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Furio Steffè: «Dal mio esordio choc al grande Mangiafuoco. E quattro ragazzi d’oro»

Furio Steffè sotto canestro

Il racconto delle esperienze da assistent coach e da capo allenatore

TRIESTE Dieci anni di Pallacanestro Trieste. Vissuti intensamente, senza il rischio di annoiarsi. Non si è fatto mancare niente, Furio Steffè. Due esperienze da capoallenatore in momenti diversi e in categorie diverse (A1 e B2, quest’ultima con promozione), lunghe stagioni da assistent coach in giorni importanti per la storia biancorossa. Un debutto sulla panchina in serie A1 cinque mesi dopo essere partito da terzo allenatore, una retrocessione con una delle edizioni più sgangherate della PallTrieste, da assistent il ritorno nella massima serie e la conquista di un posto in Coppa Korac centrando quello che, era Stefanel a parte, rimane il gioiello triestino in una serie play-off saccheggiando il PalaEur. Nell’anno in cui cala il sipario sul basket biancorosso, il maledetto 2003-4, lui è il maestro di due giovanotti che poco dopo conquisteranno l’azzurro. Infine, con altri due giovanotti in azzurro sempre da vice si porta a casa un oro agli Europei U20. Attualmente Furio Steffè - che da assistent venne voluto da Gianmarco Pozzecco per il suo esordio da coach a Capo d’Orlando - allena a Oderzo, conciliando la panchina con gli impegni lavorativi.

Furio Steffè


LA PRIMA VOLTA

«Ho 30 anni e arrivo alla Pallacanestro Trieste. Capo allenatore Virginio Bernardi, assistenti Mauro Stoch e il sottoscritto». Stagione disgraziata. Bernardi viene esonerato dopo 10 giornate. Beccato dalla curva durante una partita, reagisce platealmente dopo aver sentito, avrebbe raccontato dopo, pesanti offese personali. Panchina a Mauro Stoch, con Steffè al suo fianco. «Piazzale Azzarita contro la Virtus Bologna. Inizio da paura. Harmon perde una scarpa in contropiede. Ventotto a zero per le Vu nere allora Buckler. Mettiamo dentro Simone Gironi, che era un ragazzino. Segna un canestro. Persino il Madison bolognese applaude. E fischia quando dopo qualche minuto Gironi viene richiamato in panchina».

Stoch non conclude il campionato, da fine marzo tocca a Steffè, figlio d’arte, guidare una squadra dove qualche giocatore è più vecchio di lui. «L’anno dopo vengo riconfermato. La squadra si chiama Genertel, ha maglie avveniristiche e punta sul ritorno di Steve Burtt mentre il lungo è Darnell Robinson. In realtà ci servirebbe essenzialmente un play ma la suggestione di rivedere Burtt è forte. Per farlo giocare però deve portare palla Massimo Guerra, ottimo esterno ma non proprio un regista. Costruita con un peccato originale e con Robinson che fatica a capire come si gioca e si vive in Italia, la squadra vienne rattoppata in corso d’opera con l’arrivo di Alibegovic e Firic». Piccolo problema: il buon Firic è tutto meno che un play, è un’ala piccola che può adattarsi a guardia. «Inoltre era reduce da un infortunio e soprattutto conviveva con i traumi dell’orrore della guerra nell’ex Jugoslavia. La sua testa non era sul parquet. In una stagione così retrocediamo».



MANGIAFUOCO

Arriva come haed coach in A2 Cesare Pancotto. Steffè resta come braccio destro. Una finale di play-off persa contro Gorizia («ma se Irving Thomas non si fosse infortunato avremmo vinto la regular season e poi saremmo saliti noi») e l’anno dopo la promozione dei “cocai” in A1 con Williams, Alibegovic e la pirotecnica gestione Garza. Nell’estate Pancotto va a Roma. Steffè rimane a Trieste. Stavolta a fare da vice a Luca Banchi, ex tecnico di Livorno, beffato proprio dalla Lineltex pochi mesi prima. Uno degli stranieri è Conrad McRae. E qui Furio Steffè deve riprendere fiato e frenare la commozione insieme ai ricordi. «Mio padre era dirigente e so quanto venne a costare McRae. 500mila dollari.

Il personaggio però li valeva tutti. Si può dire che era di una bontà divina? Tutti i tifosi hanno ancora negli occhi le sue giocate, le schiacciate come le dieci inchiostrate all’esordio in amichevole, ma quello che colpiva era il suo atteggiamento nei confronti degli altri, in particolare dei giovani. Non ricordo che abbia mai concluso un allenamento senza regalare scarpe o qualcosa ai ragazzi. Prese in simpatia Giancarlo Palombita e a fine campionato donò un’auto e un computer. “Mangiafuoco” era capace di momenti irresistibili. Storica vittoria nei play-off al PalaEur che vale la qualificazione in Coppa Korac. Si va a festeggiare al Gilda. Offre McRae. Serata fantastica. All’uscita dal locale Conrad prende la sua carta di credito e le dà fuoco: “Mi sa che qui i soldi non li vedranno...”. Altra perla. Ultima di campionato. Si gioca contro la Benetton Treviso. Prima dell’incontro McRae, che aveva previsto dei bonus nel contratto in base al rendimento, si informa sulle statistiche che gli mancano per far scattare la gratifica. Va in campo e fa una partita stratosferica. 50 di valutazione, 24 rimbalzi, 7 stoppate. Al quarantunesimo minuto è già lì con un sorriso grande così a pretendere con simpatia quanto gli spetta». Un cuore grande che si sarebbe fermato pochi mesi dopo, mentre cercava di rincorrere il sogno della Nba. Aveva appena 28 anni. Nessuno, tra i tifosi triestini, lo ha mai dimenticato.



RAGAZZI D’ORO

Stagione 2003-4. Annus horribilis per il basket triestino, destinato a lasciare i campionati professionistici. Unica consolazione: nell’incubatrice di Furio Steffè stanno sbocciando due talenti che dovranno però trovare altri palcoscenici per proseguire la carriera. «Daniele Cavaliero e Marco Cusin. I miei due pici. Abbiamo lavorato bene insieme. Daniele lo conoscevo già bene. L’avevo visto in età da cadetto mettere già il naso in prima squadra. Che sfide fantastiche a livello juniores tra lui e il play dell’Apu Udine...Sasa Vujacic, non so se rendo l’idea. Su Marco, grandi mezzi fisici, abbiamo lavorato anche sul piano psicologico: trovare lo stimolo giusto per farlo innamorare del gioco e convincerlo che aveva tutto per diventare un eccellente lungo. Come è effettivamente diventato».

Estate 2013. Altri due pici per Furio Steffè, assistent coach di Pino Sacripanti nella Nazionale Under 20 agli Europei in Estonia. «La selezione per trovare i 12 da portare agli Europei è lunga, nel corso dei collegiali vengono visionati 180 giocatori. Il gruppo si assottiglia, passaggio dopo passaggio. Io e Sacripanti notiamo che c’è un giocatore che migliora costantemente. Stefano Tonut. Partito nel gruppone, raduno dopo raduno si ritaglia spazio. Nei 12 per l’Estonia il favorito sembrava Turel ma Stefano con l’impegno e la grinta conquista tutti e conquista la convocazione. Meno dubbi, nei mesi precedenti, su Michele Ruzzier che aveva più spazio nella Pallacanestro Trieste. Ovviamente sono ben che contento di portarmi due triestini agli Europei, figuriamoci. Michi e Stefano sono protagonisti. Ragazzi d’oro, in tutti i sensi. Quel campionato lo vinciamo. Non ce n’era per nessuno». —
 

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