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l’intervista

Elezioni politiche, l’escalation di Matteoni: dal Municipio triestino al Parlamento romano

La neodeputata di FdI: «Se lascerò gli incarichi in Comune? Questo lo deciderà il partito»

Giovanni Tomasin
2 minuti di lettura
Nicole Matteoni 

TRIESTE. Nel giro di qualche mese consigliere comunale, poi assessore e ora parlamentare.

Nel momento in cui rilascia questa intervista Nicole Matteoni non ha ancora la sua elezione su carta bollata, ma il risultato fragoroso di Fratelli d’Italia non lascia adito a molti dubbi.

Matteoni, gli elettori triestini hanno premiato Fratelli d’Italia.

A Trieste siamo sopra alla media nazionale, ci avviciniamo se non superiamo i numeri del Comune di Roma. Un risultato che davvero non mi aspettavo, i sondaggi ci davano al 26-27% e pensavamo ci saremmo attestati lì. Arrivare quasi al 30% è stata una sorpresa.

Temevate l’erosione delle formazioni No Green Pass?

Da Roma ci avevano avvisato che i partiti antisistema avrebbero preso dei voti in più a Trieste rispetto al resto del Paese. In effetti Italexit ha ottenuto un significativo 3,8%, ma questo non ci ha impedito di ottenere un risultato clamoroso, che conferma il trend positivo già registrato alle ultime amministrative.

Come si ripercuoterà questo voto sulle prossime regionali?

Sono sfide differenti. In queste politiche c’è stata una forte polarizzazione, dovuta al fatto che Enrico Letta ha posto la questione in termini di “o noi o vince la Meloni”, e secondo me questo ha portato gli elettori a fare scelte forti anche in opposizione al centrosinistra. Alle regionali sarà una partita diversa anche dal punto di vista degli elettori, come in tutte le elezioni che si combattono con le preferenze e in cui le persone contano spesso più dei simboli. In più ci saranno civiche che a livello nazionale non ci sono, penso all’ipotesi di Lista Fedriga. Certo il trend di FdI ci fa sperare che Trieste, per la prima volta, abbia più di un consigliere regionale eletto.

Quali temi “triestini” porterà a Roma?

Uno fra tutti l’extra doganalità dei punti franchi di Trieste. Ma anche, per fare un esempio, sosterrò il Comune nel confronto con Cassa Depositi e Prestiti sulla vicenda della caserma di via Rossetti, così come mi han chiesto il sindaco Dipiazza e l’assessore Elisa Lodi. E poi la rotta balcanica, un tema che inevitabilmente pesa più da noi che nel resto d’Italia. Va detto che ora entriamo in un momento difficile, fra la finanziaria e i problemi che ci aspettiamo in autunno: nel breve periodo saranno queste le cose di cui ci occuperemo principalmente, trattando poi tutto il resto nel tempo lungo.

Lascerà gli incarichi in Comune?

Questo lo deciderà il partito nelle prossime settimane.

La comunità internazionale dà segni di preoccupazione, sta per insediarsi un governo di destra più che di centrodestra?

Sarà un governo di persone scelte dalla coalizione. Giorgia ha già detto che vuole persone competenti e capaci, figure con capacità tecniche che sappiano affrontare la situazione emergenziale. La lista dei nomi l’avremo nelle prossime settimane, ma non mi preoccuperei fossi in loro. In questi mesi abbiamo assistito a una demonizzazione di Giorgia Meloni, quasi fosse il male assoluto. Gli italiani hanno dimostrato con il voto che non lo è. I mercati e le istituzioni europee possono tranquillizzarsi, non saremo un problema internazionale: faremo politiche nell’interesse dell’Italia, in fondo quello che fanno anche Francia e Germania.

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