Tumore al collo dell’utero, il vaccino anti-HPV potrebbe prevenire le recidive

(Crediti: CDC via Unsplash)
(Crediti: CDC via Unsplash) 
La vaccinazione contro il papilloma virus dopo il trattamento chirurgico per una lesione pre-cancerosa sembra più che dimezzare il rischio che la malattia si ripresenti. Ma serviranno studi più ampi per accertarlo
2 minuti di lettura

Da alcuni anni in Italia il sistema sanitario offre gratuitamente il vaccino per il papilloma virus (Hpv) agli adolescenti di 11 e 12 anni, utile soprattutto prima dell’inizio dell’attività sessuale e quindi di un possibile contagio. Lo scopo è quello di prevenire le conseguenze, anche a lungo termine, che il virus scatena nell’organismo, fra cui le lesioni precancerose al collo dell’utero e, in seguito, il cancro. Lo stesso vaccino, però, potrebbe essere utile anche più tardi, per prevenire il rischio di recidiva nelle donne che hanno già contratto il virus e si sottopongono all’intervento chirurgico per asportare tali lesioni della cervice. Lo dicono, sebbene in maniera ancora preliminare, i risultati di uno studio pubblicato sul British Medical Journal.

Le conseguenze del virus Hpv

Un rapporto di due anni fa dei National Institutes of Health, negli Usa, evidenziava che il virus Hpv è responsabile della quasi totalità dei tumori della cervice uterina, del 95% dei tumori dell'ano, del 70% dei cancri dell'orofaringe (in cui la trasmissione virale avviene attraverso il sesso orale), del 65% di quelli della vagina, della metà di quelli  della vulva e del 35% dei cancri del pene. L’adolescenza è il momento più critico per contrarre il virus. Per questo l’Organizzazione mondiale della sanità, sin dal primo vaccino sviluppato nel 2006, ha consigliato la vaccinazione per le giovani ragazze. Vaccinarsi, secondo i dati, riuscirebbe a prevenire circa il 90% dei tumori.

Lesioni della cervice uterina

Le Neoplasie intraepiteliali della cervice (o Cin) sono delle lesioni “pre-maligne” causate dal virus Hpv che, se trascurate, sono precursori di veri e propri tumori maligni del collo dell’utero. Possono presentarsi con tre gradi di gravità, ma spesso riescono ad essere diagnosticate tempestivamente grazie al Pap-test e all’Hpv-test, esami che nel nostro paese fanno parte del programma di screening sanitario nazionale, e grazie ai quali la progressione alla forma tumorale vera e propria può essere evitata. Per trattare le Cin spesso si deve ricorrere a interventi chirurgici, dopo i quali il rischio di recidiva non è però nullo. Le donne che subiscono l’intervento per curare una Cin di alto grado, in particolare, hanno un rischio residuo elevato di sviluppare il cancro del collo dell'utero o altri tumori maligni legati all'infezione da Hpv. Per questo avere uno strumento di prevenzione della recidiva è importante.

Lo studio

Il vaccino anti-HPV potrebbe essere questo strumento? Per rispondere, i ricercatori hanno analizzato i risultati di 18 studi (12 dei quali osservazionali) per valutare l'effetto della vaccinazione sul rischio di infezione da Hpv o di recidive dopo il trattamento chirurgico. I risultati mostrano che il rischio di recidiva di lesioni di alto grado è stato ridotto del 57% nelle persone vaccinate rispetto a quelle non vaccinate, e la stima dell'effetto raggiunge il 74% nel caso in cui l’infezione sia causata dai due tipi di Hpv più comuni (Hpv16 e Hpv18), a cui si deve la maggior parte dei tumori della cervice. I dati raccolti e i risultati degli studi analizzati, comunque, non sono conclusivi e i ricercatori sottolineano che occorre eseguire analisi su larga scala per stabilire con certezza l’efficacia della vaccinazione nella prevenzione di recidive.