Allianz, l’ora dei rimpianti aspettando Henry

Marcos Delia in azione

L’asse emotivo Alviti-Laquintana e la classe di Doyle le note positive a Brescia. Delia già più utile dell’impalpabile Upson

TRIESTE Ammettiamolo. Riesaminando lo svolgimento della partita persa dall’Allianz a Brescia in quanti hanno pensato che è stata sostanzialmente sprecata una buona occasione? Essere risaliti dal meno 27 al meno 3 in trasferta ha un doppio significato: merito alla squadra che ha effettuato il recupero ma anche constatazione che pure chi stava di fronte evidentemente era vulnerabile. Trieste per quattro volte ha buttato i possessi che avrebbero potuto portarla in parità caricando la Germani di pressione. D’accordo, per la prima volta il faro della squadra Juan Fernandez ha steccato una partita, avere Henry o Čebašek non è la stessa cosa, però sarebbe sbagliato archiviare il ko di Brescia come l’ineluttabile resa a un team più attrezzato senza nemmeno prendere in esame rimpianti ed errori.

Nell’analisi del dopogara Eugenio Dalmasson ha commentato: «Abbiamo affrontato la gara con due atteggiamenti diametralmente opposti. Nei primi 20 minuti non siamo entrati in partita, subendo la fisicità di Crawford e Moss e senza mettere la giusta aggressività. Nella seconda parte abbiamo ricucito lo strappo ma con un grande dispendio di energie che ci ha privato della lucidità necessaria per completare la rimonta». Diplomatico ed ecumenico il coach biancorosso nel valutare la prova dei due nuovi innesti, Marcos Delia e Jakob Cebasek. Dichiara al sito PallTrieste: «Non giocavano una partita da otto mesi e hanno bisogno di un naturale periodo di adattamento, e la squadra deve aiutarli. L’importante è non caricare i ragazzi di grandi aspettative, dando loro il tempo per trovare il ritmo gara».

Una condizione, questa del tempo a disposizione, che tuttavia non è la stessa per i due. Il match di Brescia ha fatto capire che Delia può essere sicuramente di grande aiuto all’Allianz, si vede che è ancora fuori condizione ma movimenti ed esperienza ne fanno un signor centro. In prospettiva sicuramente più utile alla causa di quell’Upson ancora una volta deludente e non solo per quei due liberi cannati in un momento chiave. Upson sembra uno scolaro che si applica ma povera stella non riesce a tenere il passo dei compagni. Il contrario di un Doyle che ha le stimmate del primo della classe ma non sempre si applica del tutto. Sembra una facile previsione che con il recupero - speriamo non lontano - di Udanoh e la crescita della forma di Delia, per il buon Upson non ci sarà più spazio.

Si è impegnato anche Čebašek a Brescia, con qualche aspettativa ragionevolmente inferiore rispetto a quelle che circondano Delia. L’esterno sloveno deve tamponare l’emergenza dell’assenza di Henry e non sembra avere i numeri per minacciargli il posto. Ha un mese di contratto più un’eventuale estensione. Sarà una garanzia contro gli infortuni. Intanto Henry morde sempre di più il freno per rientrare già domenica contro Brindisi. Henry è l’ideale collegamento tra la classe di Doyle e quello che è l’asse emotivo della squadra: Fernadez&Laquintana e Alviti. A Brescia insolitamente male Lobito e molto meglio Tommy, stupefacente la continuità di rendimento dell’ala. Da Alviti-Laquintana è arrivata una scarica di energia nervosa. Peccato che il turnover non li abbia graziati, in un paio di occasioni sono stati richiamati in panchina in striscia e trance agonistica. Meritavano di restare in campo. —

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