Tumore del colon-retto, approvata in Italia la prima immunoterapia per alcune forme avanzate

Tumore del colon-retto, approvata in Italia la prima immunoterapia per alcune forme avanzate
Aifa ha approvato la rimborsabilità di pembrolizumab in prima linea di trattamento, al posto della chemioterapia, per chi presenta una particolare caratteristica genetica. Fondamentali i test per sapere chi ne può beneficiare
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DA oggi c’è un nuovo standard di cura per il tumore del colon retto avanzato: l'immunoterapia che, in circa il 5% dei casi, potrà essere impiegata fin dall’inizio dei trattamenti. Può apparire una quota piccola di pazienti, ma si traduce in centinaia di persone ogni anno. L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha infatti approvato la rimborsabilità di pembrolizumab nei pazienti con tumore del colon-retto metastatico che presentano una particolare caratteristica genetica: l’elevata instabilità dei microsatelliti (MSI-H), che indica un problema nei meccanismi di riparazione del Dna. Si tratta della prima approvazione dell’immunoterapia nel tumore del colon-retto, che ogni anno in Italia fa registrare quasi 44 mila nuove diagnosi, di cui il 20% scoperte già in fase avanzata.

Cos'è l'instabilità dei microsatelliti e cosa indica

L’elevata instabilità dei microsatelliti è alla base di un alto numero di mutazioni nel genoma del tumore: una caratteristica associata a una diminuzione della sopravvivenza e a una minore risposta alla chemioterapia convenzionale. Da qui l’importanza della decisione di Aifa, che consente anche di evitare la chemioterapia a una parte dei pazienti con tumore avanzato. “In questi pazienti le cellule tumorali incorrono con alta frequenza in processi di mutazione e riparazione di piccole sequenze di DNA ripetute, accumulando un numero di alterazioni genetiche tale da essere facilmente riconoscibili dal sistema immunitario”, spiega Fortunato Ciardiello, Ordinario di Oncologia Medica all’Università della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli: “È proprio questa caratteristica a rendere efficace l’approccio immuno-oncologico”.

L'importanza dei test

Per poter prescrivere l’immunoterapia, quindi, d’ora in avanti sarà fondamentale garantire la possibilità di fare i test che rivelano le caratteristiche genetiche. “L’esecuzione dei test per la valutazione del deficit di riparazione del mismatch era già raccomandata nella classificazione dei tumori gastrointestinali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicata nel 2019 per tutti gli adenocarcinomi del colon, e oggi diventa ancora più importante, in seguito alla rimborsabilità di pembrolizumab da parte di Aifa”, aggiunge Matteo Fassan, Ordinario di Anatomia Patologica all’Università di Padova e coordinatore nazionale del gruppo di studio dei patologi dell’apparato digerente di SIAPeC-IAP (Società Italiana di Anatomia Patologica e Citopatologia Diagnostica).

Come spiegano gli esperti, questo biomarcatore ha un triplice valore. Il primo è diagnostico, perché permette di identificare i pazienti - e di conseguenza le famiglie - con sindrome di Lynch, una patologia eredo-familiare associata in particolare all’adenocarcinoma del colon e dell’endometrio: una volta scoperta l’alterazione, consente di identificare coloro che dovranno seguire programmi di sorveglianza e terapia specifici. Il secondo valore è prognostico: i tumori che presentano deficit di riparazione del mismatch hanno in genere un decorso clinico più favorevole negli stadi non avanzati. Il terzo valore è predittivo, poiché permette di identificare i pazienti che rispondono all’immunoterapia. “È importante che il test venga eseguito seguendo protocolli standardizzati, in linea con le raccomandazioni nazionali e internazionali”, sottolinea Fassan: “È indicata innanzitutto l’indagine immunoistochimica per la valutazione dell’espressione delle proteine del complesso del DNA ‘mismatch repair’. Quando questo complesso non funziona, la cellula accumula mutazioni e ‘mostra’ la sua identità al sistema immunitario. Per confermare questo malfunzionamento, si ricorre anche all’analisi molecolare dei microsatelliti, che rappresenta un segno indiretto del deficit del mismatch”.

Lo studio che ha portato all'approvazione in Italia

Il ruolo dell’immunoterapia è stato dimostrato dallo studio KEYNOTE-177, che ha coinvolto 307 persone: pembrolizumab in monoterapia ha ridotto il rischio di progressione della malattia o di morte del 40% e ha più che raddoppiato la sopravvivenza libera da progressione mediana, raggiungendo 16,5 mesi rispetto a 8,2 mesi con la chemioterapia, che fino a oggi ha rappresentato lo standard di cura. La decisione di Aifa segue l’approvazione di pembrolizumab da parte della Commissione europea proprio nella terapia di prima linea del tumore del colon-retto inoperabile o metastatico con alta instabilità dei microsatelliti o deficit di riparazione del mismatch, basata proprio sui risultati dello studio KEYNOTE-177, presentati nel 2020 al congresso dell’Asco. “Questa nuova approvazione di Aifa si aggiunge alle dieci indicazioni di pembrolizumab già rimborsate in Italia per il trattamento di ben sette diverse neoplasie”, dice Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato MSD Italia: “L’ottenimento della rimborsabilità, accompagnata dal riconoscimento di innovatività, è qualcosa che oggi in oncologia è riservato a pochissime opzioni di trattamento, e solo a quelle molecole che si distinguono per la capacità di soddisfare in maniera significativa importanti bisogni terapeutici. Si aggiunge così un’ulteriore pietra miliare per i pazienti poiché, per la prima volta, i clinici avranno a disposizione anche un’immunoterapia per il trattamento di un tumore molto frequente, come quello del colon retto”, conclude Luppi.

 

Crediti per l'immagine: National Cancer Institute via Unsplash