In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni
PROVA
sabato in edicola

La Coppa Davis all’Italia nel Cile di Pinochet grazie al diplomatico istriano: la storia sul Piccololibri

Sul Piccololibri il ritratto di Tomaso de Vergottini di Parenzo dello scrittore Cary e della musicologa Caterina Bensi

Arianna Boria
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

TRIESTE Dietro la vittoria dell’Italia in Coppa Davis nel 1976 a Santiago del Cile c’è la paziente e intelligente tessitura di un diplomatico istriano, nativo di Parenzo e figlio di un infoibato dai titini: Tomaso de Vergottini. L’impresa della squadra tennistica, capitanata da Nicola Pietrangeli, che contava su nomi quali Panatta, Bertolucci, Barazzutti e Zugarelli, fu tutt’altro che facile, e non solo sul campo. Tre anni prima, infatti, nel paese del Sud America un sanguinoso colpo di Stato aveva portato al potere il generale Pinochet e buona parte dell’opinione pubblica italiana, il Pci, la sinistra estrema e anche il governo guidato da Giulio Andreotti erano contrari alla trasferta. Per sbloccare l’impasse fu fondamentale l’iniziativa di de Vergottini, allora incaricato d’affari all’ambasciata di Santiago, che riuscì a convincere il regime cileno a rilasciare due prigionieri politici comunisti di rilievo e in cambio trattò col governo italiano e gli esponenti di spicco del Pci perchè il Cile di Pinochet avesse la soddisfazione di ospitare la finale. L’Italia alzò al cielo la Coppa Davis e i due oppositori uscirono di cella.

La figura di Tomaso de Vergottini - morto nel 2008 e sepolto a Montevideo - è al centro dello sfoglio del Piccololibri, in edicola domani in abbinamento al nostro giornale all’interno dell’inserto Tuttolibri. Ma non fu la sola mediazione sportiva a ritagliargli un posto di rilievo nella storia della diplomazia italiana. Al suo impegno si deve infatti il salvataggio di circa settecento persone che fuggivano dalla persecuzione dei militari e che avevano trovato rifugio della nostra sede diplomatica.

Tra gli scrittori stranieri che rimasero affascinati da Trieste, e che la evocarono, con più o meno fedeltà nelle loro opere, il Piccololibri presenta questa settimana l’americano Joseph Cary (1927-2017), docente all’Università del Connecticut e autore di “A Ghost in Trieste”, libro nato da una strana miscellanea di generi letterari, dalla guida, al diario di viaggio, all’antologia di traduzioni poetiche e citazioni varie. Il suo “Fantasma a Trieste” venne pubblicato nel 1993 e rimase, appunto, un fantasma. Non gli riuscì, infatti, il tentativo di analizzare la città “di carta” attraverso le voci di Saba e Svevo, sepolto da una serie di errori, cattive interpretazioni e dalla prosopopea di aver capito l’anima del posto dopo un soggiorno di appena tre settimane. Insomma, della “capitale del nulla”, come gli sembrò Trieste, a Cary rimase solo un bel mal di fegato.

Lo sfoglio di sette pagine dell’inserto si apre con una scena dal film “Senilità” di Mauro Bolognini, uscito nelle sale sessant’anni fa. Siamo all’ex Caffè Milano di via Giulia e lo spavaldo scultore Stefano Balli, interpretato da Philippe Leroy, si intrattiene con un gruppo di artisti, che lo punzecchia a proposito della sua fortuna con le donne. Non si tratta però di semplici comparse, ma di autentici rappresentanti della scapigliatura triestina: lo scultore Oreste Dequel e i pittori Livio Rosignano, Marino Sormani e Mariano Cerne. «Ci chiamavano “Quelli della Belle Èpoque in ritardo, per il nostro spirito golidardico”, commentava Rosignano, ricordando i confronti con i colleghi, tra cui Miela Reina, al Bar Moncenisio in via Carducci.

Il paginone centrale è dedicato agli splendidi manifesti pubblicitari di Grado, con figure femminili disegnate da una serie di artisti, da Josef Maria Auchentaller della Secessione viennese al contemporaneo Lorenzo Mattotti, passando per l’inconfondibile tratto di Marcello Dudovich e Plinio Codognato. Ritorna anche la pagina dell’«old case» che vede ancora una volta protagonista Giorgio Titz, poliziotto superstar della Trieste asburgica, domani alle prese con un problema di stretta attualità: le baby gang ante litteram, responsabili di furti e borseggi nella zona di Ponterosso.

La “cartolina” a Trieste, infine, è firmata dalla pianista e musicologa Caterina Bensi, oggi produttrice di successo alla Radiotelevisione svizzera, dove si occupa dell’organizzazione di concerti, programmi e realizzazione di registrazioni discografiche.

I commenti dei lettori