Tumore al polmone, causa Covid sono diminuiti i pazienti arruolati negli studi clinici

Tumore al polmone, causa Covid sono diminuiti i pazienti arruolati negli studi clinici
Tra le difficoltà di gestione e le paure dei malati di contrarre l'infezione, il calo dei pazienti coinvolti negli studi clinici è stato del 14%. Lo denuncia uno studio condotto in 26 Paesi diversi
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Per via del Covid-19, l'adesione dei pazienti agli studi clinici sul tumore del polmone ha subito nel mondo un calo del 14% in un anno. Ma mettendo in atto, dove possibile, strategie di mitigazione all'insegna della flessibilità, il peso della crisi sanitaria sulla ricerca oncologica si può alleggerire. E la lezione può servire anche in tempi post pandemici. È la sintesi del rapporto pubblicato sul Journal of Thoracic Oncology - la rivista ufficiale dell'International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC), un'organizzazione di 7.500 specialisti di oltre 100 paesi dedicata solo al cancro del polmone e ai tumori toracici - che ha misurato l'impatto del Covid-19 su 294 studi in 26 paesi.

Arruolare è complicato. Con il Covid di più

La ricerca aveva lo scopo di valutare quanto la pandemia avesse influenzato la partecipazione dei pazienti agli studi clinici sul tumore del polmone, e capire se ci fossero, e quali fossero, le migliori strategie per aumentare il coinvolgimento dei pazienti. I trial clinici sono un passaggio necessario per sviluppare nuovi farmaci contro i tumori e, per i pazienti che non rispondono ai farmaci già disponibili, costituiscono una speranza. Ebbene, uno dei principali ostacoli all'avvio rapido degli studi clinici (specie per tumori rari, ma non soltanto) è proprio la difficoltà di reclutare i partecipanti. Questo è vero sempre. Però, evidentemente, con una crisi sanitaria in corso è più vero ancora.

Utilizzando un sondaggio (Action Survey) di 64 domande destinato a ricercatori, agenzie governative del settore e strutture sanitarie partecipanti ai trial, gli autori hanno elaborato i dati mensili sull'arruolamento dei pazienti relativi a 294 studi sul cancro del polmone in 26 paesi: 114 studi (39%) in Nord America, 55 (19%) in Asia, 26 (9%) in America Latina, 79 (27%) in Europa, 20 (7%) nel resto del mondo. Questi studi hanno arruolato in totale 4.163 pazienti nel 2019, l'ultimo anno senza Covid, ma appena 3.590 nel 2020, con un calo del 14%, appunto. Più nel dettaglio, rispetto al 2019 il calo del numero totale di pazienti arruolati nel 2020 è stato del 35% (da 217 a 142) in Europa, del 10% in Asia (da 177 a 160), del 13% in Nord America (da 3.658 a 3.195), dell'88% in America Latina (da 26 a 3).

Le sfide

"La diminuzione più importante si è avuta nel periodo tra aprile ad agosto del 2020", ha commentato Matthew Smeltzer, professore associato presso la divisione di Epidemiologia, biostatistica e salute ambientale  dell'Università  di Memphis, Tennessee, e primo autore della pubblicazione: "Nonostante i casi mensili di Covid-19, siano costantemente aumentati nel corso di tutto il 2020 - ha aggiunto Smeltzer - i siti di sperimentazione hanno attivato strategie di mitigazione e l'impatto del virus sull'arruolamento è stato significativamente inferiore da ottobre a dicembre rispetto ad aprile-giugno 2020". Stando ai risultati della Action Survey le complicazioni dovute al Covid per le istituzioni sono state: il numero più basso di pazienti eleggibili, che cioè rispondessero alle caratteristiche richieste per il coinvolgimento nei trial (63%), la diminuzione del livello di conformità ai protocolli (56%), la sospensione degli studi (54%).

Le sfide per i pazienti hanno incluso l'accesso al sito di sperimentazione (49%), la possibilità di viaggiare (54%) e la disponibilità a raggiungere il luogo dove fare controlli (59%). E i loro timori? "Le preoccupazioni dei pazienti - ha aggiunto Smeltzer - includevano la paura dell'infezione (83%), la sicurezza dei trasporti (38%), le restrizioni durante il viaggio (50%) e l'accesso al laboratorio o alla radiologia (16%)".

Flessibilità, anche dopo il Covid

Queste le difficoltà incontrate nel corso dei trial in tempo di Covid. E le soluzioni? Ebbene, le strategie di mitigazione più frequenti hanno incluso: cambiamenti nel monitoraggio dei pazienti (47%), l'utilizzo di visite di telemedicina (45%), la rivisitazione dell'obbligatorietà delle visite (25%), invio dei farmaci (25%) e test di laboratorio (27%) e di radiologia (21%) in luoghi diversi dalla struttura d'origine. Quello che ha funzionato meglio sono stati la telemedicina (85%), la raccolta da remoto dei sintomi segnalati dal paziente (85%), le procedure fuori dalla sede prevista in origine (85%) e il consenso a distanza (89%). "Un approccio più flessibile, che rimuove barriere non necessarie - ha concluso l'autore - può migliorare il coinvolgimento e l'accesso alle sperimentazioni cliniche. Anche oltre la pandemia".