Il mondo agroalimentare indica la rotta: “La qualità primo valore per la ripartenza”

L’evento è stato ospitato nella sala Amore e Psiche di Palazzo Te

A Mantova la seconda tappa di “Alfabeto del Futuro”, tour sull’innovazione de La Stampa e dei giornali Gnn

I sontuosi banchetti in campagna raffigurati sulle pareti sud e ovest della sala più ricca di palazzo Te sono stati sostituiti oggi da apericena, brunch, serate in famiglia con i piatti ordinati al delivery, pizza e sushi da asporto. Ma cinquecento anni dopo, i passi della storia di Amore e Psiche sdraiati su un lettino, e le altre favole mitologiche che narrano di amori contrastati, ci ricordano la potenza della reggia di Mantova, frutto del genio di Giulio Romano. Un luogo dove è ancora possibile respirare lo splendore dei banchetti dei prìncipi, il “mangiare” dei Gonzaga. Ed è qui che ha fatto tappa ieri “L’Alfabeto del Futuro”, il progetto dedicato all’innovazione promosso da Gedi News Network. “Mangiare, questione di vita” il tema scelto per approfondire molteplici aspetti del pianeta cibo: la filiera alimentare, la produzione nei campi – in un territorio, il Mantovano, particolarmente vocato – le industrie della trasformazione, le nuove opportunità di business, la sostenibilità del sistema.

La parola chiave per dare un elemento di sintesi al dibattito? Qualità, declinata in tutte le sue forme: qualità delle materie prime, del tessuto industriale dell’agroalimentare italiano, qualità del lavoro e - non meno importante - la qualità dell’informazione, che deve sempre più formare la consapevolezza del consumatore, come è emerso nel corso del dialogo finale tra Massimo Giannini, direttore de La Stampa, e Guido Barilla, presidente dell’omonima multinazionale.

«C’è una gran voglia di tornare a parlare di vita» ha detto Enrico Grazioli, direttore della Gazzetta di Mantova – citando i mesi bui della pandemia. E proprio ripercorrendo idealmente l’incubo dei lockdown con gli ospiti sono emersi spunti interessanti di riflessione: dalla capacità di resilienza e di innovazione di Alberto Santini, del ristorante “Dal Pescatore”, che nei giorni della chiusura blindata ha scoperto le opportunità delle degustazioni digitali di vino e progettato, insieme alla famiglia, orto e azienda agricola a filiera corta che saranno un ulteriore elemento distintivo del pluristellato tempio della ristorazione italiana di Canneto sull’Oglio.

“Nativa digitale”, e trasformata poi in una catena che dopo tre anni conta già 45 locali tra Italia e Europa, è invece Poke House, sinonimo di piatto hawaiano rivisitato in chiave californiana «ma con la qualità tutta italiana» ha spiegato Vittoria Zanetti, co-fondatrice dell’azienda. «Innovazione e tradizione possono ben convivere – ha aggiunto – diciamo che dovendo scegliere scelgo poke a pranzo e trattoria italiana, con un buon bicchiere di vino, a cena». Ma l’innovazione oggi, in chiave alimentare, è anche e soprattutto culturale. «Significa difendersi dalle mode, dalla logica dei talk show, conoscere le cose e a fondo, informarsi correttamente anche sul significa profondo della parola sostenibilità, che passa anche attraverso la lotta allo spreco alimentare» ha spiegato Adele Gorni Silvestrini, responsabile marketing dell’Industria Molitoria Perteghella. In questa direzione va la strategia della Levoni, storico marchio mantovano che spedisce prosciutti, salami e mortadelle nei migliori negozi d’Italia e del mondo. «Oggi la nostra filiera non si ferma ai punti vendita, ma arriva fino alle case. Noi facciamo corsi per i nostri agenti di vendita, per i nostri clienti: l’obiettivo è tramandare la tradizione di un prodotto storico come un salume e contemporaneamente sfruttare le potenzialità del digitale» ha affermato Nicola Levoni, nella duplice veste di presidente del gruppo da 330 milioni di euro di fatturato e di numero uno di Assica, l’associazione degli industriali delle carni e dei salumi.

Tutti d’accordo sul fatto che la sostenibilità sarà l’elemento chiave dell’idea di business nei prossimi 15 anni. E che per migliorare la filiera serviranno investimenti importanti, come ha ricordato Renzo Simonato, responsabile Direzione Agribusiness di Intesa San Paolo. «La pandemia ha reso visibile ciò che era invisibile, ha fatto emergere gli anelli deboli della filiera, e ha costretto i consumatori a farsi delle domande» ha sottolineato Sara Roversi di Future Food Institute rispondendo alle domande di Luca Ubaldeschi, direttore de Il Secolo XIX e responsabile editoriale del tour “L’Alfabeto del Futuro”. «Educazione delle nuove generazioni e innovazione dei processi produttivi sono alcuni degli obiettivi da perseguire oggi, per costruire il domani». Già, perché nell’agroalimentare, in particolare, il futuro si crea consolidando i valori del presente.

Approfondimenti, interventi e video sul sito www.lesfidedellinnovazione.it

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