Barilla: “Ragazzi, rinunciate ai sussidi e mettetevi in gioco”

Guido Barilla, presidente del gruppo Barilla

Il presidente del gruppo alimentare: “Il Recovery plan opportunità irripetibile per l’innovazione”. “La nostra filiera è il secondo mondo produttivo del Paese: servono attenzione e competenze”

«L’Italia avrà un guizzo di forza che ci porterà verso la ripresa». Guido Barilla, presidente dell'omonimo gruppo, durante il colloquio con il direttore de La Stampa, Massimo Giannini, organizzato nell’ambito della tappa mantovana del tour “L'Alfabeto del Futuro”, dedicata all'alimentazione, racconta la voglia di riscatto che percepisce nelle imprese e nelle persone e si appella alle energie dei giovani che devono mettersi in gioco lasciando i “facili sussidi” per entrare nel mercato del lavoro.

Come vede le prospettive dell'economia italiana?

«Un anno di compressione come quello che abbiamo vissuto c'è stato solo nel dopoguerra. Il nostro Paese è provato da una pesante situazione di stress e c’è volontà, determinazione ed energia pronta ad operare che sboccerà tra poco. Tutta la grande impresa ha lavorato con difficoltà e non vediamo l'ora di riaprirci a un contatto diretto con le persone».

E’ preoccupato sotto il profilo dell'equilibrio sociale dallo sblocco dei licenziamenti?
«Ci saranno dei momenti di elevata tensione perché ci sono filiere industriali in grande difficoltà. L’alimentare ha avuto una vita molto difficile ma positiva, non è così in altri settori. Quando ci sarà maggiore liberalizzazione è possibile che ci sia una crisi profonda. Ma credo ci potrà essere una controtendenza trainata dalla necessità, in altri comparti, di una forza lavoro importante che possa bilanciare le difficoltà».

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Sembra un paradosso, c’è fame di lavoro ma molte aziende lamentano la difficoltà nel reperire personale qualificato. Cosa sta succedendo?
«Molte persone scoprono che stare a casa con il sussidio è più comodo rispetto a mettersi in gioco cercando lavori probabilmente anche poco remunerati. C'è un atteggiamento di rilassamento da parte di alcuni che io spero termini perché invece serve l’energia di tutti. Rivolgo un appello ai ragazzi: non sedetevi su facili situazioni, abbiate la forza di rinunciare ai sussidi facili e mettetevi in gioco. Entrate nel mercato del lavoro, c’è bisogno di tutti e specialmente di voi».

Quale opportunità sarà Il Pnrr per il nostro Paese e per il vostro business?
«E’ un’opportunità irripetibile di cui abbiamo un bisogno straordinario. Per quanto riguarda il comparto alimentare, serve innovazione che è molto costosa e più anche essere finanziata dallo Stato. L’opportunità di ricevere questi denari è da non gettare e dobbiamo unificare le forze per non sprecarla. La tecnologia e la digitalizzazione devono aiutare a una deburocratizzazione dello Stato, a una semplificazione delle norme e a rendere possibile una migliore agilità nell'operare».

Stili di vita e consumi: cosa è cambiato e cosa resterà dopo?
«Molte cose sono cambiate e anche in modo repentino. E’ stato talmente drammatico e rapido il cambiamento che molte persone hanno agito sull'onda dell’ansia e dell’irrazionalità. All’inizio la gente ha comprato in modo fobico, per accaparrarsi il cibo senza logiche. Quindi hanno vuotato tutta la distribuzione in tempi rapidi e l'industria ha fatto fatica a riprogettare le forniture. Le persone, forzate a stare in casa, si sono riavvicinate affettivamente al cibo e a preparazioni che erano dimenticate. Ma il rischio è che si dimentichi in fretta».

Prima, quando parlavamo di sostenibilità, sembrava ci fosse poca concretezza. E' cambiato qualcosa ora?
«Oggi tutti usiamo la parola sostenibilità ma pochi si fermano ad approfondire quali sono le grandi macrocause. Una è lo sviluppo demografico che è totalmente fuori controllo. La seconda è l'urbanizzazione che ha cambiato la faccia del mondo concentrando miliardi di persone in aree molto circoscritte. Questi sono due motivi che sono all'origine della necessità di rifondare il sistema legato al cibo».

Che ruolo potrà avere l'Italia nei prossimi vertici internazionali sul tema?
«Ha un ruolo di straordinaria importante. Ha tutte le materie prime e una cultura sull'argomento superiore a qualsiasi altro Paese. Quindi dovrà giocare un ruolo fondamentale. C’è sempre più la presa di coscienza che l’alimentare è un settore strategico ma per troppo tempo non è stato così. Abbiamo bisogno di attenzione, di competenze, di cultura e informazione perché è un patrimonio che garantirà lavoro e qualità».

Qual è il suo stato d’animo?
«La presa di coscienza di questo periodo, l’energia che si è sviluppata, credo sia premonitrice di un futuro molto positivo».

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