Čebašek: «Mi metto alla prova per una svolta alla carriera»

Jakob Čebašek, l’esterno sloveno che sostituisce a tempo Myke Henry

Lo sloveno legato da un mensile all’Allianz: «Persi anni preziosi, voglio rifarmi»

TRIESTE Si impegna. Sgomita. In allenamento si fa sentire anche se questa settimana un acciacco alla schiena lo ha frenato. Allenatore e compagni di squadra ne dicono un gran bene. Ma l’avventura di Jakob Čebašek in prima squadra in casa Allianz ha inevitabilmente il timer. Myke Henry morde il freno: dipendesse solo dalla fregola di giocare dell’esterno Usa vorrebbe essere già nello starting five domenica contro l’Happycasa Brindisi. Toccherà a Eugenio Dalmasson decidere se portare in panchina Henry (improbabile) o confermare per la seconda partita il soldato Jakob che è legato alla causa biancorossa con un accordo mensile eventualmente rinnovabile per altri 30 giorni.

Čebašek, nel corso della sua carriera ha giocato solo in Slovenia e nel campionato belga. Questa è la prima esperienza in un torneo di vertice come la serie A italiana. Una chance arrivata a 29 anni. Come mai?

Sento il bisogno di mettermi alla prova in campionati top. Non posso dire che la mia carriera sia stata sempre semplice. Ho avuto momenti positivi ma anche complicati. Ad esempio tra i 19 e i 22 anni non ho potuto giocare a causa di un contenzioso con la mia società, sono sorti problemi di tesseramento e ho perduto delle occasioni in una fase sicuramente importante per la mia crescita come giocatore. Sono stanco dei su e giù, spero che sia arrivata l’ora di guardare in alto. Solamente momenti su.

La Slovenia sta attraversando un momento d’oro nello sport. C’è un segreto?

Vero. Per fortuna c’è una generazione di talenti, nel basket, nel ciclismo con Pogacar e Roglic, negli sport invernali. Forse la spiegazione, almeno nel mio sport, è che quando un giovane dimostra di essere in gamba viene messo a giocare con i senior, senza problemi. Ma è anche vero che non siamo l’unico Paese a credere nei giovani.

Luka Doncic e Goran Dragič sono naturalmente gli uomini immagine del movimento.

Sicuramente. Loro due tengono alto il nome della Slovenia nella Nba. Ho incontrato Doncic quest’estate in occasione di un torneo tre contro tre. La sua forza è rimanere un ragazzo semplice nonostante sia ormai una stella di prima grandezza.

Ci sono talenti sommersi in Slovenia? Giocatori sui quali scommettere?

Indicare nomi è sempre difficile, finirei per fare torto a qualcuno. Ce ne sono, come no. E non tutti giocano nel campionato nazionale. Ce ne sono in Spagna, in Serbia. Sì, il futuro sarà luminoso per il basket sloveno.

Che cosa ha trovato a Trieste?

Una società seria e ben organizzata con uno buono staff tecnico. Del resto, non si è trattato di una sorpresa per me. Avevo avuto occasione di parlare con Zoran Dragič che ha giocato qui due anni fa e mi aveva detto che questo è davvero un ottimo posto per chi ama il basket, con un grande pubblico. Metteteci poi che io sono di Lubiana, a un’ora d’auto da qui, e ovviamente la città già la conoscevo. Sono felice di trovarmi a Trieste.

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