Gautieri: il tempo sta per finire dopo Pasqua bisogna decidere

Il tecnico della Triestina: «A oggi non si può ripartire, resta la speranza: in campo a inizi maggio in sicurezza oppure tutti a casa. L’Elite sarebbe un grande torneo»

/ TRIESTE

«Qualche giorno fa ho inviato un messaggio di vicinanza e di incoraggiamento a tutti i miei ragazzi. Ho detto loro di mantenere la serenità e che prima o poi torneremo sui nostri amati campi. Tutti mi hanno risposto e anzi sono stati loro a renderlo pubblico. Il gruppo resta eccezionale anche a distanza. A noi manca il lavoro, oltre agli affetti, ai nostri tifosi manca la partita. Ma a tante persone manca molto di più. In fondo noi siamo più fortunati».


L’allenatore resta l’allenatore anche se il quotidiano, scandito dai bollettini medici, è vissuto lontano dal campo e dalla famiglia e si consuma tra mura non domestiche, una piccola spesa mattutina, il pranzo, un po’ di tv e letture, la cena e tanti pensieri. Un mese di clausura, come tutti, non ha intaccato il morale di Carmine Gautieri.

Però un mese fa la speranza di riprendere l’attività era più solida. A desso è appesa a un filo sottile, anzi sottilissimo. «La speranza c’è sempre - dice il tecnico della Triestina - ma bisogna anche essere realisti. Non ci sono le condizioni per preservare, per quanto possibile, la salute di tutti e nemmeno si vede all’orizzonte un cambiamento tanto radicale della situazione. Detto questo se si dovesse ripartire sarebbe il segno di un Paese uscito dall’emergenza». L’allenatore è nella scomoda posizione di cuscinetto tra i giocatori che vorrebbero tornare a giocare e le società che giustamente si rendono conto che non ci siano più tanti margini per far ripartire la serie C.

A questo proposito i presidenti, e tra questi anche Mauro Milanese, venerdì si sono espressi abbastanza chiaramente nel corso dell’assemblea della Lega Pro.

«Capisco la situazione sul piano sanitario, economico e su quello etico che ha la valenza più forte - prosegue Gautieri -. E poi sono le istituzioni, il Governo, il Coni e la Federazione che devono prendere le decisioni pur dopo aver sentito tutte le parti».

C’è anche un aspetto tecnico che riguarda in primo luogo chi, come gli allenatori e i loro staff, ha la responsabilità di guidare sul campo l’attività sportiva .

«In questo senso io dico che il tempo sta per scadere. Ad oggi la situazione è troppo delicata per poter pensare di ripartire ma le prossime due settimane saranno fondamentali per prendere una decisione definitiva. Insomma subito dopo le festività di Pasqua si deve decidere se annullare o meno la stagione. I giocatori, fatta eccezione per gli esercizi individuali, saranno fermi da un mese e mezzo minimo e servono almeno venti giorni di preparazione e poi otto settimane per completare il torneo. Basta fare due conti per capire che oltre fine aprile, i primi di maggio, non si può andare». E poi nel frattempo, magari per qualche settimana, si dovrebbe anche consentire a chi vuole di tornare dalle proprie famiglie nonostante le regole di isolamento imposte dallo Stato.

«Anche questo è un problema da mettere sul tavolo - continua l’allenatore -. Parlo per tutti quelli rimasti giustamente ad aspettare l’evoluzione, ma soprattutto i giocatori, non solo quelli professionisti ma penso anche ai ragazzi di serie D e ai dilettanti bloccati lontano da casa che cominciano a fare i conti anche con problemi di denaro». Sul piano economico si parla molto del taglio degli stipendi dei calciatori e degli staff. «Intendiamoci, se non si lavora nessuno pretende di essere pagato e penso che tutti siamo consci della situazione gravissima anche al di fuori del calcio. Sento spesso Damiano Tommasi (numero uno Aic ndr), ex compagno nella Roma ma soprattutto grande amico, e la disponibilità non manca. Anche se gli interessi della serie A e in parte della B sono molto diversi da quelli della C. Bisogna però salvaguardare quelli che guadagnano di meno. Personalmente, pur di continuare a lavorare con questo gruppo, rinuncerei anche a più mensilità». C’è comunque una certezza: il dopo non sarà più come prima e una riforma della C va pensata sin da oggi. «Quella di un C d’Elite a 20 squadre, o anche di due gironi di B, mi sembra la strada giusta da imboccare. Si darebbe vita a un campionato bellissimo con grandi piazze e con la possibilità di rendere sostenibile economicamente un sistema che da anni sta in piedi solo grazie alle risorse di alcuni presidenti». E la Triestina di Gautieri sarebbe attrezzata per affrontare in alto un campionato di maggior qualità? «Ne sono sicuro. Il gruppo e la qualità costruita da gennaio e di livello assoluto. Con 4-5 innesti giusti la Triestina sarebbe molto competitiva. Ma solo a parlarne mi sembra un sogno».

Già, la realtà è un’altra. C’è ancora da vivere in quarantena per chissà quanto. Ma sognare non è un peccato. Anzi, aiuta. Soprattutto nei momenti più bui. —

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