Zaia: “Abbiamo meno vaccini del necessario, in Veneto potremmo farne il doppio”

Il governatore: «Siamo in grado di arrivare a 80-100mila somministrazioni al giorno, oggi ci fermiamo a circa 40mila»

Non vuole agitare più di tanto la palma del super presidente di Regione (stabilmente il più amato d’Italia, secondo l’ultima classifica del Sole24Ore). «Non è che porta sfiga?», chiede sorridendo Luca Zaia, ospite della tappa di Padova de “L’Alfabeto del futuro”, il tour organizzato da La Stampa, con i giornali del gruppo GNN, per affrontare le sfide che ci attendono. Il presidente del Veneto, nel colloquio con il direttore de La Stampa, Massimo Giannini, si schermisce dietro una citazione latina: “Natura non facit saltus”, la natura non fa salti, tutto avviene per gradi. E poi ne aggancia una di Leopardi: «Il sabato è sempre più bello della domenica – dice - ma io penso sempre al passaggio successivo».

Quale? C’è chi dice che lei di fatto è il leader della Lega…

«Assolutamente no, ho sempre fatto l’amministratore, sono uno che lavora per risolvere i problemi, come abbiamo fatto durante questa pandemia: è che questo che mi dà adrenalina. Sono sempre stato fatalista e non ho mai pensato al futuro. Pensi che nel 2010 quando mi hanno chiamato per fare il ministro dell’Agricoltura non volevo, preferivo occuparmi del Turismo in Veneto. Noi abbiamo un segretario e Matteo Salvini, almeno per quanto mi riguarda, può stare tranquillo».

Magari per quanto riguarda lei, ma all’interno del partito ci sono attriti?
«Siete voi che alimentate certi dibattiti sui giornali, vi piace raccontare di qualche capo nascosto nell’ombra. La verità è che Salvini ha preso in mano la Lega quando era al 3% ed è stato bravo a portarla al 34% alle elezioni europee. Ora siamo comunque il primo partito a livello nazionale. Punto».

Ma l’idea del partito di respiro nazionale è vincente? O la Lega resta comunque il partito del Nord?
«Il lignaggio nazionale deriva dal fatto di prendere voti in tutte le regioni d’Italia. Salvini ha impostato il partito come soggetto politico di riferimento nazionale, io resto convinto che l’operazione non sia incompatibile con l’obiettivo di preservare la nostra identità. Perché è dimostrato che, alla lunga, quando i partiti perdono la loro identità, perdono anche i voti».

A proposito di identità, ha fatto rumore la firma da parte di Salvini del manifesto dei sovranisti europei. Un documento con una visione opposta a quella del premier Draghi. Non c’è un cortocircuito?
«Guardi, onestamente non mi occupo di queste cose, non conosco certe dinamiche e spetta al segretario impostare le strategie a livello europeo. Sottolineo, però, che noi non siamo antieuropeisti, spero che si sdogani anche questo aspetto. Poi il modello europeo, con alcune sue regole, può essere messo in discussione».

Ma al governo con Draghi vi trovate bene, no?
«Ora, trovarsi bene non so…io dico che abbiamo fatto bene a sostenere questo governo di unità nazionale, in cui un po’ tutte le forze politiche si sono rimboccate le maniche. Va riconosciuto il senso di responsabilità che abbiamo dimostrato, nel centrodestra siamo stati noi il pesce pilota, era più facile rimanere all’opposizione. Quanto a Draghi, garantisce uno standing internazionale importante, che non avevamo dai tempi dell’ultimo governo Berlusconi. Ma invito il premier a guardare a questi territori e pensare che noi siamo quelli dell’autonomia, non ce la siamo dimenticata».

