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Serbia-Kosovo, Roma spinge sul dialogo

I ministri Tajani e Crosetto in visita nelle due capitali: «Iniziative unilaterali non possono portare a risolvere i problemi»

Stefano Giantin
2 minuti di lettura

BELGRADO Da una parte l’Italia, che suggerisce apertamente di apprezzare la volontà di compromesso del presidente serbo Aleksandar Vučić sul Kosovo e quella di cooperare con l’Europa sul fronte migranti, alla luce dell’aumento dei flussi sulla Rotta balcanica. Dall’altra la richiesta di Belgrado a Roma di un ruolo di maggiore impegno, da protagonista, del nostro Paese nei Balcani.

Sono questi i messaggi-chiave della visita dei neo-ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto, ieri prima nella capitale serba e poi a Pristina per discutere con le leadership locali della crisi in corso tra Serbia e Kosovo. Visita che ha avuto come risultato concreto la conferma, da Vučić, che Belgrado «vuole continuare sulla strada del dialogo» con Pristina, ha confermato Tajani dopo aver visto il leader serbo. Parole che suggeriscono un appoggio alla linea moderata di Vučić, confermate dallo stesso titolare della Farnesina dopo un bilaterale col suo omologo serbo, Ivica Dačić. «Iniziative unilaterali non possono portare alla soluzione dei problemi, apprezzo molto l’approccio costruttivo che ha dimostrato la Serbia» lunedì a Bruxelles durante il fallito vertice Vučić - Kurti, ha detto Tajani a Dačić, citato dall’agenzia serba Beta. Messaggio che Tajani aveva promesso di portare anche a Pristina, nella seconda parte del mini-tour balcanico effettuato ieri dei due ministri italiani. «Diremo ai kosovari – così Tajani - che iniziative unilaterali non servono a raggiungere un compromesso, vogliamo che riparta il dialogo e il confronto. Tocca a noi fare in modo, come italiani, di svolgere un ruolo di pacificatori, da protagonisti che fanno di tutto per allentare la tensione al confine Kosovo-Serbia», ha assicurato l’ex presidente del Parlamento Ue. L’Italia vede i Balcani come «una regione strategica», non solo per Roma ma per l’intera Ue, ha detto Tajani dopo il vertice con Vučić, anticipando che si sta pensando anche a un summit dedicato alla regione, da tenere forse a Roma, e a un business forum su imprese e economia. Con Tajani, a Belgrado anche il ministro della Difesa Crosetto ha avuto parole più che concilianti con la Serbia, da mesi all’angolo in Europa per non aver imposto sanzioni contro il suo storico alleato, la Russia, malgrado abbia come obiettivo strategico l’ingresso nella Ue. Serbia che «non vuole farsi strumentalizzare da nessuno, ha una sua postura, ha dimostrato una volontà di dialogo superiore a quella che mi sarei aspettato», ha ammesso Crosetto, rispondendo a una domanda sul possibile ruolo destabilizzante di Mosca in Kosovo.

Vučić da parte sua ha definito «estremamente importante» l’arrivo di Tajani e Crosetto nei Balcani. E la Serbia, ha aggiunto, vorrebbe vedere un «ruolo maggiore dell’Italia nei Balcani», area da non lasciare alle sole grandi potenze europee come Francia e Germania, da mesi iperattive – ma finora senza troppo successo – nel proporre una soluzione di compromesso definitiva, di normalizzazione dei loro rapporti, a Belgrado e a Pristina.

Altri i commenti in arrivo in serata da Pristina, con la ministra degli Esteri Donika Gervalla che ha ringraziato l’Italia per il «contributo che dà alla pace in tutta la regione» e ha ribadito che la Serbia starebbe tentando di «destabilizzare il Kosovo minacciando guerra». Ma «di fronte all’Italia, entrambi i Paesi si sono detti pronti a non rompere, ma a fare passi in avanti e questo mi fa ben sperare», ha aggiunto Tajani.

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