Rispetto, senso civico, umiltà. C’è tanto altro dietro al sogno di podio del gregario Caruso

Damiano Caruso sulle rampe del Giau

Il siciliano della Bahrain è 2°: «Con Bernal no, con gli altri me la gioco» «Il giudice Falcone? «Va ricordato insegnando i suoi valori a scuola»

“Lotterò fino alla fine per il podio, so che ci sono ancora tante tappe dure, ma ce la metterò tutta». Damiano Caruso, 34 anni da compiere, professione gregario, ma di quelli che le squadre cercano perché spostano gli equilibri. Gambe, ma soprattutto testa, anche fuori dal ciclismo.

È secondo a 2’24” dall’inarrivabile Bernal, ha più di un minuto di vantaggio sull’americano Carthy e quasi due sul russo Vlasov. Piccolo compendio del suo universo: è di Ragusa, zona commissario Motalbano, di cui giravano gli episodi a un passo da casa sua. Abita in Sicilia, niente Montecarlo, Lugano, Andorra o altri paradisi fiscali.

Il suo paradiso è sull’isola. Il padre, poliziotto, negli anni ’80 fece parte della scorta del giudice Falcone. Per questo martedì, a pochi giorni dall’anniversario della strage di Capaci, mentre a Canazei si sta giocando il podio “della carriera” al Giro, dichiara: «Quella è una delle pagine brutte della nostra storia, bisogna ricordarla, la cosa importante è studiare quello che è successo e continuare a insegnare nelle scuole i valori dello Stato alle generazioni future».

Caruso lunedì all'arrivo a Cortina con Bardet

Poi ci sarebbe anche il Caruso “pretoriano” del ct Cassani in azzurro, con vista Olimpica, e tanto altro. E quello da podio al Giro? «Ho ricevuto l’incoraggiamento di Vincenzo (naturalmente Nibali ndr), sto sentendo la pressione e ho ancor più rispetto per lui perché è riuscito a convivere con questa per oltre un decennio», dice. Il Giro? «Bernal è di un altro pianeta, ma con gli altri penso di potermela giocare: Carthy, Ciccone, Vlasov, Yates sono forti, ma io ce la metterò tutta».
Mercoledì sulla salita di Sega di Ala ci sarà un bel test: «Non la conosco, darò il massimo. E tranquilli, a quasi 34 anni la mia vita non cambierà se salirò sul podio al Giro, la prossima settimana cercherò di star il più possibile con i miei bimbi e poi preparerò le Olimpiadi».

Non ha rimpianti Damiano. «Lunedì stavo bene, ma mi sono adeguato alla decisione dell’organizzazione di tagliare il tappone, penso sia stata la scelta migliore. Psicologicamente sto bene: ho l’opportunità di fare un bel regalo alla mia carriera».

Il suo ds alla Bahrain, Franco Pellizotti, conferma: «Sì, dopo il ritiro di Landa con Damiano l’operazione podio è possibile, anche se ci sono mancate preziose spalle come Mader e Mohoric. Damiano va forte in salita e a crono, è solido. Nei primi giorni in alto in classifica sentiva un po’ la pressione, ma abbiamo lavorato a livello psicologico e ora lo vedo sereno. Mancano, però, ancora tante salite, certo il podio sarebbe il top, per la maglia rosa ormai solo Bernal può perderla». Pellizotti conosce bene Egan, gli fece da chioccia al suo sbarco da pro all’Androni cinque anni fa. «Due allenamenti e capii di trovarmi di fronte a un fenomeno, di gambe e di testa, quel che ha fatto a Cortina, mostrando con orgoglio la maglia rosa, è stato esemplare».
Di testa ne ha, e molta, anche Caruso. Martedì  ha scalato in solitaria il Passo San Pellegrino per tenersi in allenamento. «Ho raccolto idee ed emozioni», dice. E poi chiude magnificamente così la conferenza stampa del pomeriggio: «Grazie per le domande, nel secondo giorno di riposo a quest’ora di solito dormivo e le domande erano tutte per i miei capitani in classifica»

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