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Da Roberto Saviano ad Alessandro Gassman, le reazioni alla vittoria di Giorgia Meloni. Francesca Michelin: “Oggi inizia la resistenza”

Il mondo della cultura e dello spettacolo commenta con amarezza, ironia e profondità i risultati delle elezioni politiche

SILVIA STELLACCI
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

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«Oggi inizia la resistenza. Buongiorno a tuttз», è il saluto di Francesca Michelin su Twitter. Per molte persone del mondo dello spettacolo e della cultura, la resistenza è l’unica soluzione da adottare contro la schiacciante vittoria della destra alle elezioni politiche. I social sono diventati il mezzo in cui far sentire la propria voce. Roberto Saviano pubblica su sfondo nero, a caratteri cubitali, la parola «RESISTERE». È la sua risposta agli elettori di FdI che lo “invitano” a lasciare il Paese. «Stanno già stilando una prima lista nera di nemici della patria, alla faccia di chi diceva che il Fascismo è un’altra cosa».

Un risveglio amaro anche per Damiano David, frontman dei Måneskin, che sulle sue storie Instagram pubblica la prima pagina de La Republica accompagnata dalla frase «Today is a sad day for my country». Considerazione rafforzata dalla condivisione dell’articolo della CNN, che dipinge Giorgia Meloni come il primo ministro italiano di estrema destra dai tempi di Mussolini. Anche l’attivista Giorgia Soleri ha espresso il suo disappunto sui social: «Che risveglio doloroso. Più di qualsiasi malattia cronica».


«#NOT IN MY NAME» pubblica poi su Instagram il direttore creativo di Gucci, Alessandro Michele. «Neanche nel mio» è il commento dell’attore Alessandro Roia. E tra gli attori, molte sono le voci sollevatesi per esprimere il proprio dissenso nei confronti di un governo guidato da Giorgia Meloni. «Ad ottobre indietro di un’ora, da oggi indietro di un secolo», scrive Kasia Smutniak. Un volto imbronciato in bianco e nero per Vanessa Incontrada, che sotto al suo post commenta «Faccia da lunedì». Netto e incisivo Filippo Timi, che nelle storie di Instagram confessa chiaramente «Io non vi ho votato».


C’è chi, invece, ha deciso di optare per l’ironia e strappare una risata amara. «Vabbè, wake me up when September ends, ma del 2027 però», twitta Michela Giraud, mentre segue in diretta gli exit poll della maratona Mentana. Sabrina Ferilli fa una battuta sui treni che da oggi saranno in orario, associando alla maggioranza guidata da Meloni il luogo comune sul fascismo. «Indecisi se fare il cambio di stagione o il cambio di nazione», scrive Luciana Litizzetto su Instagram. Ficarra e Picone rispondono direttamente a Salvini, ricordandogli che il suo partito non raggiunge il 10%, mentre l’attrice comica, Debora Villa, decide di realizzare un video in cui con amara ironia riproduce quelle che sono le posizioni di FdI su temi come l’immigrazione, l’aborto e i diritti civili.

Ci sono state, però, anche osservazioni più profonde. «La democrazia è così. Buon lavoro a chi ora dovrà guidare il paese in un momento così drammatico», scrive su Twitter Alessandro Gassmann. «Siamo esattamente quello che ci meritiamo», fa eco su Instagram Eros Ramazzotti. Social in cui la scrittrice e attivista, Carlotta Vagnoli, si lascia andare a una lunga riflessione sotto il post che recita «Una mattina mi son svegliata», con chiaro richiamo alla partigiana “Bella ciao”. «Mi sono svegliata con la consapevolezza che ci sia un enorme vuoto a sinistra e che chi ci rimette siano le categorie che da sempre sono soffocate e silenziate. Mi auguro che da questa batosta nasca un fervente movimento culturale – prosegue –. Mi auguro che la facciata glamour dell’attivismo si sporchi un po’ le mani e che quella sinistra che ci ha consegnato in mano a questo nuovo paese faccia delle doverose riflessioni».

Anche il cantante de Lo Stato Sociale, Lodo Guenzi, è stato duro nel suo commento sui risultati delle elezioni politiche. «La verità è che questa è la peggiore sinistra della storia dal dopoguerra. Dentro il parlamento e pure fuori. Ci siamo dentro tutti – aggiunge – tutta la sinistra di questo paese è totalmente distaccata dai problemi delle classi sociali più deboli».

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