La Triestina è senza personalità e non sa rimontare

Rocco Costantino a terra: inutile il suo gol segnato nel finale alla Sambenedettese

La pesante sconfitta subita contro la Sambenedettese conferma che l’Unione è un gruppo che non gioca con maturità

TRIESTE Le aspettative dei tifosi alabardati non sono più quelle di quest’estate, nè dell’autunno. Nessuno si aspettava quindi di vedere una Triestina capace di spazzare via la Sambendettese ben forgiata dal coriaceo Montero e avanti in classifica anche perché i rientri da una lunga sosta sono poco decifrabili. Ma nessuno poteva immaginare che la squadra di Gautieri non riuscisse a venire a capo di un match contro un avversario menomato a inizio gara dalla prima espulsione e poi da un altro rosso negli ultimi 20’ di gara.

Ma perché la Triestina non è stata capace di sfruttare questi due bonus? Perché l’Unione ha nel suo dna almeno due antichi difetti. La squadra ha concesso due reti evitabili su palla inattiva e non ha sfruttato il rigore del possibile 1-1 con Granoche. Quindi gli alabardati non possono fare altro che recitare il mea culpa. Recriminare sulle tante palle-gol costruite nella ripresa, sui legni colpiti e sulle parate del portiere avversario è inutile e dannoso. Meglio invece è riflettere su un gruppo che a inizio del girone di ritorno manca di identità e personalità. Non c’è motivo per non credere a Gautieri quando sostiene che i giocatori si allenano con dedizione e che si comportano bene.

È evidente che il problema emerge quando si giocano le partite e in particolare quelle casalinghe. Prima ancora dei possibili difetti tecnici e tattici (che si possono risolvere con il lavoro e con il mercato) viene l’incapacità di fare quadrato e di essere lucidi quando i momenti della partita lo richiedono. La Triestina in alcuni frangenti ha dimostrato di saper stringere i denti quando viene messa alle strette ma non ce la fa proprio a rimontare quando l’avversario passa in vantaggio. E c’è da dire che spesso la reazione non manca. Sabato sera (ma si potrebbero fare altri esempi) la prestazione nella ripresa non è mancata anche se è bene non dimenticare l’handicap numerico dell’avversario. Eppure la frenesia nell’ultimo passaggio, così come l’imprecisione nella stoccata finale, sono segnali inequivocabili di una mancanza di tranquillità. E lo stesso vale per il primo tempo nel quale (episodio del rigore a parte, ma può capitare) la Triestina dopo il gol subito ha giocato con ritmi troppo compassati per chi deve rimontare. Insomma l’oscillazione tra lo status di apatia e quello della concitazione sono la cifra di questa squadra. E l’andamento del suo rendimento va di pari passo. La Triestina quest’anno perde di media una partita su due e l’altra (circa) la vince). Questa mancanza di continuità è la causa e l’effetto di una stagione cominciata male e che società e tecnico stanno cercando di raddrizzare. Ma fino a quando la squadra non riuscirà, magari con la furbizia e il mestiere, a conseguire una sequenza di risultati positivi (senza sconfitte) sarà quasi impossibile una sua maturazione.

A questo punto è più saggio non guardare la classifica e parlare di play-off da affrontare al top della forma.

Meglio forse concentrarsi su ogni partita per ridurre al massimo le sconfitte che fanno male alla psiche e alla crescita collettiva. Questo è un atteggiamento che può anche non piacere ai palati fini ma è quello che ha portato a cinque vittorie (le prime due con Princivalli e le prime tre con Gautieri). Al di là dei moduli e degli attori che li interpretano questa è l’unica medicina che finora ha dato qualche risultato. —


 

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