Obiettivo: fare sistema nell’Italia che riaccende il motore del commercio

Genova ha ospitato la quarta tappa del tour “Alfabeto del Futuro” l’iniziativa sull’innovazione de La Stampa e dei giornali del gruppo Gnn

È boom del commercio mondiale. Dopo il periodo oscuro dell’emergenza contagio il rimbalzo è guidato dallo shipping. È una dimensione internazionale in cui si inseriscono anche Genova e il suo scalo. C’è una scadenza da tener d’occhio, il 2026. Ultima data utile per utilizzare i fondi che l’Europa ci garantisce. È anche il periodo in cui il cronoprogramma fissa la nascita del nuovo porto di Genova. La nuova diga foranea, l’ultimo miglio di strade e ferrovie. Ci sarà già il Terzo Valico.

Ma la ripresa è ora. Il 2026 non è troppo lontano? Genova ha le carte per poter agganciare già oggi una ripresa così fruttuosa? Si è parlato anche di questo ieri nella tappa genovese dell’Alfabeto del futuro, il tour della Stampa, del Secolo XIX e dei quotidiani Gnn dedicato alle grandi sfide che ci attendono.

«Siamo il passato e il futuro del commercio - dice il primo cittadino Marco Bucci - e con il commercio arrivano le persone, la cultura e adesso i dati: siamo il punto di accesso dei grandi cavi dei big data in Italia». Ma se il commercio mondiale ha ingranato la marcia della ripresa, Genova sconta sempre il ritardo sulle infrastrutture: Terzo valico e nuova Diga non si vedranno nella piena operatività prima di tre-quattro anni almeno. Tempi lunghi, per chi guarda al business su scala globale. «Vero, ma il vero investitore è quello che investe prima, non quando le cose ci sono. E noi stiamo offrendo la prospettiva, la certezza di avere queste cose. E avere fiducia nel territorio. Lo abbiamo dimostrato con il ponte e noi oggi siamo in grado di fare questo: avere mostrato al Salone Nautico come sarà il Waterfront tra due anni ha generato un hype pazzesco».

Già oggi sulle portacontainer non c’è spazio per trasportare tutto. Il boom del commercio è oggi e, spiega la presidente di Federspedi Silvia Moretto, «il nostro Paese è pronto a cogliere l’occasione del Pnrr e delle risorse che destina alla logistica». Ma la nostra logistica è in grado di cavalcare il momento positivo e di farlo subito? «La nostra logistica - prosegue Moretti - soffre da anni. Tutti ci rendiamo conto quanto è importante essere competitivi, il nostro Paese non era pronto a sfidare i giganti della logistica nemmeno prima. Ma noi italiani sappiamo sempre trovare delle soluzioni».

Tutti i porti del mondo cercano di cambiar volto. A Genova nel 2026 sarà davvero tutto pronto? Ottimista Paolo Emilio Signorini, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale: «Genova come sistema negli ultimi tre anni ha dimostrato di essere credibile. È stato positivo trasferire il modello commissariale del ponte al porto. Se saremo bravi sì, nel 2026 sarà tutto pronto».

Appassionato Aldo Spinelli, presidente del Gruppo Spinelli: «Nel porto di Genova si è sbagliato tutto quando noi avremmo dovuto seguire quel che il mercato ci chiedeva. Panama e Suez allargavano i canali? E noi stavamo fermi. Abbiamo fatto prima i terminal poi la diga, con navi che non possono attraccare». Il 2026 sarà già tardi per la ripresa? «Il piano ferroviario di Genova è il più indietro di tutti. Bisogna farle, le cose. A Montecarlo hanno realizzato la diga e l’isola in due anni e mezzo».

È un quadro condiviso, ma con minor pessimismo, da Stefano Messina, vice presidente esecutivo della Ignazio Messina & C. e presidente di Assarmatori: «Penso che Genova possa farcela, il 2026 non è troppo tardi: i volumi stanno crescendo già ora. La tendenza è nel ricambio del naviglio mondiale imposto dalla decarbonizzazione. È un momento in cui mai si è parlato così tanto di filiera logistica».

Il nostro Paese movimenta 10 milioni di contenitori da tempo. Da quel numero non ci si schioda. A chi facciamo concorrenza allora? Ancora Messina: «Ora non facciamo concorrenza a nessuno ma dovremo farla, dovremo aggredire altri mercati. L’Italia è strategica. Possiamo andare a intercettare proprio su Genova quote di mercato dove oggi siamo a zero».

L’occupazione. C’è una ricerca degli spedizionieri, per l’anniversario numero 75 di Federspedi, sui ruoli del futuro. Anticipa Moretto: «Ci sono quelli in declino, quelli che possono essere sostituiti dalla tecnologia. Ma anche quelli emergenti: le risorse umane e del team che può portare avanti, e comunicazione e marketing».

Stesso quesito per Signorini: «Il Covid ha fatto scoprire che la grande manifattura europea era quasi sparita. Ora si è presa consapevolezza che bisogna far attenzione a non perderla. Ci sono enormi possibilità di occupazione anche a Genova perché ora si trovano grandi difficoltà a reperire la mano d’opera. Non si trova mano d’opera specializzata per ordini del settore».

Spinelli assicura: «Stiamo assumendo, il target delle materie prime si è sviluppato del 42% in più. Le aziende edili non hanno sabbia. Mancano carbone, loppa, gomma». Messina: «Grandi prospettive arrivano dal rinnovo della flotta traghetti con gli investimenti degli armatori. Una filiera cantieristica italiana pubblica e privata. L’Italia ce la può fare, le nostre proposte sono già dal ministro Giovannini».

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