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Il superyacht dell’oligarca amico di Putin messo all’asta dall’Ucraina dopo il sequestro in Croazia

Royal Romance era stato sequestrato in marzo mentre era all’ormeggio a Fiume. Sarebbe la prima volta che un bene di un oligarca sotto sanzioni viene ceduto alle autorità ucraine.

Aggiornato alle 1 minuto di lettura

Lo yacht Royal Romance quando era ormeggiato a Fiume. Foto Foto novilist.hr 

 

Un superyacht da 200 milioni di dollari di proprietà di Viktor Medvedchuk, oligarca ucraino amico di Vladimir Putin che è soggetto a sanzioni, sarà messo all'asta da Kiev dopo il sequestro in Croazia.

Un tribunale croato - afferma il governo di Kiev - ha stabilito che lo yacht Royal Romance di 92,5 metri di Medvedchuk dovrebbe essere trasferito all'Agenzia ucraina per il recupero e la gestione dei beni (Arma), per «preservare il valore economico vendendolo all'asta».

Lo riferisce, come fa sapere l’Ansa, il quotidiano britannico Guardian. Sarebbe la prima volta che un bene di un oligarca sotto sanzioni viene ceduto alle autorità ucraine.

Il 68enne Medvedchuk, spesso definito il «principe oscuro» della politica ucraina (Putin è il padrino di sua figlia Daria), era stato arrestato in Ucraina ad aprile e consegnato alla Russia in uno scambio di prigionieri a settembre.

Il suo yacht, il Royal Romance, era stato sequestrato all'inizio dello scorso marzo mentre già da mesi era all’ormeggio nel porto di Fiume – Rijeka. Il mese successivo l’imbarcazione era stata trasferita a Trogir – Traù, per essere sottoposta a lavori di manutenzione. In quell’occasione, contattato dal portale Morski.hr, il comandante Bubica Saric aveva dichiarato che lo yacht da temo non era più di proprietà di Medvedchuk, limitandosi ad aggiungere di dover rispettare la consegna del silenzio alla richiesta di conoscere il nome della nuova proprietà.

Ora dunque, il nuovo colpo di scena sullo yacht.

A settembre un altro superyacht sequestrato a un oligarca russo sottoposto a sanzioni, Dmitry Pumpyansky, era stato venduto all'asta a un acquirente non rivelato per 37,5 milioni di dollari, nella prima vendita di questo tipo dall'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. I proventi però non erano finiti nelle casse dell'amministrazione ucraina, ma erano andati alla banca d'affari statunitense JP Morgan, per rifarsi di un debito contratto dallo stesso oligarca Pumpyansky

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