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Marco Palumbo: «Quello storico ciuff all’ultimo secondo stese la super Roma»

L'ex giocatore della Lamarasoio Bic Trieste era un esterno mortifero che castigò niente di meno che il Bancoroma campione d’Europa nel 1984.

TRIESTE Marco Palumbo è un ex giocatore della Lamarasoio Bic Trieste, un esterno mortifero che castigò niente di meno che il Bancoroma campione d’Europa nel 1984.



Lo ritroviamo in Germania, con l’immutata passione cestistica e una valanga di aneddoti, che riporterà in un libro che sta scrivendo (ma che non sveliamo il titolo per non rovinare la sorpresa): «Vivo a Dűsseldorf con la mia famiglia – racconta il ferrarese - smesso di giocare ho lavorato nel mondo della moda come fotografo, ora dedico tanto tempo al basket come scout e allenatore, sia individuale che di squadra. Quando posso volo però a Brescia per rinverdire le mie radici italiane».

Palumbo benchè emiliano di nascita ha radici nobili cestisticamente parlando, dalla fertile terra veneta: «Sono stato fortunato, nel raggio di 50 metri, nel quartiere di Mestre dove vivevo, avevo un concentrato di competenze cestistiche, uno su tutti Ettore Messina; nascevano giocatori in quantità industriali in quella zona. Ancora imberbe ho “assaggiato” la realtà triestina, prelevato da coach Geroli e portato in ritiro a Trichiana (Belluno ndr.) con il Lloyd Adriatico dei vari Millo, Francone Pozzecco, Walter Forza».



Lamarasoio Bic ’83-84

«Ìo e Mario De Sisti, coach di quella squadra triestina, ci conoscevamo già per pregresse conoscenze di famiglia (i genitori si frequentavano), essendo anche io ferrarese come l’allenatore. Era un tecnico ossessionato dalla pallacanestro, produceva tattica in ogni luogo, con bicchieri e bottiglie come giocatori, con fogliettini di carta ricavati da qualsiasi parte. Forse il suo approccio così totalizzante non è stato capito da tutti a quel tempo. Comunque rimane un grande maestro fra i tanti che ho avuto la fortuna di incrociare, dal professor Aza Nikolic a Tonino Zorzi, passando per Arnaldo Taurisano e Riccardo Sales».



Vittoria all’ultimo secondo

«Mi fa piacere sapere che il successo all’ultimo secondo contro il Bancoroma campione d’Europa sia rimasto nel cuore dei tifosi della Pallacanestro Trieste come un momento storico. Tutto parte da una sessione di tiro del giorno prima, monitorata da De Sisti con l’immancabile sigaretta in bocca e quel dito mignolo a pettinarsi i capelli. Con Alberto Tonut e Walter Bobicchio disposti rispettivamente in posizione di ala e di guardia, mi rimaneva la posizione centrale libera. Provo una soluzione complessa perfezionata in oratorio, con finta-passo e tiro dalla lunetta. De Sisti mi guarda dalla consueta distanza di 2/3 metri e con grande flemma mi dice: “proverei a tentare tiri più ad alta percentuale, di questi entrano solamente 1 su 10.” Giochiamo la partita contro Roma il giorno dopo; io disputo una brutta partita, intossicato dalla cena di pesce del giorno prima. Stremato e per nulla desideroso di entrare in campo, vengo gettato nella mischia nel supplementare al posto di Carletto Fabbricatore. Mancano 9 secondi e siamo sotto di uno. Io e Tonut ci passiamo la palla, lui prova a penetrare ma viene chiuso da Tombolato, scarica su di me che, vedendo il povero Marco Solfrini venirmi incontro per stopparmi, finto, facendolo saltare, mettendo in pratica il tiro dalla parabola impossibile….ciuff! Nel delirio del palasport di Chiarbola ho giocato la sorte con quel 10% di riuscita che indicava coach De Sisti alla vigilia. Un’impresa contro una squadra che tutti ancora ricordano, con il folletto Larry Wright».



Il Prof Aleksandar Nikolić

«Il professor Aza Nikolic lo considero il mio maestro assoluto. Partii con l’idea di schivarlo a Venezia per i metodi d’allenamento massacranti (in compagnia del preparatore Tommaso Assi), e l’impatto non mi fa ricredere: ritiro nell’austero ex convento Filippin, trasformato in scuola di musica, il nulla intorno (un bar) e delle celle come camere. Sessioni mattutine atletiche durissime con il compianto Tommaso Assi, poi la parte tecnica pomeridiana con le maniacali direttive del “Prof”; esaurito dall’ennesima ripetizione di un banale esercizio, calcio la palla (sfondando una vetrata) e vado a rifugiarmi nel loculo (stanza ndr.). Nikolić mi raggiunge in camera poco dopo e mi aspetto un massacro. Invece, con calma olimpica, seduto sul mio letto, mi chiede di riporgli borsellino, di passargli sigarette, accendino…senza dire niente. Uscito di camera e con il sottoscritto rinsavito, ho capito che con quei piccoli apparentemente insignificanti gesti, rovistando fra le sue cose private, lui cercava la mia fiducia. Tecnicamente avanti anni luce, mi conquistò definitivamente quando disse che gli ricordavo Zoran "Moka" Slavnić, mio idolo dell’infanzia. Se non si fosse ritirato presto dalla panchina, gli avrei chiesto di fargli da assistente, e sono sicuro che lui avrebbe accettato».



Chiarbola

«Faccio una premessa: il tifoso triestino con me è stato fantastico, mi son sentito a casa da subito, appena sono arrivato. Il tifo assordante di Chiarbola è difficile dimenticarlo, poche volte ho riscontrato un calore simile in giro per l’Italia. In quell’impianto si respirava davvero senso di appartenenza. Ricordo anche un locale famoso… “Pepi s’ciavo”, con un padrone di casa gentilissimo che mi offrì un pranzo luculliano dicendomi quando mi vide entrare nel locale: “desso te se senti qua e te magni!” Ho lasciato. Troppa roba. Però, che gente, i triestini».

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