Allianz, nuovi italiani e Henry ok: «Udanoh? Serve solo pazienza»

Convincono contro Cremona Alviti e Laquintana. Dalmasson sul lungo in ombra:  «Ha bisogno di sentirsi al top della forma. La crescita della squadra lo aiuterà»

TRIESTE Quella classifica mettiamola in cornice. Facciamoci un quadretto perché vedere il nome Trieste davanti a tutti gli altri nella graduatoria della serie A è una rarità che non si verificava dai tempi della Stefanel. Succede infatti che nella prima giornata del campionato nessuno abbia segnato di più e abbia inflitto uno scarto maggiore agli avversari. Merito del +25 (ma a un certo punto erano addirittura 39 i punti di vantaggio...) con cui l’Allianz si è sbarazzata della Vanoli.

Se vedere Trieste davanti alla corazzata Milano è destinato a rimanere purtroppo un episodio, meglio aggrapparsi alle indicazioni più concrete emerse contro Cremona. Ad esempio il recupero di Henry e Gražulis - gli stranieri più redditizi dei primi due mesi biancorossi - ha restituito un’identità e pericolosità all’Allianz. L’ala Usa (33 di valutazione) sa attaccare il ferro, colpire dall’arco, aiutare a rimbalzo e - magari a intermittenza - applicarsi in difesa. Indizi per pensare che non siamo di fronte a un altro Justice, irradiddio all’esordio in serie A contro l’Umana e poi spentosi in poche settimane. Il buon Kodi era monodimensionale, un tiratore che se non imbrocca la serata si incupisce e si annulla da solo. Henry ha un repertorio più ricco e un approccio diverso.


Una seconda indicazione positiva è la conferma dell’impatto dei nuovi giocatori italiani. Laquintana ha impresso un cambio di velocità che ha portato l’Allianz all’allungo. Alviti (15 punti) è risultato il miglior realizzatore tra i giocatori italiani della serie A che hanno cambiato maglia. Ha fatto meglio di Datome o Abass, per intenderci. Certo, è la prima giornata. Certo, Cremona si è rivelata un avversario tutt’altro che irresistibile. Ma 15 punti, 6 rimbalzi, 3 assist e due recuperi sono comunque numeri notevoli. «E alla fine gli ho detto che avrebbe potuto segnare anche di più...» aggiunge Eugenio Dalmasson, che comunque si coccola la vena da rimbalzista dell’ala di Alatri. «Ha la statura ma anche un’ottima scelta di tempo e senso della posizione. Per noi non è poco poter contare su due ali piccole in grado di aiutare a rimbalzo».

Già, anche perchè il reparto lunghi è quello che sembra più in difficoltà. Stupisce in particolare il rendimento di Ike Udanoh. Otto punti e sei rimbalzi in 21 minuti ma inattesi scarichi ai compagni anzichè provare a battere l’avversario diretto e poca prepotenza. Una versione molto annacquata del lungo esplosivo che gli appassionati ricordano. Dalmasson, quando rivedremo il vero Udanoh? «Ike è uno di quei giocatori che hanno bisogno di sentirsi al 100 per 100. L’anno scorso a Venezia ha giocato poco e deve ritrovare la capacità di stare in campo. Aggiungiamo che lui per primo ha grandi aspettative sul proprio rendimento e tra ritardo nella condizione, risentimento a un polpaccio e un colpo subito al polso destro in uno degli ultimi allenamenti, non ha ancora potuto sentirsi al meglio della condizione. Quando un atleta non si sente a proprio agio perde un po’ di fiducia o si innervosisce. Io so quello che Udanoh mostra in allenamento. Ha solo bisogno di lavoro e pazienza. La crescita della squadra lo aiuterà», conclude il coach biancorosso.

Domenica, del resto, a Sassari i lunghi dell’Allianz incontreranno uno dei clienti peggiori. «Bilan per qualità tecniche e fisiche è uno dei centri migliori del campionato. Per noi sarà una delle sfide più impegnative sotto canestro. Dovremo farci trovare pronti». —


 

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