Tumore del polmone, la radioterapia non è per tutti

Nei pazienti in cui il tumore è stato completamente asportato, questo trattamento non aumenta la sopravvivenza
2 minuti di lettura
La radioterapia non aumenta la sopravvivenza dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule sottoposti a chemioterapia prima dell’intervento e a cui il tumore è stato completamente asportato. A 3 anni dall’intervento, infatti, rimane pressoché invariata, con o senza trattamento radiante. A dirlo sono i risultati dello studio randomizzato Lung ART, presentati nel corso del Virtual Congress dell'Esmo, la Società europea di oncologia medica, che si è concluso da poco.
 

Radio sì o no: un annoso dibattito

Si tratta di risultati attesi da tempo. La radioterapia postoperatoria (o PORT, dall’acronimo inglese Post-Operative RadioTherapy) per i pazienti in cui il tumore è stato asportato con successo e sottoposti a chemioterapia è infatti oggetto di un dibattito scientifico dal lontano 1998. Ovvero dall’anno di pubblicazione su Lancet di una meta-analisi https://www.thelancet.com/pdfs/journals/lancet/PIIS0140-6736(98)06341-7.pdf che poneva dubbi sui benefici della terapia radiante dopo chirurgia in questi casi. Un confronto che non si è mai risolto, visto che altri studi hanno suggerito nel tempo che una PORT più moderna, insieme a una migliore selezione dei pazienti, poteva invece aumentare la sopravvivenza. I risultati presentati a ESMO 2020 potrebbero - forse - chiudere il discorso.

Lo studio

Circa 500 uomini e donne con NSCLC con un tumore del polmone al terzo stadio rimosso chirurgicamente e con infiltrazioni nei linfonodi del mediastino (il mediastino è lo spazio tra sterno, colonna vertebrale e polmoni) sono stati suddivisi in due gruppi: una metà è stata sottoposta a radioterapia mediastinica (pazienti PORT), l’altra metà no (il gruppo di controllo o dei pazienti non-PORT). A tre anni dall’intervento, la sopravvivenza libera da malattia (cioè il tempo trascorso senza che la patologia si ripresenti) è stata del 47,1% nel gruppo PORT e del 43,8% in quello di controllo - una differenza che non è statisticamente significativa, e a fronte di un rischio di danni cardio-polmonari nei pazienti PORT dovuti alle radiazioni. Lo stesso vale per la sopravvivenza globale, che è stata del 66,5% nel gruppo PORT rispetto al 68,5% rilevata nel gruppo di controllo.

La radio non è per tutti

"La PORT non va raccomandata a tutti i pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio II e III con coinvolgimento dei linfonodi del mediastino”, ha detto Cecile Le Pechoux, radiologa oncologa dell'Institut Gustave Roussy di Parigi, la struttura che ha coordinato l’ampio studio internazionale: “Solo alcuni pazienti possono beneficiarne, ma va sempre messa sulla bilancia la tossicità cardio-polmonare e occorrono ulteriori studi per capire chi può trarne vantaggio”.

Rischi, benefici e standard di cura

"La radioterapia post-operatoria al mediastino dopo chemioterapia adiuvante non dovrebbe più essere considerata come standard di cura”, ha dichiarato Rafal Dziadziuszko, radioterapista dell'Università di Danzica, in Polonia commentando lo studio che - sostiene -  cambierà la pratica di molte istituzioni. “Questa terapia (PORT, ndr) non è associata ad alcun beneficio netto - ha aggiunto il medico polacco - ma qualsiasi potenziale beneficio è comunque compensato da un rischio più elevato di tossicità cardio-polmonare”.

Il carcinoma polmonare non a piccole cellule

Il carcinoma del polmone è il terzo tumore più comune in Europa e quello non a piccole cellule (NSCLC) rappresenta l’85-90% di tutti i tumori polmonari. Il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio. In particolare il NSCLC (che si differenzia per l’aspetto delle cellule del tumore quando sono osservate al microscopio) si divide in diversi sottotipi: i principali tre sono l’adenocarcinoma, il carcinoma a cellule squamose e il carcinoma a grandi cellule indifferenziato del polmone. Queste tipologie di tumore vengono diagnosticate allo stesso modo, i trattamenti però possono essere differenti. I tipi di trattamento sono chirurgia, chemioterapia (che può essere somministrata da sola o insieme ad altri trattamenti), terapia a bersaglio molecolare (basata sull’utilizzo di farmaci di più recente introduzione, che agiscono bloccando i segnali che promuovono la crescita delle cellule tumorali), immunoterapia (per aumentare le difese dell’organismo e combattere il cancro), e radioterapia, che prevede l’uso di dosi prestabilite di radiazioni per colpire le cellule tumorali e arrestarne la crescita. In base allo stadio e alla tipologia di NSCLC, e naturalmente alla presenza di altre malattie o di altri disturbi del paziente, spesso vengono utilizzate combinazioni dei diversi trattamenti.