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Batki: «Giusto spostare i Giochi. Mi alleno anche con lo yoga»

La campionessa triestina unica già qualificata per Tokyo 2020 che slitta di un anno. «La salute prima dello sport. Da atleta mi va bene perché reduce da uno strappo»

2 minuti di lettura
La tuffatrice triestina Noemi Batki in azione 

/ TRIESTE È l’unica atleta triestina ad aver già messo le mani sulla qualificazione per le Olimpiadi. La tuffatrice di origini ungheresi dell'Esercito Italiano Noemi Batki racconta le sensazioni sul rinvio dei Giochi Olimpici, la vita da reclusa ai tempi del Coronavirus e le aspettative per quella che sarà, al 99%, la sua quarta e ultima vetrina olimpica.

Batki, contenta oppure no dello slittamento dei Giochi al 2021?

«A me lo spostamento va bene. Sono reduce da un infortunio al polpaccio che mi ha tenuta ferma per un mese quindi avrò una seconda chance per prepararmi al meglio. Potrò lavorare con serenità e farmi trovare pronta tra un anno».

Come sta vivendo questa situazione di reclusione forzata?

«Questa è una crisi sanitaria che va ben oltre la questione sportiva, quindi anche se è stato quasi inconcepibile dover interrompere del tutto gli allenamenti per rientrare a casa, mi attengo rigidamente alle disposizioni».

In tempi di Coronavirus qual è la sua giornata tipo?

«Doppio allenamento quotidiano, con una parte di cardio ed esercizi più tecnici nel mio salotto. Nel pomeriggio un secondo allenamento coordinandomi via Skype con altri atleti azzurri. Nel weekend lezioni di yoga o kickboxing su Youtube».

Quali i vantaggi di essersi qualificata l’anno scorso?

«Ho sempre puntato ad una qualifica immediata, come per Londra 2012 e Rio 2016, per avere tempo di crescere gradualmente. Ottenuto il pass per la piattaforma da 10m, posso ora concentrarmi sulla qualifica con Chiara Pellacani nel sincro 10m».

Quanto conta aver cambiato coach e città?

«Conta tantissimo. Sono sempre legata alla Triestina Nuoto, ma grazie alla Fin, e soprattutto grazie al Centro sportivo olimpico dell'Esercito, che mi ha supportato e aiutato nella scelta di compiere questo passo, ho fatto una cosa fondamentale: mi sono rimessa in gioco».

Cosa è cambiato?

«Il mio nuovo allenatore Domenico Rinaldi ha smontato ciò che non andava nel mio movimento e facendo lavorare consapevolmente sugli errori e sulle difficoltà. Senza questo ricominciare da zero non avrei potuto tornare così in alto. Sono rinata».

Come sta dopo lo strappo rimediato ai British Diving Championships?

«Grazie alla mia esperienza prevedo quando sto per farmi male, o quando il mio fisico subisce alcune situazioni di carico eccessivo, ma questa volta non me l'aspettavo proprio: fermarmi un mese intero per lo strappo al polpaccio è stato uno shock».

Tra un tuffo e l’altro si è anche laureata. Quanto vale questo traguardo?

«La Laurea è stata la conclusione di un percorso che per quanto secondario, andava terminato. Sono contenta di aver messo un punto anche a quella esperienza: è stato interessante e ho posto le basi per altri studi che intraprenderò».

Quanta voglia di rivalsa ha dopo l’uscita di scena ai preliminari di Rio?

«Rio 2016 è stata l'Olimpiade della sofferenza. Sono partita infortunata e ho eseguito una gara non alla mia altezza. Ho deciso che non potevo concludere così una carriera piuttosto brillante».

Ad ottobre compirà 33 anni. Potrebbe essere quella di Tokyo la sua ultima Olimpiade da atleta?

«Tokyo sarà quasi sicuramente la mia ultima Olimpiade. Sono già una veterana e sono rimasta in gioco per una voglia di riscatto con me stessa. La concorrenza ormai è composta da ragazzine giovanissime: non la sento più una lotta ad armi pari».

Progetti futuri?

«Intanto desidero godermi questa lunga preparazione per arrivare al top nel 2021, poi vorrei essere in grado di voltare pagina. Anche se mi conosco e so che non sarà affatto una cosa facile». —

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