Tumore al seno, l’immunoterapia non peggiora la qualità di vita

Nelle pazienti con tumore triplo negativo in stadio iniziale, atezolizumab, somministrato in combinazione con la chemioterapia prima dell’intervento, ha migliorato la risposta senza aggiungere “peso” al trattamento
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AGGIUNGERE l’immunoterapia alla chemioterapia prima dell’intervento chirurgico migliora la risposta al trattamento senza comportare un ulteriore “peso” per la vita delle pazienti con tumore al seno “triplo negativo” ai primi stadi. Lo dimostra una ricerca presentata al San Antonio Breast Cancer Symposium 2020: il primo ad utilizzare le opinioni stesse delle pazienti nel valutare l’impatto della combinazione sulla quotidianità.

Lo studio

L’analisi, coordinata da Elizabeth Mittendorf, a capo del Breast Immuno-Oncology program del Dana-Farber/Brigham and Women's Cancer Center, si basa sui dati dello studio clinico (di fase 3) IMpassion031, che ha valutato la sicurezza e l'efficacia dell'immunoterapia con atezolizumab in combinazione con la chemioterapia neoadiuvante (cioè somministrata prima dell’intervento) in 333 pazienti mai trattate in precedenza. I primi risultati erano già stati presentati al congresso annuale della Società di Oncologia Medica (Esmo) lo scorso ottobre e pubblicati su Lancet https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)31953-X/fulltext?dgcid=raven_jbs_etoc_email. I dati mostrano che combinare i due tipi di trattamento può migliorare i tassi di risposta.

L’immunoterapia per il tumore al seno triplo negativo

Il tumore al seno triplo negativo rappresenta circa il 15% di tutti i casi. Il suo nome si deve al fatto che non presenta nessuno dei tre recettori per i quali esistono terapie endocrine o mirate: fino ad oggi, quindi, l'unico trattamento disponibile è stato la chemioterapia. Per questo motivo e per il fatto che tende a crescere velocemente, è considerato particolarmente aggressivo e ha una prognosi spesso peggiore degli altri tipi di carcinomi mammari. Negli ultimi anni, però, la ricerca clinica si è concentrata sull’immunoterapia, dimostrandone l’efficacia dapprima nelle pazienti con malattia avanzata. Lo scorso settembre, infatti, anche in Italia è stato approvato il primo farmaco immunoterapico, atezolizumab, per il cancro al seno triplo negativo avanzato. Atezolizumab agisce sulla proteina PD-L1, uno dei check point (punti di controllo) della risposta immunitaria: l’azione del farmaco è quello di sbloccare il sistema immunitario, in modo che possa riconoscere e attaccare le cellule tumorali.

Oggi la ricerca clinica guarda alla possibilità di utilizzare l'immunoterapia in fasi sempre più precoci della malattia. Lo scopo della terapia neoadiuvante, in particolare, è triplice: permette di verificare velocemente l’efficacia del trattamento in ogni pazienti, riduce il tumore in modo da consentire un intervento più conservativo e migliora la prognosi, perché le pazienti che hanno una risposta patologica completa (in cui, cioè, il tumore non è più rilevabile) hanno una sopravvivenza maggiore. Nello studio IMpassion031, le pazienti sono state divise in due gruppi: un gruppo è stato trattato con il regime chemioterapico standard (nab-paclitaxel, adriamicina e ciclofosfamide) più atezolizumab; l’altro gruppo con gli stessi farmaci più un placebo. E i risultati mostrano che l’aggiunta dell’immunoterapia aumenta la percentuale di risposte complete rispetto alla sola chemioterapia.

Nessun peggioramento della qualità di vita

I dati della nuova analisi mostrano ora che questi vantaggi non comportano un peggioramento della qualità di vita. Le donne che hanno partecipato allo studio hanno risposto a domande sulla difficoltà di portare avanti le loro normali attività giornaliere, come lavorare o cucinare, nei mesi che hanno seguito il trattamento. Come atteso, alcuni effetti collaterali come la nausea, la diarrea e la fatigue hanno reso più difficile svolgere queste attività, ma non c’è stata alcuna differenza tra chi aveva ricevuto la sola chemioterapia e tra chi aveva assunto anche l’immunoterapia. Entrambi i gruppi, inoltre, hanno avuto lo stesso recupero. “I trattamenti per il tumore al seno in stadio iniziale hanno l’obiettivo di guarire le pazienti”, ha spiegato Mittendorf: “E’ importante verificare che i miglioramenti ottenuti con le nuove terapie non siano superati dai loro effetti negativi sulla qualità di vita. In questo caso - conclude - sappiamo che l’immunoterapia supera il test”.