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Covid, ecco le 10 categorie che per prime riceveranno la terza dose

Toccherà a chi ha problemi al sistema immunitario, poi ad anziani e a lavoratori della sanità

Da oggi l'Italia è partita ufficialmente con la campagna per la somministrazione della terza dose per le persone immunocompromesse, trapiantati e malati oncologici con determinate specificità: sono circa tre milioni di pazienti. 

In realtà si deve parlare di una dose aggiuntiva a completamento del ciclo vaccinale primario di 2 dosi, per raggiungere un adeguato livello di risposta immunitaria. Si somministrerà almeno dopo 28 giorni dalla seconda, e il prima possibile se tale lasso di tempo è già trascorso. I vaccini sono quelli a mRna (Pfizer e Moderna). Dieci le categorie destinatarie di questa dose addizionale. Poi sarà la volta delle dosi “booster” per chi, a distanza di tempo, o forse, a causa delle varianti, ha bisogno di una dose di rinforzo a fronte del calo di copertura immunitaria come over 80, residenti nelle Rsa e sanitari. Questa da somministrarsi a 6 mesi dall'ultima dose.

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Le categorie di pazienti pronti per la terza dose
Le dieci categorie di pazienti che riceveranno la terza dose “addizionale” comprendono le seguenti situazioni: trapianto di organo solido in terapia immunosoppressiva; trapianto di cellule staminali ematopoietiche; attesa di trapianto d'organo; terapie a base di cellule T; patologia oncologica; immunodeficienze primitive; immunodeficienze secondarie; dialisi e insufficienza renale cronica grave; pregressa splenectomia; Aids. Come terza dose sarà impiegato uno qualsiasi dei 2 vaccini mRNA autorizzati: Pfizer nei soggetti di età maggiore o uguale di 12 anni e Moderna dai 18 anni in su. La somministrazione dovrà avvenire almeno dopo 28 giorni dall'ultima dose (seconda o monodose).

La circolare distingue la terza dose “addizionale” dalla dose “booster”
C’è poi una platea di persone per le quali la nuova dose, fatta con Pfizer o Moderna (vaccino a Rna messaggero), è considerata un “booster”, cioè un potenziamento dei vaccini che hanno già ricevuto. Il tempo di attesa, in questo caso, sarà di almeno sei mesi dall'ultima somministrazione. Necessita per «mantenere nel tempo o ripristinare un adeguato livello di risposta immunitaria. In particolare in popolazioni connotate da un alto rischio, per condizioni di fragilità che si associano allo sviluppo di malattia grave, o addirittura fatale, o per esposizione professionale» spiega la circolare.

Sono i fragili che rischiano di ammalarsi gravemente: gli over 80 e in generale gli anziani, residenti nelle Rsa o chi ha una esposizione professionale. In questo caso si parla del personale sanitario, la terza categoria che avrà una nuova somministrazione. Ulteriori spiegazioni su quali fragili e su quali lavoratori della sanità si inizierà, si saprà tra poco.

A Rieti partite le prime somministrazioni
Varie regioni si dicono pronte a partire oggi 20 settembre con la terza dose, dalla Lombardia al Veneto alla Toscana, e al Policlinico di Bari (sui bimbi oncologici). Rieti è  già partita la scorsa settimana con 40 trapiantati. Si tratta di trapiantati di organo solido che avevano già completato il primo ciclo vaccinale nei mesi scorsi . «Le persone - sottolinea la Asl - sono state contattate direttamente per la somministrazione del vaccino in terza dose presso l'hub vaccinale “ex Bosi” di Rieti». 

Lo studio su Israele: Chi ha avuto il nuovo richiamo è protetto fino al 95%
Intanto, da uno studio condotto in Israele e pubblicato sul New England Journal of Medicine, sulla base dei dati del ministero della Salute israeliano sugli over 60 vaccinati con ciclo completo, emerge che rispetto alla variante Delta, la terza dose Pfizer «porterebbe l'efficacia del vaccino tra i soggetti che hanno ricevuto il richiamo a circa il 95%, un valore simile all'efficacia del vaccino originale riportata contro la variante Alfa». Secondo i ricercatori israeliani, i casi di contagio e di malattia grave calano «sostanzialmente» con un tasso di infezione, almeno 12 giorni dopo il “booster”, inferiore di «11,3 volte» rispetto alle due dosi e un tasso di malattia grave «inferiore di 19,5» volte. Lo studio è stato condotto dal 30 luglio al 31 agosto su 1,13 milioni di over 60 che avevano completato l'immunizzazione 5 mesi prima, divisi in due gruppi: quelli cui è stato somministrata la terza dose e quelli che ne hanno ricevute due.

Medici di famiglia: “Massima disponibilità, al momento non contattati”
Pronti ma in attesa di ulteriori indicazioni, invece, i medici di famiglia. «Al momento non siamo stati contattati e non abbiamo ricevuto alcuna indicazione operativa, ma da parte nostra c'è la massima disponibilità», ha affermato il segretario generale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti.

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