Sarri alla Juve si scopre cinico Le vittorie arrivano su misura

A Mosca il dodicesimo successo: solo due volte con più di un gol di scarto Il mister insegue sempre il bel gioco: «Ma sto vedendo un grande carattere»

dall'inviato

Antonio Barillà


mosca. La premessa di Maurizio Sarri è finita in mille pezzi: nemmeno in Champions, prestazione e risultato collimano. Nessun problema, conta la vittoria, pazienza se a Mosca è arrivata con una brutta prestazione: il bel gioco può attendere e l’esteta s’adatta, sul charter di ritorno appare rilassato e sorridente. Non è il ripiego di chi tarda a srotolare un progetto, ma la riflessione di un uomo che ha capito in fretta un mondo nuovo. Alla Juve il successo è d’obbligo e Sarri si converte a un ragionamento inedito: i tre punti possono essere affascinanti anche senza ricami e le magie individuali non mortificano gli schemi, aumentano solo le possibilità.

Infatti il sarrismo s’è appena intravisto ma Sarri, nemico accolto con diffidenza, è già idolo bianconero. Aspettando che il possesso guadagni efficacia, che le linee si alzino ancora e che il pressing aumenti in ferocia, a riempire occhi e sogni provvedono il primato in campionato e il pass per gli ottavi di Champions con due turni d’anticipo: Allegri, l’allenatore delle due finali e della ritrovata dimensione europea, non c’era riuscito, l’ultimo era stato Ranieri nel 2008-2009.

Di Sarri non stupiscono la duttilità tattica – il 4-3-1-2 c’era già a Empoli – e la riconversione dei calciatori – Douglas trequartista, Zielinski mezzala e Mertens falso nueve – ma la concretezza, il cinismo della squadra. Nessuno s’è mai fidato dei luoghi comuni che la temevano frivola, perché anche il bel calcio sa essere spietato, ma nessuno avrebbe mai immaginato la lunga catena di vittorie striminzite.

Invece i numeri raccontano che su 15 partite giocate tra campionato e Champions, la Juve ne ha vinte dodici e due volte sole l’ha fatto con più di un gol di scarto: 2-0 alla Spal, 3-0 al Bayer. Per il resto, minimo sforzo e massimo risultato, con il 2-1 gettonatissimo (a Mosca il settimo), due 1-0 in campionato (Parma e Toro) e il clamoroso 4-3 con il Napoli.

Il primo faccia a faccia con il passato azzurro del tecnico ha anche inaugurato la zona Sarri, libero adattamento della Cesarini, perché metà delle vittorie di misura sono arrivate nell’ultimo quarto d’ora. E siccome Dybala ha piegato la resistenza russa con un tiro roteante da fuori e Douglas Costa ha confezionato gli ottavi con uno slalom da playstation, ecco la simbologia dei fuoriclasse che oscurano, o almeno integrano, gli schemi. Ed ecco l’aspetto più convincente di una Juve non ancora modellata a immagine del nuovo tecnico, al momento non bellissima ma solida e decisa: «Abbiamo dimostrato un grande carattere, la squadra voleva vincerla a tutti i costi»l’analisi di Sarri, corredata dall’ammissione della serataccia e dalla conversione a una concretezza pari ai risultati: «Contava vincere e passare il turno». —

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