“Più facile restare all’opposizione”, ha detto: le dà fastidio la posizione di Giorgia Meloni?
«Nessun fastidio, la sua scelta va rispettata, noi ne abbiamo fatta un’altra. Ci sono i miliardi del Recovery da spendere e grandi riforme da realizzare: non so quanti italiani siano consapevoli che il vero dibattito sarà su come attuare queste riforme, che non sono banali e dovevano essere fatte diversi anni fa».

Ce la faremo?
«Il Pnrr è una grande opportunità, credo sia l’ultimo treno che passa per il nostro Paese, non deve essere una distribuzione dei pani e dei pesci, bisogna fare quello che serve, dalle infrastrutture agli ospedali, il completamento dell’alta velocità, il sistema portuale. L’economia è ripartita, anche se non per tutti i settori, il Pil crescerà a due cifre».

Veniamo all’epidemia, con la variante Delta in agguato, come vede la situazione?
«La fotografia di oggi è chiara, in Veneto siamo passati da quasi 500 ricoveri in terapia intensiva a 12, facciamo fatica a trovare i positivi e incontriamo molte difficoltà a fare i tamponi previsti: abbiamo un target da 30mila test al giorno, ma con questa bassa circolazione del virus chi mette a disposizione le narici? Comunque, non dobbiamo abbassare la guardia, andiamo avanti con la mascherina, seguendo il principio dell’ombrello: se piove lo apri, allo stesso modo se c’è assembramento la metti».

La vera libertà la raggiungeremo con l’80% della popolazione vaccinata, il commissario Figliuolo ha fissato l’obiettivo per settembre: si può fare? Ci sono nuove polemiche con le Regioni sulle forniture e sulle dosi disponibili…
«Noi stiamo vaccinando, le dosi ci sono, anche se in numero inferiore rispetto al nostro sforzo possibile: possiamo fare 80-100mila vaccinazioni al giorno, oggi ci fermiamo a circa 40mila. Non è colpa di Figliuolo, ci sono contratti e dinamiche di compensazione per le forniture: certo, se avessimo la possibilità di comprare i vaccini autonomamente sarebbe meglio, su questo l’Europa è stata un problema. Potevamo arrivare a 800mila vaccinazioni al giorno a livello nazionale. Ora sul fattore tempo ci sono due fattori da considerare: la quantità effettiva di vaccini disponibili e il periodo estivo che porterà molti a rinviare l’iniezione».

Sulla vaccinazione in vacanza voi come siete organizzati? Ci sono convenzioni?
«Non facciamo convenzioni, ma la prima proposta era mia e poi è stata accolta a livello nazionale: si va incontro a chi permane oltre i 15 giorni in una regione e gli si fa la seconda dose. Noi siamo pronti, poi chissà, siamo nel Paese dell’ufficio complicazione affari semplici, si inventano un mare di scartoffie da compilare…».

Più importante l’obiettivo di immunizzare gli oltre 2 milioni e mezzo di over 60 ancora scoperti. Come vi state muovendo?
«I medici di base stanno aiutando, in campo ci sono anche le farmacie, abbiamo mandato da poco un’altra lettera agli “irriducibili”, che per fortuna in Veneto sono pochi. Poi oltre il muro del suono non vai, al 100% non ci arrivi, c’è sempre qualcuno che non vuole vaccinarsi. Ma ricordiamoci che per altri vaccini già l’80-85% è un’ottima copertura».

In ogni caso, mai più lockdown?
«Quella è la strada più breve per affrontare il problema, ma ora la vera sfida è la convivenza con il virus. Il lockdown toglie la responsabilità al singolo e la mette in mano alle istituzioni. Adesso tocca ai cittadini essere responsabili».
In conclusione, si fida di Draghi?
«Non lo conosco personalmente, ma senza dubbio ha un pedigree di livello, glielo dice uno che si intende di cavalli. Uno così può vincere tutte le corse, speriamo che le gambe tengano».

Video del giorno

Trieste, manifestazione contro il green pass in piazza della Borsa

Gazpacho di anguria, datterini e fragole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi