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In Croazia un crollo demografico del 9,6%

Resi noti i dati del rilevamento confrontati con quelli di 10 anni fa. In calo chi si dichiara cattolico. I vescovi si interrogano

MAURO MANZIN
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

ZAGABRIA Dieci anni dopo la Croazia si riscopre meno popolosa, con meno fede e con meno individui che si definiscono parte di una minoranza etnica autoctona. È quanto emerge, in estrema sintesi, dai dati del censimento della popolazione avvenuto lo scorso anno e i cui dati sono stati ora ufficialmente resi noti dall’Istituto di statistica croato.

Ma lasciamo parlare i numeri. La Croazia conta 3.871.833 abitanti, di cui 1.865.129 uomini e 2.006.704 donne. Secondo il censimento del 2011, il numero di abitanti in Croazia è diminuito di 413.056 pari al 9,64%. Il numero di abitanti del Paese è in diminuzione dal 1991, quando nel paese vivevano 4.784.265 persone. Ciò significa che nei 30 anni di indipendenza, la Croazia ha perso il 18,7% della sua popolazione. Il calo demografico è omogeneo in tutto il Paese e la diminuzione relativamente maggiore si osserva nel nord-est della Croazia. L'anno scorso, il 20,28% in meno di persone viveva nella contea di Vukovar-Srem rispetto al 2011, il 19,04% nella contea di Siška-Moslavina, il 17,88% nella contea di Požeška- Slavonia, il 17,85 % nella contea di Brod -Posavska e il 17,85% nella contea di Virovitiška-Podravska.

Rispetto al 2011, la quota di chi si è definito croato è stata più alta l'anno scorso. Nel censimento del 2021 il 91,63% delle persone si identificavano come croaeo e nel 2011 il 90,4%.

Tuttavia, la quota di serbi è diminuita, dal 4,36% nel 2011 al 3,2% lo scorso anno. Nel censimento dello scorso anno, 7.729 persone si sono dichiarate slovene, lo 0,2 per cento della popolazione della Croazia mentre i bosniaci costituiscono lo 0,62 per cento, i rom lo 0,46 per cento, gli italiani e gli albanesi lo 0,36 per cento ciascuno e la quota delle altre minoranze nazionali è inferiore allo 0,3 per cento.

Il censimento mostra anche un calo significativo del numero dei cattolici. L'anno scorso erano quasi il 79 per cento, mentre nel censimento precedente erano poco più dell'86 per cento.

Tuttavia, la quota di atei e non credenti è aumentata, dal 3,8% nel 2011 al 4,7% dello scorso anno. Ed è proprio questa diminuzione dei cattolici che ha suscitato un vero e proprio vespaio nel Paese con interventi sui media e sui social da parte di esperti, sociologi e teologi.

«Per quanto riguarda il calo del numero dei cattolici, questi sono indicatori gravi che devono essere affrontati con responsabilità», ha dichiarato il portavoce della Conferenza episcopale croata Zvonimir Ancić all’agenzia Hina, aggiungendo che «le ragioni di tale tendenza, presente anche a livello globale, dovrebbero essere viste, proprio in questa prospettiva e cioè che la "la Croazia non è un'isola"».

Mentre l’ex diplomatico presso la Santa Sede Ivica Zrinšćak si aspettava il calo del numero di cattolici e ortodossi, il sociologo della Facoltà di Giurisprudenza di Zagabria Ivica Maštruko si attendeva una percentuale più alta di coloro che non si identificano come credenti. «Realisticamente mi aspettavo un calo maggiore, ma è ovvio che i croati sono ancora conformisti, quindi si dichiarano cattolici, cosa non provata. Il conformismo è all'opera qui, perché secondo tutta la ricerca sociologica, il numero effettivo di credenti è inferiore al numero indicato nei dati del censimento», conclude Maštruko.

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