Covid, così i vaccini hanno abbattuto la mortalità nei pazienti con tumore

Covid, così i vaccini hanno abbattuto la mortalità nei pazienti con tumore
I dati dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma mostrano un calo drastico della mortalità per Covid nei pazienti oncologici: dal 30% di inizio pandemia fino a quasi lo 0% in chi ha ricevuto anche la dose booster
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*Presidente della Fondazione Insieme contro il cancro e della Federazione degli Oncologi, Cardiologi, Ematologi (FOCE)

Sappiamo che i pazienti con immunodepressione come quelli oncologici presentano un rischio più elevato di infezione da Covid rispetto alla popolazione generale, per le caratteristiche della malattia stessa o del trattamento. Lo hanno dimostrato due studi, uno italiano e un altro condotto a livello europeo. Sappiamo anche che questi pazienti hanno un rischio maggiore di mortalità per Covid: dati prodotti prima dell’inizio della vaccinazione anti-Covid mostravano infatti che la mortalità a breve termine dovuta a complicanze gravi era addirittura del 30% nelle prime fasi della pandemia e che era ancora molto elevata alla fine del 2020, seppur dimezzata (intorno al 15%) per effetto di una diagnosi più precoce dell’infezione, un miglioramento nel trattamento e nella gestione di questi pazienti.

La svolta dei vaccini

Ma la vera svolta, sia nella trasmissione del contagio, sia nell’incidenza di complicazioni gravi come la broncopolmonite interstiziale e dei decessi, è stata l’avvio della campagna vaccinale. A seguito della pressante richiesta di FOCE alle Autorità Governative per il precoce inizio della vaccinazione in tutti i pazienti fragili italiani, presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma abbiamo avuto la possibilità di avviare, per primi nel nostro Paese, precisamente il 1° marzo del 2021, la vaccinazione dei pazienti con malattia oncologica in atto e in corso di trattamento attivo, o già trattati nel semestre precedente. Già nelle prime tre settimane, dal 1 al 20 marzo, abbiamo così vaccinato 816 pazienti oncologici con il vaccino Pfizer. Abbiamo immediatamente osservato in una elevatissima percentuale di questi pazienti una rapida crescita degli anticorpi anti-spike, sia dopo la prima che, soprattutto, dopo la seconda dose, che è stata determinante nel raggiungimento della massima risposta anticorpale.

L'effetto della dose booster su contagi e complicanze gravi

Pazienti che ricevevano chemioterapia o croniche dosi di steroidi hanno registrato una risposta inferiore. Questi pazienti sono stati poi seguiti periodicamente e, dal momento dell’inizio del declino della risposta anticorpale, e cioè a 4-6 mesi dal completamento delle prime due dosi di vaccino, sono stati sottoposti alla dose addizionale che ha determinato in quasi tutti i pazienti un immediato rialzo dei titoli anticorpali ben superiore rispetto a quanto ottenuto anche dopo la seconda dose. Ma ciò che sorprende è che, durante tutto questo periodo di tempo e i mesi immediatamente successivi, in 1.243 pazienti seguiti fino a dicembre 2021 con tamponi molecolari sistematici (anche in assenza di sintomatologia), soltanto 14 pazienti (1%) si sono rivelati positivi. Di questi, 11 erano completamente asintomatici e 3 sintomatici, di cui solo uno con una polmonite interstiziale, rapidamente risoltasi con trattamento medico. La mortalità da Covid in questi pazienti è stata quindi pari a zero rispetto alle elevatissime percentuali osservate nello studio europeo svolto in epoca pre-vaccinale. Inoltre, gli effetti collaterali secondari al vaccino dopo le 2.661 somministrazioni complessive sono stati sempre lievi, mentre quelli di moderata entità (febbre elevata, cefalea intensa o artralgie e mialgie) si sono verificati complessivamente solo in circa il 2% dei pazienti. In un solo caso su 2.661 somministrazioni si è registrato un edema della lingua associato a dispnea dopo due ore dalla somministrazione del vaccino, seguito da una risoluzione spontanea completa del quadro clinico entro pochi minuti.

Contro le fake news: dati e vite salvate

Tutti questi dati, già prodotti in 7 lavori scientifici pubblicati su riviste internazionali ad elevato valore di impatto, confermano che l’aver vaccinato precocemente questi pazienti ha permesso di metterli in sicurezza dagli eventi letali che l’infezione Covid, in precedenza e in assenza di vaccino, aveva dimostrato di poter produrre nei nostri pazienti più fragili. L’effetto dei vaccini è stato quindi fortemente positivo e ciò rende davvero inconcepibili e irresponsabili le varie teorie che giornalmente vengono prodotte e veicolate sugli organi di informazione circa l’inefficacia e la tossicità dei vaccini. Abbiamo salvato tante vite umane che hanno potuto così proseguire le loro cure e, in parte, sopravvivere alla malattia o addirittura guarirne.

 

Crediti per l'immagine: Nick Fewings on Unsplash