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Tumore al seno: “7 interventi in 5 anni, e sono ancora senza ricostruzione”

Crediti: Victoria Strukovskaya on Unsplash
Crediti: Victoria Strukovskaya on Unsplash 
Risponde Marzia Salgarello, Professore Associato di Chirurgia Plastica e Responsabile del Reparto di Chirurgia Plastica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli
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È normale aver subito già sette interventi chirurgici per la ricostruzione del seno dopo la mastectomia (eseguita nel 2016)? Finalmente mi sono liberata dalla gabbia della menopausa indotta e mi è tornato anche il ciclo, non ho però terminato il mio percorso di ricostruzione e chirurgia estetica: sono alla terza protesi, e non va bene neanche questa. È vero che mi sono trasferita ed ho cambiato chirurgo, ospedale e regione, ma è possibile sostituire 4 protesi, fare 2 mastopessi al seno controlaterale e, dopo 5 anni, non aver ancora concluso la ricostruzione? Scherzosamente ormai mi definisco una patchwork woman! Anche dal punto di vista psiconcologico non sono stata seguita come mi sarei aspettata. Per quanto tempo si può resistere in mezzo a una burrasca, se non vedi mai né mare calmo, né terra ferma in lontananza?” (Valentina)

 

Risponde Marzia Salgarello, Professore Associato di Chirurgia Plastica e Responsabile del Reparto di Chirurgia Plastica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli.

Cara Valentina,

purtroppo quella che ha raccontato nel suo sfogo è la situazione di tante donne. Quella con la protesi è un tipo di ricostruzione immediata e che sembra una soluzione facile, ma non è detto che sia la strada migliore in tutti i casi, e alcune pazienti, come lei, vanno incontro a problemi. Il motivo è che non è un intervento così semplice come può apparire: dopo una mastectomia non va ricostruito solo il volume, ma anche la forma e la simmetria con l’altro seno. A questa complessità si aggiungono le variabili del post-ricostruzione.

Da quello che scrive, capiamo che nel suo caso la ricostruzione non è stata 'felice' fin dall'inizio, sebbene non possiamo sapere perché, e cosa sia successo. In ogni caso è importante ricordare che la protesi non è l'unica possibilità. Spesso in pazienti che hanno una storia protesica complicata facciamo un cambiamento radicale di strategia e proponiamo una ricostruzione con i propri tessuti, detta autologa. I tessuti vengono presi di solito dall’addome, trasferiti, rivascolarizzati e modellati. Si tratta di una operazione complessa, che richiede una ospedalizzazione di circa 5 giorni, mentre per la ripresa di solito ce ne vogliono 20-30 (più o meno il doppio di quelli necessari dopo la protesi). Dal punto di vista estetico l’esito può essere molto naturale, anche perché il seno cambia come il resto del corpo: ingrassa, dimagrisce e invecchia come ogni altra parte.

Lo Stato incoraggia la ricostruzione mammaria dopo il cancro al seno, ma non quella autologa. Si tratta infatti di un intervento impegnativo che però ha un rimborso basso da parte del sistema sanitario. Queste ricostruzioni sono talmente anti-economiche per gli ospedali che spesso non vengono incoraggiate, e quindi non vengono sempre proposte alle donne che potrebbero beneficiarne. Non nego che sia una brutta situazione, perché ci si ritrova ad essere forzati a usare le protesi anche quando si sa che non sono la soluzione più adatta.

Io propongo la ricostruzione autologa a tutte le pazienti radio-trattate perché so che la protesi sarà un problema a vita per loro. La radioterapia, infatti, ha un impatto molto pesante sui tessuti e sulla protesi, che a volte può indurirsi e provocare dolore. Questo trattamento cambia il destino della ricostruzione, sia dal punto di vista estetico che funzionale, per questo con il progetto DonnaxDonna stiamo lavorando a un nuovo libricino dedicato proprio a questo argomento, che uscirà il prossimo settembre (può trovare quelli realizzati finora qui).

 

Non conoscendo il suo caso clinico, non posso dire se la ricostruzione autologa possa essere una strada anche per lei. Tutto è fattibile in linea di principio, ma va valutata la situazione locale, la salute generale e psicologica, e l’oncologo deve dare il suo parere. Comunque, qualora sia possibile, in situazioni di sintomatologia e deformità, quindi di necessità medica e non puramente estetica, lo Stato rimborsa una nuova ricostruzione.