Cancro, diritto all’oblio a 10 anni dalle cure

Cancro, diritto all’oblio a 10 anni dalle cure
Nella Giornata Mondiale contro il Cancro, società scientifiche e associazioni pazienti chiedono 100 mila firme per la campagna “Io non sono il mio tumore”, per una legge che garantisca agli ex pazienti il diritto a non vivere la malattia come uno stigma sociale. Ecco come aderire
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Parlare di diritto all’oblio oncologico può sembrare un paradosso nella Giornata Mondiale contro il cancro. Ma non è così. Solo in Italia ci sono 3,6 milioni di persone a cui è stato diagnosticato un tumore, un milione è dichiarato “guarito”. Un milione di persone che però non può lasciarsi il tumore alle spalle neanche per un attimo: oggi, infatti, per stipulare un contratto di lavoro, per la richiesta di un mutuo, per l’adozione di un figlio, le persone guarite da una neoplasia devono dichiarare di essere state in cura, subendo spesso discriminazioni sociali. Per questo AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Fondazione AIOM - insieme alle associazioni di pazienti IncontraDonna, aBRCAdabra e APaIM (Associazione Pazienti Italia Melanoma) - hanno promosso la campagna “Io non sono il mio tumore”, con lo scopo appunto di ottenere una legge per il diritto all'oblio oncologico. In soli 10 giorni, l’iniziativa ha già raccolto 6 mila firme, e l’obiettivo è di arrivare a 100 mila adesioni.

“Siamo molto soddisfatti del numero di firme raggiunto in questi primi giorni perché sottolinea l’interesse delle persone verso questa legge”, ha commentato in occasione del convegno “Dottore, sono guarito?” il presidente di Fondazione AIOM Giordano Beretta. “Ogni firma ricevuta è una storia, centinaia di persone ci hanno contattati per raccontarci le loro esperienze e denunciare le discriminazioni subìte. A lasciare il proprio nome sono sia ex malati che hanno vissuto ostacoli burocratici, che pazienti preoccupati per il loro futuro dopo la malattia, familiari di persone colpite da un cancro e cittadini consapevoli che una battaglia come questa vada combattuta unendo le forze, perché riguarda davvero tutti, con o senza tumore”.

A sostegno della campagna si sono aggiunte anche AIL (Associazione Italiana Leucemie, Linfomi e Mielomi), SIE (Società Italiana di Ematologia) e AIEOP (Associazione Italiana Ematologia Oncologia Pediatrica), permettendo di raggiungere un numero sempre più vasto di persone. E i primi numeri - in 10 giorni già 6mila firme raccolte online sul portale  www.dirittoallobliotumori.org - hanno motivato le organizzazioni a aumentare le attività in programma nei prossimi mesi. “Alla raccolta firme online verranno affiancati banchetti nelle piazze e davanti agli ospedali”, ha aggiunto Beretta. “Vogliamo organizzare una camminata non competitiva intitolata 'Io non sono il mio tumore' aperta a tutti, pazienti, ex pazienti, caregiver, familiari e cittadini interessati a contribuire alla campagna e una sfida social per coinvolgere anche i più giovani, con l’invito a condividere fotografie. Siamo certi che sensibilizzare la popolazione sia la strategia giusta per raggiungere l’obiettivo”.

Nella Giornata Mondiale contro il cancro, AIOM e Fondazione AIOM hanno deciso di dedicare un intero convegno al progetto “Io non sono il mio tumore”, per approfondire cosa significhi “guarigione” in oncologia, quali siano le parole giuste da utilizzare, quante le difficoltà della vita post-malattia e anche per riflettere su cosa possano fare gli oncologi per favorire un sereno rientro in società dei pazienti. Ogni neoplasia, infatti, richiede un tempo diverso perché chi ne soffre sia definito “guarito”: per il cancro della tiroide sono necessari meno di 5 anni dalla conclusione delle cure, per il melanoma e il tumore del colon meno di 10. Molti linfomi, mielomi e leucemie e i tumori della vescica e del rene richiedono 15 anni. Per essere “guariti” dalle malattie della mammella e della prostata ne servono fino a 20.

In questo lavoro i medici sono affiancati dalle associazioni pazienti, che stanno svolgendo un ruolo fondamentale anche per il conseguimento dell’obiettivo: 100 mila firme a favore della legge sull’oblio oncologico da presentare al Presidente del Consiglio.  “Chiediamo che l’Italia segua l’esempio dei Paesi virtuosi europei (Francia, Lussemburgo, Belgio, Olanda e Portogallo) che negli ultimi due anni si sono preoccupati di garantire agli ex pazienti il diritto a non vivere la malattia come uno stigma sociale”, ha concluso Beretta. “Con la legge per il Diritto all’oblio le persone non sarebbero più considerate malate dopo 5 anni dal termine delle cure se la neoplasia è stata diagnosticata in età pediatrica e dopo 10 in caso sia insorta in età adulta. L’innovazione delle terapie permette oggi di curare molti tumori. Molti altri possono essere cronicizzati e garantire una vita lunga e di qualità. Cancro non significa più necessariamente ‘morte’: è quindi evidente la necessità di tutelare anche tutte le persone che terminano con successo un percorso di terapie”.