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Batki: ora a Plymouth per migliorare

La vicecampionessa europea di tuffi vuole andare ad allenarsi in Inghilterra

2 minuti di lettura
Noemi Batki con la medaglia d'argento 

Il primo giorno da vice campionessa d’Europa di tuffi dalla piattaforma, Noemi Batki l’ha passato «cercando di realizzare cosa è successo e cercando di riprendermi, perchè questa medaglia è stata molto sofferta, per arrivarci ho consumato tante energie fisiche e mentali e adesso questo dispendio lo sento tutto».

Noemi Batki, un tuffo color argento

Noemi, dopo la gara ha detto che questa medaglia era indispensabile per tornare. Ma perchè, scusi, quand’è che se n’era andata?
Beh, l’anno scorso è stato un po’ buio, ottava all’europeo e trentunesima ai mondiali. Però c’era stata la novità delle World Series, che mi hanno fatta arrivare stanca agli appuntamenti importanti. Quest’anno ci voleva il riscatto, non ci sarebbero state altre possibilità.
Subito dopo la gara, però, è ripreso il solito tormentone sui coefficienti dei suoi tuffi, forse troppo bassi per arrivare a vincere. Cosa risponde?
Me l’hanno sempre detto, ho cambiato due tuffi in due anni per alzare i coefficienti, ma continuano a rimproverarmi. Dico che non mi sono seduta sugli allori, l’anno scorso ho provato una verticale, ma non è andata; quest’anno l’ho cambiata, è andata bene, venerdì ci ho fatto settanta punti, prendendo anche degli otto. Ci sarebbe ancora un tuffo che potrei inserire, il triplo e mezzo all’indietro, ma ho difficoltà a lanciarmi di spalle. Io le partenze di quel tuffo le faccio quasi ogni anno, se dovessi vedere in futuro che i miglioramenti ci sono, lo farei pure. Però bisogna presentarsi alla partenza sicura, perchè in una serie da cinque tuffi avere incertezze è molto rischioso. E comunque la Barrow (la vincitrice, ndr) aveva lo stesso programma mio. Dunque potrei fare anch’io venti punti in più.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Batki medaglia d'argento agli Europei di Berlino]]

Cosa deve fare, per arrivarci?
Tutti mi dicono che sono potente, ma non basta: ci vuole tecnica per tuffarsi bene. Ho ancora margini di miglioramento, certo.
Sua madre sostiene che oltre che potente lei è anche elegante e che se riesce a migliorare la partenza con una maggior stabilità, avranno più qualità anche i tuffi e questo a livello internazionale paga molto. Concorda?
L’obiettivo primario che ho è infatti fare pulizia nei miei tuffi, per aumentare la qualità. Se prima il mio traguardo era arrivare a trecento punti, adesso voglio stabilizzare la media sui sopra i trecentocinquanta. E per farlo devo aumentare la qualità dei miei tuffi.
Lei ha un progetto, al riguardo, vero?
Vorrei fare due periodi di allenamento al centro tecnico di Plymouth, in Inghilterra, insieme ai migliori piattaformisti inglesi e con i loro allenatori. Prima da ottobre a dicembre, poi tra gennaio e febbraio del prossimo anno.
Ma non è ancora sicura di farlo: perchè?
In primis perchè senza questa medaglia non potevo pretendere di chiedere aiuto a nessuno. Poi perchè siamo già a fine agosto: è un po’ tardi, per organizzare tutto.
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