile macinatore di chilometri prima di corsa e con poi con l’amato e per lui naturale gesto della marcia. Oggi Sterpin compie i sessant’anni di attività sportiva e proprio in questo giorno speciale dà l’addio all’attività agonistica, perché anche “L’uomo chiamato cavallo” deve fare i conti con gli anni che passano e con un’anca che necessita di un’operazione. Ma con la saggezza che lo contraddistingue Sterpin, nato a Trieste il 22 marzo del 1939, non si piange addosso e nonostante la pandemia abbia mutato i suoi piani per i festeggiamenti, un gesto simbolico non glielo negherà nessuno. «L’idea originale era di allestire un gazebo con un ampio collage fotografico in occasione della Carsolina Cross e dei Campionati Italiani di Campestre che si sarebbero dovuti svolgere questa domenica all’Aerocampo di Prosecco, in modo che potessi raccontare una pagina di atletica d’altri tempi ai mezzofondisti e giovani di oggi. Poi il covid ci ha messo del suo e ho dovuto rivedere i piani. Non camminerò come nel 2010 per 50 km, ma alle 18.30, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza e dopo che la maggior parte delle squadre avranno lasciato il “Grezar”, mi godrò un giro di pista simbolico marciando poi magari velatamente gli ultimi 60 m».

Sterpin ha sempre vissuto a ritmo sostenuto la propria carriera, provando, sperimentando, mettendosi alla prova gara dopo gara, e alzando sempre l’asticella degli obiettivi che crescevano di pari passo con la distanza delle sue fatiche. Nel 1969 la Torino-S.Vincet come prima 100 km, quattro anni più tardi l’esordio in una 24 h su pista al Grezar, nel 1975 il primato mondiale della 4x100 km raggiunto assieme a tre inseparabili amici e sognatori, il suo record italiano nel 1986 con 216,621 km percorsi in 24 h, le avventure alla mitica Parigi Colmar di 520 km tutti marciati e l’esordio in nazionale a 61 anni nel 2001 ai Mondiali di 24 h dopo che le prove di ultramaratona e ultramarcia sono state riconosciute dalle federazioni di atletica; queste sono solo alcune delle tappe della sua grande carriera. «È iniziato tutto per gioco, assieme ad altri “falai” e poi vi posso assicurare che, dopo aver gareggiato in tutte le specialità dell’atletica leggera, esclusi il triplo e i 400 hs, ci sono discipline molto più faticose ed estenuanti rispetto ad una prova di oltre 100 km. Su queste distanze devi essere capace di mettere in un angolo la fatica e di tenerla lì ferma e inoffensiva, procedendo ad un’andatura che non possa farla esplodere». Tutti i racconti di Sterpin finiscono sempre con un pensiero dedicato al Marathon Ts, nato nel 1975 e divenuto qualche anno fa Trieste Atletica: «Nella mia carriera ho avuto la possibilità di lasciare questa città e questa squadra ma non ce l’ho mai fatta, il Marathon è stata la mia seconda e ancora oggi rivedo quella prima sede in cui ci trovavamo tutti i giovedì per parlare tra veri amici».

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