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Scommesse sul basket under 20, dirigenti e tecnici si ribellano

La prossima gara in lista è Goriziana-San Vito in programma martedì: «La Federazione intervenga». Ma c’è anche chi ha già avuto la vita stravolta

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TRIESTE La prossima partita del campionato d’élite regionale under 20 di pallacanestro sulla quale sarà possibile scommettere sui circuiti internazionali è Goriziana-San Vito, in programma martedì alle 20.30, inserita in un terzetto di sfide che comprende anche Giovane Pesaro-Orsal Ancona (campionato delle Marche) e Nardò-Mola (Puglia). Oggi invece ci si può sbizzarrire, volendo, con le campane Mugnano - Generazione Vincente Napoli, Napoli 2016 - Torregreco e Valle - Sarno. Perché sui siti internazionali di scommesse si può giocare sulle partite di basket dell’Under 20 regionale, con aggiornamenti in tempo reale delle quotazioni in base all’andamento delle gare, monitorate sulle tribune da emissari dall’organizzazione collegati via tablet con la “centrale” del gioco. Anzi: il basket è l’unico sport italiano nel quale è possibile scommettere sull’attività giovanile. Certo, sulle piattaforme si trovano anche il campionato Primavera per il calcio o tornei internazionali under di tennis: ma in quesi casi il livello è completamente diverso rispetto all’under 20 regionale del basket...

«È ignobile»

Gianfranco Morelli è una delle anime del San Vito, coach della prima squadra e prima degli under che martedì saranno a Gorizia e il cui risultato sarà spasmodicamente atteso dagli scommettitori di tutto il mondo. «Alleno da 25 anni, ho attraversato tutte le categorie passando anche per gli juniores nazionali della Genertel quando capoallenatore era Pancotto e per molti anni ho poi vissuto e allenato a Catania. Insomma, l’esperienza non mi manca - spiega Morelli -, ma davanti alla notizia che è possibile scommettere sulle partite del basket giovanile sono rimasto allibito. È ignobile, semplicemente ignobile».

Morelli è uomo di sport a tutto tondo: la mattina insegna scienze motorie alle medie, il pomeriggio è in palestra ad allenare. «Teoricamente - riflette -, oggi può dunque accadere che un "mulo" triestino di 17 anni (perché questa è l’età dei giocatori dell’under 20) scommetta contro se stesso... Non lo voglio nemmeno pensare!». Morelli, che auspica un intervento fermo e risoluto della Federazione (ma già oggi un tesserato non può scommettere...), ammette che il problema è a più ampio livello: «In questo Paese non c’è educazione allo sport come invece avviene in altre nazioni, a iniziare dalla vicina Slovenia dove le ore dedicate all’attività motoria a scuola sono otto e non due come da noi. E allora anche questa vicenda della possibilità di scommettere sul basket under 20 diventa sì un problema etico ma è soprattutto un problema culturale».

Radiare chi scommette

Il San Vito martedì sarà ospite della Goriziana, la squadra del patròn Roberto Rosso: «Figurarsi che io non ho nemmeno un mio profilo personale su Facebook: ecco perché di fronte a notizie come questa rimango incredulo. Sono allibito, amareggiato. Ma penso che un ruolo fondamentale debbano averlo le società anche per salvaguardare se stesse e il proprio fondamentale ruolo educativo: insomma, dobbiamo essere più vigili mentre la Federazione deve immediatamente radiare chi venisse pizzicato a scommettere. Di certo se io venissi a conoscenza di comportamenti di questo tipo da parte di un mio ragazzo, lo caccerei immediatamente. Dopo di che - allarga le braccia Roberto Rosso -, non ci rimane che sperare che anche questa bolla svanisca in fretta...».

Telefonate nella notte

Intanto però c’è anche chi ha avuto la propria vita improvvisamente stravolta da questo fenomeno. È Riccardo Coppola, dirigente del Basket 4 Trieste. Lui è infatti il gestore della pagina Facebook della società. Il suo numero di cellulare figurava nel sito, doveva essere un punto di riferimento per gli altri tecnici e i genitori e invece... «...e invece da quando è scoppiata ’sta cosa delle scommesse ricevo telefonate nel cuore della notte, dopo la disputa delle nostre partite inserite nel menu delle scommesse, con persone che, spesso in un inglese raffazzonato, mi chiedono il risultato della partita dei nostri ragazzi». Ora auspica, Coppola, un fronte comune tra tutte le società per affrontare il problema e soprattutto per trovare una via comunque per affrontarlo con i ragazzi all’interno degli spogliatoi. «Partiamo dalla considerazione che si tratta di una situazione che, diciamolo, non sta nè in cielo nè in terra talmente è assurda. Però è reale e potenzialmente gravissima. Sicuramente allarmante. Ovviamente tutti noi ne abbiamo parlato con i nostri ragazzi, e ve lo posso assicurare, anche loro questa situazione non la vivono benissimo. Anzi». —


 

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