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Da Jesi offerta a Hoover ma lui rifiuta

Proposti 15mila dollari dal club orange, l’Acegas ne aggiungeva 5mila per transare

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TRIESTE. Ryan Hoover è stato realmente a un passo dal ritorno a Jesi. Fra lunedì e mercoledì mattina un’abbozzo di trattativa a tre (Jesi, Trieste e il procuratore del giocatore, l’avvocato Dario Santrolli), avviata dalla società marchigiana non appena conosciuta l’entità dell’infortunio a Goldwire (stiramento con leggera lacerazione dei tessuti muscolari, tempi di recupero da un mese in su) c’è stata, ma non ci sono stati i presupposti per portarla avanti e allora i dirigenti orange hanno virato su Simone Bonfiglio.

Perchè la trattativa si è arenata? Per questione di soldi, ovviamente. Jesi non poteva accollarsi l’intero stipendio del soldato Ryan da qui a fine campionato (25mila dollari) ed aveva offerto come cifra ultima 15mila dollari, l’Acegas era disponibile ad “aiutare” il buon fine della trattativa con un’offerta di 5mila dollari per transare, ma non oltre), il giocatore non ha ritenuto i 20mila dollari una cifra congrua e non se n’è fatto nulla. «A nostro avviso non si era distanti dal punto d’incontro - ha commentato ieri l’avvocato Santrolli - bastava ancora un piccolo sforzo. Ma siccome non era stato Ryan a chiedere di andare a Jesi, nè l’Acegas a volerlo mandare via, non doveva essere il giocatore a penalizzarsi da solo. Se Jesi lo ha cercato ritenendolo importante, ora che Goldwire è fuori, doveva essere più convincente».

Hoover sarebbe tornato volentieri a Jesi, tanto che martedì mattina, messo al corrente della trattativa, aveva preannunciato a coach e compagni il saluto nel pomeriggio, prima di partire per le Marche. Ma quando ha visto che economicamente ci avrebbe rimesso, ha fatto marcia indietro. «La nostra prima offerta era stata ritenuta insufficiente e l'abbiamo alzata, ma neppure così bastava. E allora mercoledì mattina abbiamo stoppato la trattativa», ci ha spiegato Altero Lardinelli, amministratore unico dell’Aurora Basket Jesi. «Il presidente di Trieste Mario Ghiacci ha avuto con noi un comportamento correttissimo - aggiunge il ds marchigiano Federico Manzotti - ma economicamente non c'erano i presupposti economici per concludere, da soli non potevamo reggere l'intero peso del contratto del giocatore». Del resto Jesi, per alleggerire il budget, ha ceduto Gaspardo a Treviglio dandogli anche una buonuscita per convincerlo ad accettare, non poteva pagare anche una “buonentrata” a Hoover superiore ai 15mila che gli aveva offerto.

E l’Acegas? «Eravamo disponibili a lasciare andare Hoover a Jesi - afferma il presidente Ghiacci - tanto che avremmo rinunciato al buyout e avevamo proposto al procuratore di Ryan una cifra per transare. A quel punto la trattativa era fra Hoover e Jesi, ma l’esito è stato negativo». Magari si poteva essere un po’ più “convincenti”, per mettere Ryan con le spalle al muro e convincerlo a partire. Ma questo alla società non interessava per almeno un paio di motivi. Intanto, per non rischiare di trovarsi Hoover di fronte fra 9 giorni nello scontro diretto e magari subire in campo la sua voglia di rivalsa dell’ex. E poi perchè, almeno fino al 10 febbraio, si vuole la possibilità di avere sempre uno straniero di ricambio, per non restare scoperti. Domani a Verona, ad esempio, se almeno uno fra Wood (malessere) e Harris (schiena dolorante) non sarà in grado di giocare, Hoover scenderà in campo. Se fosse andato a Jesi, l’Acegas sarebbe di nuovo in emergenza assoluta.

@mcontessa1

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