ESMO 2020

Tumore del polmone, l’immunoterapia aumenta la sopravvivenza

Se trattati con durvalumab, circa il 50% dei pazienti con malattia su cui non si può intervenire con la chirurgia è vivo dopo 4 anni. Un risultato che conferma l'efficacia di questo farmaco
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Una conferma. Durvalumab, farmaco immunoterapico che allenta i freni del sistema immunitario, è efficace nel trattamento di un gruppo di pazienti piuttosto complesso, quelli con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) localmente avanzato in cui non è possibile eseguire l’operazione di resecazione. E la sua efficacia si misura in aumento della sopravvivenza globale e di quella libera da progressione prolungato e clinicamente significativo. I dati presentati al congresso della società europea di oncologia medica (Esmo) altro non sono che l’aggiornamento a 4 anni dei risultati di uno studio già pubblicato nel 2018 sul The New England Journal of Medicine.

Oggi un paziente su tre con tumore non a piccole cellule riceve la diagnosi in stadio III, un setting dove la maggior parte delle volte il tumore non può essere rimosso chirurgicamente. Prima dell'approvazione di durvalumab, per decenni questi pazienti hanno potuto contare solo sulla chemio-radioterapia. I risultati presentati hanno mostrato nei pazienti trattati con l'immunoterapico un tasso di sopravvivenza globale stimato a quattro anni del 49,6% rispetto al 36,3% dei pazienti che prendevano il placebo dopo radio-chemioterapia. In più, con un trattamento della durata massima di un anno, circa il 35,3% dei pazienti trattati con durvalumab non è andato in progressione dopo quattro anni, rispetto al 19,5% dei pazienti trattati con placebo.

"In passato solo il 15-30% dei pazienti con tumore polmonare localmente avanzato e non candidabile a chirurgia sopravviveva a cinque anni e nella maggior parte di questi la malattia progrediva allo stadio metastatico” ha commentato Silvia Novello, Ordinario presso il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino e Presidente WALCE-Women Against Lung Cancer. “L’aggiornamento dei dati dello studio PACIFIC presentati nell’ambito del Congresso ESMO dimostra che il 49,6% dei pazienti trattati con durvalumab a quattro anni sia ancora vivo e che il 35% non sia andato incontro a progressione, confermando la possibilità di perseguire un intento curativo in questo setting di malattia”.

“Lo stadio III del carcinoma polmonare non a piccole cellule è un setting complesso, il cui trattamento non può prescindere dal coinvolgimento di un team multidisciplinare che comprenda almeno oncologo, chirurgo e radioterapista per l’adeguata identificazione e la corretta gestione dei pazienti affetti da questa malattia”, ha aggiunto Umberto Ricardi, direttore del Dipartimento di Oncologia e della Struttura Complessa Universitaria di Radioterapia della Città della Salute e della Scienza di Torino. "I dati a quattro anni dello studio PACIFIC confermano ulteriormente l’importanza di una forte collaborazione tra le varie figure di specialisti per offrire a tutti i pazienti la possibilità di un trattamento ad intento curativo”.

Durvalumab è approvato in Italia per il trattamento con intento curativo del carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) in stadio III non resecabile e ha ricevuto l’approvazione europea per il trattamento di prima linea del carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC).