Ideal Standard comunica lo stop alle attività nello stabilimento di Trichiana

Durissima nota del sindacato. Sciopero domani e venerdì

TRICHIANA. Nell'incontro tenutosi oggi al Ministero, Ideal Standard ha comunicato di voler cessare le attività produttive dello stabilimento di Trichiana nel giro di pochi mesi. Duro colpo per i circa 450 dipendenti, in un’area in cui insiste anche un’altra grave ferita aperta per l’occupazione: la crisi dell’Acc. 

«L'azienda e i dirigenti – è il commento a caldo dei sindacati - mostrano il loro vero volto e dopo mesi di menzogne sono costretti ad ammettere la verità di quanto denunciato più volte dal Sindacato e dalle Istituzioni tutte. Abbiano chiaro più di sempre che Trichiana non si chiude e deve iniziare una trattativa che deve portare alla continuità del sito come chiesto già oggi dal Sindacato, dalla Regione Veneto e dal Governo».

Le RSU e le Segreterie Territoriali di Femca Filctem e Uiltec proclamano come prima iniziativa 16 ore di sciopero nei giorni 28 e 29 ottobre (giovedì e venerdì con picchetto all'entrata) con assemblea unica e generale per giovedì 28 alle ore 11.30 sul piazzale interno alla fabbrica.

Il ministro D’Incà: tutelare l’attività dello stabilimento. «La decisione di volere terminare le attività dello stabilimento Ideal Standard di Trichiana è gravissima: sono estremamente deluso dall’atteggiamento adottato da parte della proprietà a cui, in molte occasioni formali, era stata chiesta chiarezza sul futuro dei lavoratori del sito - dice il ministro Federico D’Incà –  E proprio alla proprietà, a partire dal tavolo ministeriale che si era svolto lo scorso mese di marzo, era anche stato chiesto di non volere dismettere il marchio Ceramica Dolomite. Non solo: anche durante l’ultimo incontro che si è tenuto nel mese di agosto, ci si aspettava un passo in avanti da parte della stessa azienda che si sarebbe dovuta pronunciare sul piano industriale entro la data odierna». Secondo il Ministro per i Rapporti con il Parlamento «il vero grande obiettivo da parte del Governo è quello di intervenire per la salvaguardia della produzione e per dare continuità al sito: gli sforzi andranno nella tutela degli operai che da tempo dimostrano dedizione per un’azienda storica del bellunese. Sono in costante contatto con le organizzazioni sindacali di cui mi farò portavoce con il Ministero dello Sviluppo economico per trovare una soluzione».

L’assessore regionale Donazzan: la Regione in prima linea. Di giornata dremmatica per l’industria veneta parla l’assessore Elena Donazzan. «La situazione è tutt’altro che semplice – precisa Donazzan -, nonostante la disponibilità dell’azienda a ragionare, non possiamo dimenticare che quel territorio è gravemente sottoposto a stress da impatto occupazionale e crisi produttiva, che i costi delle materie prime e quelli energetici hanno raggiunto livelli di insostenibilità. Sarà necessario mettere in campo anche tutte le forze della cosa pubblica. Abbiamo cercato di convincere la multinazionale a rimanere, mettendo a disposizione tutti gli strumenti della Regione del Veneto, di cui, per altro, Ideal Standard in passato ha beneficiato – dichiara in conclusione l’assessore -. Il mio auspicio è che continuino ad investire nel nostro territorio ma con rispetto della filiera e dell’indotto generato. Mi aspetto che un territorio oggi così duramente colpito qual è Borgo Valbelluna, in considerazione delle crisi di Ideal Standard e Acc, divenga uno dei primi punti dell’agenda di Governo in materia di rilancio produttivo e difesa occupazionale».

Le reazioni della politica. «Una presa in giro per i lavoratori e per le amministrazioni locali. La decisione annunciata oggi da Ideal Standard di chiudere la fabbrica di Trichiana è contro ogni logica e un tradimento delle rassicurazioni e degli accordi presi dalla stessa proprietà con il governo italiano solo pochi mesi fa. I sindacati e i lavoratori adesso fanno bene a scioperare, ma credo che il governo e in particolare il ministro dello Sviluppo Economico dovranno agire immediatamente per scongiurare il trasferimento all’estero della produzione e, cosa ancora più grave, di un marchio storico dell’industria italiana, come Ceramica Dolomite». Lo affermano il deputato bellunese Roger De Menech e la segretaria provinciale del Partito democratico, Monica Lotto.

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