Allianz, aumentano i positivi: verso il quarto rinvio di fila

Oggi nuovi esami sui giocatori, sospesi gli allenamenti individuali, già informata la Lega in vista della partita interna con Treviso prevista sabato sera

TRIESTE Emergenza Covid all’Allianz. E dopo aver dovuto saltare tre partite consecutive a causa di casi di positività tra i giocatori delle squadre avversarie, adesso è la formazione di Eugenio Dalmasson a dover fare la conta degli indisponibili. Alla positività emersa nei giorni scorsi sono seguite altre. Nel comunicato diffuso ieri il club biancorosso, in seguito ai test rapidi e sierologici, fa riferimento a «diversi casi di positività all'interno del gruppo squadra. I soggetti positivi sono paucisintomatici e stanno seguendo le procedure di isolamento previste dai protocolli sanitari». Sarebbero almeno sei gli elementi risultati positivi ma il numero potrebbe aumentare, un altro giocatore avrebbe presentato sintomi e solo gli ulteriori tamponi molecolari cui saranno sottoposti gli atleti oggi daranno una fotografia attendibile della situazione. Nessun nome dei giocatori coinvolti, per tutela della privacy.

Di sicuro in queste condizioni sembra da escludere che sabato l’Allianz possa scendere in campo in casa contro la De’ Longhi Treviso. Già ieri la società tramite il presidente Mario Ghiacci ha informato della situazione sanitaria della sua squadra la Lega Basket. Una Lega che ormai sta diventa una sorta di collettore di richieste di rinvio, sempre motivate e sempre più numerose con il passare delle settimane. Questo significa che, con la sosta per la Nazionale a fine novembre, Trieste ritornerebbe a giocare solo il 6 dicembre nella trasferta romana. Ammesso ovviamente che non emergano altri caso nel frattempo e che le posività attuali non vengano confermate. Erano stati disposti allenamenti individuali nel weekend ma sono già stati sospesi. Spiega Eugenio Dalmasson: «Siamo sempre stati scrupolosi nella prevenzione e nei controlli. Sottoponiamo i giocatori a test rapidi prima di entrare in palestra. E, ad esempio, proprio prima di iniziare la sessione individuale un altro atleta è risultato positivo al tampone rapido e mandato a casa. Naturalmente attendiamo i risultati degli esami più approfonditi ma è inutile rischiare. Non abbiamo nulla da rimproverarci ma chi fa basket non vive fuori dal mondo e il contagio può colpire anche noi». In questi giorni, vista la situazione in evoluzione, in casa Allianz nessuno riesce a parlare di basket giocato. Ma non si può svicolare di fronte a un interrogativo. Con tre - anzi, al 99% saranno quattro - partite consecutive da recuperare che succederà? Quanto resta di regolare in una stagione così? «Cambiare in corsa è difficile - osserva il coach biancorosso - ma credo che i problemi siano sotto gli occhi di tutti e l’emergenza è generale. Il movimento del basket è di fronte a una situazione straordinaria e servirebbero decisioni straordinarie».

Secondo Dalmassson si potrebbero riprendere in esame alcune tra le proposte emerse durante il primo lockdown prima di arrivare alla decisione, concordata dopo un incontro con il governo, di sospendere il campionato. «Mi sembra evidente che l’equità competitiva non esiste più tra club con incontri da recuperare e roster limitati dalle positività. La prima proposta da esaminare ritengo debba essere il blocco delle retrocessioni. Un provvedimento simile consentirebbe di programmare gli incontri di recupero con serenità, con meno pressioni e inevitabili polemiche. Mi piace anche l’idea di disputare play-off con 16 squadre magari con un format agile, in modo da dare comunque valore alla stagione e una coda di incassi». Continua Dalmasson: «Si potrebbero sicuramente trovare condizioni per impedire alle società di smantellare le rose nel frattempo. Sospendere la stagione sarebbe autolesionistico. Il movimento ha bisogno di visibilità. Già dobbiamo fare a meno dell’insostituibile apporto del pubblico, non possiamo rischiare di vedere allontanarsi gli sponsor. Il campionato di basket deve continuare a vivere ma è doveroso tutelare la salute dei giocatori, degli staff e delle persone che ruotano attorno alle squadre».

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