Tumore al seno, Raffaella e il centro di ricerca che porta il suo nome

Tumore al seno, Raffaella e il centro di ricerca che porta il suo nome
È stato istituito presso l'Ospedale San Gerardo di Monza ed è dedicato agli studi di base su questa malattia. Con l'obiettivo di migliorare la cura e soprattutto la qualità di vita delle pazienti
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C'è un nuovo centro dedicato esclusivamente alla ricerca sul tumore al seno, e in particolare alla ricerca di base, che più difficilmente riesce a trovare finanziamenti. Porta il nome di una donna: Raffaella Trabattoni. Siamo a Monza, in Lombardia, precisamente nell'Ospedale San Gerardo, un luogo che Raffaella aveva imparato a conoscere bene, così come conosceva i medici ricercatori che si occupavano di lei e della sua terapia sperimentale. "Ho seguito Raffaella nel suo percorso di malattia avanzata per sette lunghi anni e insieme abbiamo cercato sempre l'equilibrio fra le cure e la qualità di vita", racconta Marina Cazzaniga, oncologa, direttrice del Centro Ricerca Fase 1 della ASST di Monza, docente e ricercatrice all'Università di Milano-Bicocca: "Raffaella credeva fortemente nella ricerca scientifica e ci ha sempre chiesto di fare il possibile per portarla avanti, con l'obiettivo di migliorare la qualità di vita delle pazienti".

La storia di Raffaella

La sua storia con la malattia, che raccontiamo questa settimana sulla newsletter di Salute Seno, comincia quando aveva 46 anni. Era il 1993, un'epoca in cui le possibilità di cura erano decisamente diverse da quelle che si hanno oggi, ma l'intervento e i trattamenti avevano dato l'esito sperato. Ben 17 anni dopo, però, nel 2011, la malattia era ricomparsa. Raffaella aveva avuto dei problemi respiratori e l'esito degli accertamenti era stato, di nuovo, pesante come un macigno: una metastasi a un polmone, originata dal tumore al seno. Come spiega Cazzaniga, infatti, anche le forme di carcinoma mammario biologicamente più favorevoli, quelle che esprimono i recettori ormonali come nel caso di Raffaella, possono dare metastasi, in particolare alle ossa e al polmone.

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"Anche se la malattia era tornata più aggressiva di prima, non permetteva che gli altri si preoccupassero per lei", ricorda Stefania, accolta dalla famiglia di Raffaella quando era appena una bambina: "Quando la chiamavo per chiederle come stesse dopo la chemioterapia, mi rispondeva frettolosamente che stava bene e che era molto impegnata a fare qualcosa. In realtà, sapevo che non voleva darmi pena, né voleva lasciare spazio alla malattia nelle relazioni con gli altri. Era una persona profondamente altruista".

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I progetti per migliorare la qualità di vita delle pazienti

Quell'altruismo di cui parla Stefania è rimasto vivo: la sua famiglia ha deciso di ricordarla con una donazione a favore dell'istituto che l'aveva in cura, ed è così che è nato il 'Centro Studi sul tumore mammario Raffaella Trabattoni', quasi tutto al femminile, dove attualmente sono in corso due progetti di ricerca. "Il primo riguarda lo studio dei meccanismi di resistenza agli inibitori CDK 4/6, che oggi sono la terapia standard per le pazienti con tumori che esprimono i recettori ormonali", riprende l'oncologa: "Il secondo è più avveniristico e riguarda lo studio delle cellule mesenchimali, ossia cellule derivate da tessuti come l'adipe, che hanno la capacità di muoversi verso le aree colpite da infiammazione. Insieme all'Istituto Besta e al gruppo di Augusto Pessina dell'Università di Milano, stiamo cercando di utilizzarle come vettori per trasportare e rilasciare il chemioterapico solo a livello del tumore, per massimizzare l'efficacia del farmaco riducendone la tossicità. L'obiettivo è anche quello di migliorare la qualità di vita delle pazienti, come desiderava Raffaella".

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Con il fondo donato, quindi, si finanziano sì studi pre-clinici, ma con ricadute cliniche sulle pazienti. Inoltre, si continua a portare avanti la ricerca sulla chemioterapia metronomica, ossia a basse dosi: "La speranza - conclude Cazzaniga - è di contribuire a cambiare la storia della malattia di tante donne".