Il test / Piemonte

Nell'aria e nell'acqua, come scovare Sars CoV-2

Un metodo messo a punto da Arpa Piemonte. Per trovare il virus nell'ambiente
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VERIFICARE la presenza del virus responsabile di Covid nell’aria che respiriamo e nelle acque che escono dalle nostre case per valutare la salubrità degli ambienti e predire focolai con oltre una settimana di anticipo. Ecco cosa è riuscita a fare Arpa Piemonte, mettendo a punto un metodo riproducibile e validabile di campionamento, oltre a tecniche di pretrattamento e analisi che determinano la presenza del virus intorno a noi.


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L’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Regione si è trasformata: il Centro di biologia molecolare di La Loggia, in provincia di Torino, analizza più di mille tamponi al giorno per la diagnosi del Covid-19 ed ospita un laboratorio di virologia ambientale in cui è stato sviluppato un metodo analitico per l’analisi standardizzata dei campioni. Si parte dalla campionatura per passare all’estrazione dell’acido nucleico virale, all’amplificazione molecolare e infine all’analisi con la Pcr. È stato così creato un modo affidabile per trovare Sars-Cov-2 nell’aria e nell’acqua.

"Diversamente dai campioni che si prelevano con il tampone oro-faringeo, la concentrazione di virus nell’acqua e nell’aria è più bassa: milioni e milioni di volte in meno - spiega il direttore generale di Arpa Piemonte, Angelo Robotto -. Dobbiamo acquisire grossi volumi di aria e concentrarli per analizzarli: prima della pandemia contavamo le particelle delle polveri sottili, mentre ora cerchiamo virus che hanno un centesimo di quella dimensione".

Per affinare la tecnica il gruppo ha eseguito campionamenti in un reparto Covid, in un’abitazione di 100 metri quadri abitata da una famiglia in quarantena e in una via del Quadrilatero Romano di Torino. "Nel reparto Covid, in presenza di pazienti caratterizzati da elevati carichi virali, le concentrazioni rilevabili sono risultate generalmente contenute e questo grazie all’elevato tasso di ricambio dell’aria. In ambito domestico, al contrario, le concentrazioni di virus si sono rilevate più alte, con circa 50 copie genomiche al metro cubo. Valori che risultano influenzabili dalle finestre aperte e dal numero di soggetti positivi. In ambiente esterno, invece, il virus non è risultato rilevabile. Ora vorremmo proseguire analizzando altri ambienti indoor". Un lavoro che potrebbe permettere di tornare a teatro o al cinema in sicurezza.

Non meno interessanti sono i dati dalle acque reflue domestiche. "I rapporti dell’Istituto Superiore di Sanità confermano la presenza di materiale genetico riferibile al virus nelle acque non depurate, generalmente in stato non infettivo. I trattamenti depurativi si sono rivelati efficaci nel disattivare il virus: non è stata dimostrata la presenza di Covid nell’acqua potabile".