Tumore dell’utero: raddoppia la sopravvivenza con la terapia target

Lo dimostra uno studio della Yale University guidato dall'italiano Alessandro Santin. Nel tumore sieroso dell’endometrio, una forma rara e aggressiva, aggiungere trastuzumab alla chemioterapia ha raddoppiato la sopravvivenza libera da malattia e aumentato significativamente la sopravvivenza totale

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Foto di silviarita da Pixabay 
Non solo chemioterapia standard, ma chemioterapia più trastuzumab, anticorpo monoclonale diretto nello specifico contro HER2, una proteina presente in grandi quantità in alcuni tipi di tumori: una combinazione in grado di migliorare significativamente i tassi di sopravvivenza nelle donne con un particolare tumore dell’utero, il tumore dell’endometrio di tipo sieroso, una forma rara e aggressiva. Nello specifico, tra le donne con questo tipo di tumore in stadio avanzato, la terapia combinata raddoppia la sopravvivenza libera da malattia e aumenta la sopravvivenza totale. Lo dimostra uno studio della Yale University sulla rivista Clinical Cancer Research, coordinata dall'italiano Alessandro Santin. È la prima volta che si osserva l’efficacia dell’anticorpo monoclonale in questo gruppo di pazienti e i risultati potrebbero portare a un cambiamento negli standard di cura.
 

Lo studio

Nello studio - randomizzato e multicentrico di fase II - i ricercatori guidati da Alessandro Santin, direttore della Divisione di Oncologia Ginecologica presso l'ospedale Smilow Cancer e Yale Cancer Center, hanno preso in considerazione 58 donne: sia coloro che presentavano un tumore sieroso dell’utero in stadio avanzato III o IV (41) sia quelle in cui la malattia si era ripresentata (17). In tutti i casi, i tumori esprimevano alti livelli della proteina HER2. Dopo l’intervento chirurgico, le donne sono state divise casualmente in due gruppi: metà di loro ha ricevuto la chemioterapia standard (carboplatino e paclitaxel) e l’altra metà, invece, ha ricevuto chemioterapia più trastuzumab (questo farmaco è utilizzato anche per il tumore al seno di tipo HER2).
 

Raddoppia la sopravvivenza libera da malattia

Dopo due anni di follow up, la sopravvivenza libera da malattia - dunque l’intervallo di tempo in cui le donne non hanno avuto recidive o progressione della malattia - è stata nettamente migliore tra coloro che avevano assunto anche l’anticorpo monoclonale: circa 13 mesi rispetto agli 8 mesi del gruppo di controllo. In particolare, tra le 41 donne con stadio III o IV della malattia, la sopravvivenza libera da malattia è raddoppiata: è stata di circa 18 mesi rispetto ai 9 mesi raggiunti dalle donne del gruppo di controllo (che non avevano ricevuto il trastuzumab insieme alla chemioterapia). Anche le 17 donne con recidiva del tumore - che quindi erano state sottoposte già in passato alla chemioterapia - hanno mostrato un miglioramento, sebbene non così importante: hanno infatti raggiunto 9 mesi di sopravvivenza senza ricomparsa della malattia contro i 7 mesi del gruppo di controllo.
 

Aumenta la sopravvivenza

Anche per quanto riguarda la sopravvivenza totale, le donne che hanno ricevuto trastuzumab insieme alla chemioterapia hanno registrato risultati migliori: la sopravvivenza è aumentata di circa 6 mesi rispetto a quella osservata tra le donne del gruppo di controllo (30 mesi contro 24 mesi). Ma, anche qui, il beneficio è stato più evidente tra le 41 donne con malattia allo stadio avanzato rispetto alle 17 donne con recidiva. “Nelle donne già trattate in precedenza - ha detto Santin - molto probabilmente il tumore diventa resistente anche al trastuzumab”. In ogni caso, è importante sottolineare che non ci sono state differenze a livello di tossicità tra il gruppo di controllo e il gruppo che ha assunto l’anticorpo monoclonale.
 

Le linee guida

I risultati dello studio mostrano dunque l’efficacia del trattamento combinato nel migliorare significativamente i tassi di sopravvivenza. Già nel 2018, dopo aver esaminato i dati preliminari dello studio di fase II, la National Comprehensive Cancer Network (NCCN) ha adottato nelle sue linee guida la combinazione chemioterapia/trastuzumab per il nuovo trattamento delle donne con questo tipo di tumore positivo a HER2. “Con le linee guida del National Comprehensive Cancer Network - ha affermato, infatti, Santin - tutti hanno iniziato a usarlo”.
 

Il tumore dell’endometrio

ll tumore dell’endometrio è il principale tumore del corpo dell’utero e rappresenta il tumore ginecologico più frequente nei paesi occidentali: questo fa ipotizzare che fattori ambientali e dietetici, come un'alimentazione ricca di grassi, possano aumentarne il rischio. In Italia ogni anno sono attesi circa 8.400 nuovi casi, ma è importante sottolineare che esistono diversi tipi di tumori dell’endometrio, ciascuno con caratteristiche proprie. Il tumore dell’endometrio di tipo sieroso - quello preso in considerazione dai ricercatori in questo studio - riguarda circa il 5-10% dei tumori dell’endometrio: è, infatti, un tumore raro, ma ha una prognosi peggiore rispetto al tumore endometrioide che, invece, è correlato agli estrogeni.