De Pol: «Vedo una A più competitiva in alto. Trieste ha la certezza del gruppo italiano»

L’ex giocatore ora commentatore Tv analizza il campionato «Tante le squadre nella stessa situazione dei biancorossi»

TRIESTE A Bologna per la presentazione del nuovo campionato, Alessandro De Pol si appresta a vivere una nuova stagione.

Confermato nello staff di commentatori della Rai, sarà a bordo campo nei palazzetti di serie A per raccontare, da fuoriclasse anche con un microfono in mano, le gesta di un torneo che si prospetta avvincente.


Con lui abbiamo fatto il punto della situazione parlando anche di nazionale e della nuova Trieste.

L'ITALIA E I MONDIALI «Credo che la nazionale abbia fatto ciò che era nelle sue possibilità. E' inutile mettersi in testa di voler fare i salti mortali con una gamba sola, abbiamo ottenuto i risultati che ci meritavamo».

L'impressione, aldilà dell'ultimo mondiale, è che una generazione di giocatori potenzialmente in grado di vincere si sia buttata via sciupando più di qualche opportunità.

«Parlando di un ciclo, qualcosa in più si poteva certamente ottenere. Il problema è che non basta avere giocatori che militano nell'Nba o nell'Eurolega per avere la certezza di poter vincere. C'è la necessità di creare nel gruppo la giusta chimica e servono giocatori di carattere. Faccio un parallelo con la mia nazionale: eravamo una squadra meno talentuosa (concetto tutto da dimostrare ndr) ma eravamo un gruppo solido e molto unito. Alla fine queste cose fanno la differenza».

IL PROSSIMO CAMPIONATO «La presenza di Messina, Rodriguez e Teodosic ha decisamente alzato l'interesse di stampa e tifosi nei confronti del nostro movimento. Il ritorno del miglior allenatore italiano e l'arrivo di alcune stelle del panorama continentale fanno sicuramente bene. Il problema è che la serie A non è solo Milano o Bologna. Aldilà delle grandi piazze c'è un torneo che fa fatica a decollare e che si affida troppo ai giocatori stranieri. Un esempio? Lo scorso anno per votare il miglior under 22 del campionato abbiamo dovuto indicare uno straniero, quel Tony Carr che ha iniziato a Torino per concludere a Cantù. Bisogna cominciare a fare delle valutazioni serie, società e allenatori devono esprimere una volontà comune ricominciando a investire sui giovani e dando loro spazio. La Next Generation Cup è senza dubbio una buona idea ma, da sola, non può essere la strada giusta da imboccare.

LA NUOVA TRIESTE «Difficile capire il ruolo che la squadra potrà ritagliarsi nel prossimo campionato. Le scelte di mercato hanno trasformato Trieste in una sorta di piccolo laboratorio nel quale la maturazione dei giocatori e la loro capacità di adattamento al nostro campionato darà, nel tempo, una dimensione al gruppo. C'è da dire che sono tante le squadre nella condizione della pallacanestro Trieste. Le certezze su cui può contare Dalmasson sono il valore e le capacità di un gruppo italiano tra i più affidabili dell'intero campionato e la qualità di un lavoro che negli anni ha sempre prodotto risultati». —


 

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