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L’Europarlamento di Strasburgo: “La Serbia entrerà in Europa solo se sanziona la Russia”

L’Europarlamento ha approvato una risoluzione, dedicata alla «strategia sull’allargamento» Ue che, tra gli altri punti, chiede all’esecutivo Ue di usare alla fine la mano dura contro Belgrado

Stefano Giantin
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

BELGRADO Si chiude una crisi, la “guerra delle targhe”. E subito se ne prepara un’altra, potenzialmente dirompente – perché potrebbe allontanare in maniera irreparabile un Paese strategico nei Balcani, la Serbia, dalla Ue.

Serbia che rimane al centro dell’attenzione europea, nuovamente a causa delle ritrosie di Belgrado a imporre sanzioni contro la Russia, storico alleato del Paese balcanico. Ma rimanere neutrali, ai tempi del conflitto in Ucraina, potrebbe costare caro a Belgrado.

È quanto suggeriscono le mosse dell’Europarlamento, che a larghissima maggioranza (502 voti a favore, 75 contrari e 61 astensioni) ha approvato una risoluzione, dedicata alla «strategia sull’allargamento» Ue, che tra gli altri punti fermi chiede anche all’esecutivo Ue di usare alla fine la mano dura contro Belgrado per le posizioni da Giano bifronte della sua leadership.

Serbia, Paese candidato all’adesione dal 2012 e con faticosi negoziati in corso per l’ingresso nel blocco europeo, che dovrebbe finire all’angolo, finché non imporrà sanzioni a Mosca, si suggerisce nella risoluzione, non vincolante ma simbolicamente assai potente. L’Ue, hanno sostenuto gli europarlamentari dovrebbe «far procedere i negoziati con la Serbia solo se il Paese si allinea alla linea europea delle sanzioni» e «in maniera sistematica» anche con «le misure restrittive e la politica Ue» verso Mosca.

Non solo. Bruxelles dovrebbe imporre a Belgrado un drastico cambio di rotta sull’agone internazionale. Come? Valutando l’opportunità che la Ue «riconsideri» il disborso di «fondi bilaterali ed europei» per i Paesi che sgarrano, come appunto la Serbia, soldi Ue che dovrebbero invece essere destinati solo a chi condivide e persegue «gli obiettivi e gli interessi strategici» dell’Unione. Interessi che, si legge fra le righe della risoluzione, sono stati però trascurati dalla stessa Ue negli ultimi anni, soprattutto a causa dei ritardi nel processo d’allargamento, che hanno minato «la credibilità» e l’appeal dell’Unione nella regione e «creato un vuoto, aprendo spazi a Russia, Cina e altri Paesi terzi» dall’influenza negativa.

Appeal Ue che, in Serbia, dopo la risoluzione, architettata dall’europarlamentare croato Picula, potrebbe ulteriormente scemare. Sondaggi e vox populi descrivono una forte maggioranza contraria alle sanzioni contro la Russia, Paese che rimane essenziale per le forniture energetiche e per l’appoggio nel caso Kosovo. Belgrado, ha ricordato da parte sua la ministra per l’integrazione Ue Tanja Miscevic, già oggi è in gran parte allineata alla politica estera Ue. E insistere sulle sanzioni potrebbe avere un effetto controproducente, anche se la risoluzione, «che leggiamo con attenzione», non è vincolante, ha ricordato la ministra, mentre la premier Brnabic ha confermato che le sanzioni non sono in agenda. Sulla stessa linea anche Vucic, che ha ribadito che Belgrado «prenderà decisioni nell’interesse del proprio popolo» e ha suggerito che la risoluzione conterebbe anche il “consiglio” a Belgrado di riconoscere quanto prima il Kosovo. E la diatriba Serbia-Ue è destinata solo a salire di tono, nei mesi a venire. st.gi.

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