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La crisi della Trieste Tuffi: «Corsi a rischio chiusura»

Con il normale ritorno all’attività, il sodalizio ha registrato un forte calo di iscritti Belsasso: «Senza aiuti economici esterni le spese sono oramai insostenibili»

TRIESTE Un problema di enorme inflessione delle prenotazioni. Questo il primo (negativo) bilancio che la Trieste Tuffi registra a pochi giorni dalla ripresa di tutte le attività.

Fulvio Belsasso, presidente del sodalizio triestino, racconta del grande lavoro intrapreso per mettere in sicurezza la casa dove si allenano i propri atleti: la piscina “Bruno Bianchi”.


«Il sistema organizzativo ha globalmente retto – racconta Fulvio Belsasso – tutte le misure di prevenzione disposte dal Governo sono state messe in atto per garantire agli utenti la massima sicurezza in vasca e fuori dall’acqua. Grazie all’eccezionale lavoro del Consiglio Federale ed alla serietà dei nostri collaboratori, possiamo assicurare il rispetto di tutte le regole di distanziamento; nei nostri impianti disponiamo di dieci piattaforme da poter usare contemporaneamente ed è ormai assodato come il cloro presente in piscina contribuisca a prevenire la diffusione del virus».

A mancare, però, è la liquidità finanziaria per tamponare la mancanza di nuovi iscritti, quasi dimezzati rispetto allo scorso anno, e molti dei corsi appena avviati rischiano di terminare prima del previsto.

A questo proposito il presidente della Federnuoto, Paolo Barelli, gli scorsi giorni è stato tassativo nel rivendicare la necessità di 400 milioni di euro da destinare al risanamento del movimento natatorio italiano post crisi.

«A distanza di mesi dallo scoppio della pandemia non abbiamo sentito soluzioni – rilancia Belsasso – c’è il bisogno urgente di individuare fonti di finanziamento serie, tempestive ed efficaci che vadano oltre al contributo per i collaboratori sportivi e diano respiro alle società, anche quelle numericamente più piccole. Ad oggi tutte queste tutele rimangono inavvertite e realtà come la nostra, che magari come noi vantano partecipazioni ad Olimpiadi e campionati mondiali, scontano l’immobilismo delle istituzioni e rischiano di chiudere parte della loro attività. Il messaggio – prosegue Belsasso – che arriva da chi dovrebbe salvaguardare questa disciplina in cui si sviluppa tecnica, coordinazione, attenzione è quello di arrangiarci, e noi lo faremo con i mezzi a nostra disposizione; diffondendo il messaggio della sicurezza e dell’importanza assoluta che lo sport ha per chi lo pratica e per la collettività, soprattutto dopo mesi di inattività».

La prospettiva di un tuffo nel vuoto nell’eventualità in cui i corsi non dovessero essere portati a termine è un fattore che potrebbe scoraggiare le famiglie dal sostenere una spesa incerta, e la massima carica della Trieste Tuffi, consapevole, rassicura: «Offriamo la possibilità di contribuire trimestralmente ai nostri iscritti, inoltre per tutta l’estate abbiamo permesso a chiunque di recuperare i mesi non frequentati durante il lockdown per non far perdere loro neanche un’ora. Non poco, direi». —


 

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