Evenepoel, altra caduta: ma lui ancora non molla

Evenepoel al traguardo scortato dai compagni

Il “predestinato” finito a terra nella discesa del Passo San Valentino è arrivato al traguardo con  i velocisti scortato dai compagni

ALA. Venticinque chilometri alla fine, discesa del Passo San Valentino. Caduta nel gruppo maglia rosa: finiscono a terra in tanti, lui, Remco Evenepoel, prende la curva larga, cerca di frenare, prende in pieno il guard rail alla sua sinistra e viene sbalzato sull’asfalto.

Prima, in salita, aveva sùbito perso le ruote del gruppo Bernal tenendo però sempre a tiro i big e riuscendo a recuperare. Prima ancora, dopo un avvio più che incoraggiante, gli schiaffi presi in serie: tappa di Montalcino, cotta paurosa per il ventunenne, con la sua Deceuninck che commette l’errore fatale di fermare la carta Joao Almeida, quarto un anno fa, per salvare il compagno.

Niente da fare, il fondo, le corse di preparazione, i chilometri di allenamento e l’esperienza non si inventano in una grande corsa a tappe. Evenepoel, numeri da predestinato nelle giovanili e nei primi due ani tra i pro, paga ancora le conseguenze del volo impressionante dal ponte al Giro di Lombardia all’inizio dell’agosto scorso. Frattura del bacino, recupero lampo, ritorno agli allenamenti di buona lena in Spagna all’inizio dell’anno e poi il brusco stop della preparazione a causa dei postumi dell’infortunio. Nove mesi senza corse, impossibile perciò far di più in questo Giro. Anche se sei un predestinato. Allora il ragazzo è umano, non è un extraterrestre, ma ha talento da vendere e tornerà presto al Giro per prendersi la maglia rosa accompagnato dallo stuolo di media belgi che continuano a seguirlo.

Perché ha talento ed anche tanto carattere Remco: mazzata a Montalcino, mazzata sullo Zoncolan, 24 minuti di ritardo nel tappone dimezzato di Cortina, con la sua bici che valicava il Passo Giau proprio mentre Bernal a Cortina svestiva la mantellina per tagliare il traguardo esaltando la maglia rosa. Ier rapporto agile sulle prime rampe del San Valentino, a 50 km dall’arrivo, 200-300 metri di ritardo dal gruppo, ma niente bandiera bianca.

Nemmeno quando la brutta caduta in discesa gli aveva spalancato la più comoda porta del ritiro. In fondo, a ventun anni di tempo ne avrebbe per riprovarci. No, medicazioni e via fino al traguardo tagliato a oltre 36 minuti, nel gruppo dei velocisti scortato e incoraggiato dai fedeli compagni di squadra. Combatte Remco. Se Bernal esalta la maglia rosa, come a Cortina o quando la difende con le unghie come a Sega di Ala, il “predestinato” rispetta il Giro. 

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