TRIESTINA L'allenatore Sambaldi: l’obiettivo è vincere l’Eccellenza. Le sfide mi piacciono

Il nuovo tecnico alabardato: «Ci mancano un attaccante e un centrocampista. Chiedo ai tifosi di avere pazienza»

TRIESTE. «Sono un ambizioso e questa con la Triestina è una grande sfida». Dopo Maran, Gotti, Somma, Arrigoni, Iaconi, Salvioni, Discepoli e, ultimo inter pares, Galderisi ora tocca a Sambaldi.

Bisogna avere spalle robuste per raccogliere l’eredità di questi personaggi.

Anche perché nessuno di loro (Maran escluso che ora allena il Catania in A) è riuscito ad evitare un salto all’indietro dell’Unione nelle ultime stagioni.

Ma adesso si riparte da un altro mondo. Dopo il fallimento e la discesa in Eccellenza c’è una montagna da scalare.

Tennista e poi calciatore fino a qualche anno fa, ora business-man finanziario e soprattutto allenatore.

«Fino a 18 anni ho giocato a tennis ed ero tra i top ten italiani della mia età ma la passione è stata sempre per il calcio - dice Fabio Sambaldi -. Mia mamma non ne voleva sapere. Per questo ho cominciato a giocare seriamente a pallone piuttosto tardi. Però così ho potuto continuare la carriera fino a quarant’anni».

Ora che i cinquanta sono a pochi passi Sambaldi si mette in gioco.

Un gioco pesante. Anche perché ha lasciato nell’arco di 48 ore o poco più i suoi ragazzi dello Zaule per gettarsi in un’avventura in una società che lui stesso ha contribuito a fondare.

«Grazie alle mie conoscenze professionali ho cercato di dare una mano per evitare che la Triestina sparisse - dice Sambaldi -. Ma non farò parte della società sul piano finanziario. Da allenatore finora ho sempre avuto esperienze positive. Con lo Zaule, quando sono stato chiamato a quindici turni dalla fine del campionato, abbiamo ottenuto una salvezza insperata e poi abbiamo aperto un ciclo vincente. Quando ho avuto la possibilità di allenare la Triestina l’ho subito detto ai ragazzi. Hanno capito la situazione».

Però, magari perché incalzati dalla contingenza, sono stati contattati alcuni giocatori bypassando le società dilettantistiche locali. «Non potevamo aspettare ma posso garantire che sono stati i quattro ragazzi del Muggia (che poi non sono approdati in alabardato almeno per il momento ndr) a contattarmi».

Acqua passata. Ora c’è da pensare alla Triestina, a una società da costruire, a una squadra da allestire, a una tifoseria e a una città che perdonerà poco o nulla.

«Sono consapevole delle difficoltà e questo mi dà grandi stimoli - continua Sambaldi -. Io sono molto esigente e capisco quali siano le aspettative della piazza. Credo tuttavia nella programmazione. Meglio arrivare alle prime partite un po’ imballati per poi venire fuori alla distanza. Chiedo ai tifosi di avere un po’ di pazienza».

Ma l’allestimento dell’organico è ancora in alto mare. «Direi che l’ossatura c’è già anche perché Petagna sta facendo un gran lavoro. Il diesse si muove da professionista. È evidente che ci mancano ancora alcune pedine. Dobbiamo trovare una punta (Filippo Fabbro ex Lecco, con una buona carriera in C e D è in cima alla lista ndr) e un centrocampista. Credo che già questa settimana o al massimo entro fine agosto potremo chiudere. C’è poi il problema dei fuori quota. I migliori ’94 e ’95 si sono già accasati e quindi su questo fronte dobbiamo lavorare con pazienza».

Ma quali sono i suoi obiettivi e quelli della società?

«Non nascondiamoci: la Triestina in Eccellenza deve vincere - continua il tecnico -. La pressione sarà molta ma chi ha personalità sa trovare proprio in queste occasioni le energie per farsi valere. Quasi nessuno ha mai giocato al Rocco. Il primo impatto sarà difficile ma sono convinto che sapremo trasformare la pressione in uno stimolo positivo. La società poi sa che è fondamentale risalire subito in serie D per poter poi allacciare una partnership importante con una società della massima serie. Ma intanto pensiamo a impostare in modo professionale questa prima stagione. Abbiamo giocatori d’esperienza che dovranno aiutare i più giovani. Il modulo? Mi piace il 4-3-3 con esterni veloci e centrocampisti bravi ad inserirsi. Ma non sono un dogmatico, adatto il gioco alle caretteristiche degli uomini che ho a disposizione».

Fabio Sambaldi si gode un’ultimo week-end in relax in montagna con la famiglia. E fa bene. Fa caldo, da oggi a Opicina dovranno sudare lui e i suoi ragazzi. E fra qualche settimana farà ancora più caldo nonostantante le brezze settembrine. Ma Sambaldi gioca ancora a tennis? «Poco o nulla, magari quando i miei due figli saranno più grandi. Per il momento non mi pare siano molto attratti dal calcio». Forse hanno preso dalla mamma. O dalla nonna...

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