Sma: nuovi dati confermano l’efficacia del farmaco orale risdiplam

Dopo 24 mesi di trattamento, si è osservato un miglioramento significativo della funzione motoria nelle persone di età compresa tra 2 e 25 anni con atrofia muscolare spinale di tipo 2 o 3. Inoltre, indipendentemente dal tipo di Sma, dopo un anno si sono registrati aumenti rapidi dei livelli di proteina SMN

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Foto di Colin Behrens da Pixabay  
Nuovi dati confermano l’efficacia di risdiplam, il farmaco sperimentale somministrato per via orale per il trattamento dell’atrofia muscolare spinale (Sma) che rappresenta la causa genetica più comune di mortalità infantile. Durante la conferenza annuale Cure SMA - che si è svolta online - sono stati, infatti, presentati i dati a due anni della prima sperimentazione controllata con placebo che hanno evidenziato un miglioramento significativo della funzione motoria nelle persone tra 2 e 25 anni, affette dalle forme meno severe della malattia (tipo 2 e 3). Inoltre, dai dati a un anno di una sperimentazione su persone con Sma di qualsiasi tipo, si è visto che questo farmaco ha determinato aumenti rapidi e sostenuti dei livelli di proteina SMN, fondamentale per il funzionamento dei motoneuroni che trasmettono i segnali di movimento dal sistema nervoso centrale ai muscoli. Entrambi gli studi hanno messo in luce la sicurezza del farmaco: gli eventi avversi osservati sono, infatti, in linea con quelli dei pazienti che non sono mai stati sottoposti a questo trattamento. Vediamo i due studi nel dettaglio.
 

Lo studio Sunfish

I dati a due anni provengono dallo studio Sunfish, studio internazionale condotto su 231 persone (bambini e adulti), costituito da due parti: la prima parte mira a determinare la dose del farmaco; la seconda è quella confermativa. I risultati presentati emergono dalla prima parte dello studio, che ha preso in considerazione 51 pazienti includendo sia soggetti non in grado di stare seduti sia soggetti in grado di camminare, comprese persone con scoliosi o contratture delle articolazioni. I ricercatori hanno voluto indagare l’efficacia del farmaco analizzando la funzione motoria tramite la scala Motor Function Measure (MFM), una scala di valutazione usata nelle malattie neurodegenerative per misurare la motricità fine e grossolana. La scala, infatti, permette di valutare diverse funzioni motorie, dalla capacità di stare in posizione eretta e camminare all’uso delle mani e delle dita.
 

I risultati dopo 24 mesi

Confrontando i dati con quelli di un gruppo di pazienti che non erano mai stati sottoposti a trattamento, i ricercatori hanno osservato che, dopo 24 mesi, il punteggio è risultato superiore nei pazienti trattati con risdiplam. Inoltre, il trattamento con risdiplam ha determinato un aumento nel sangue dei livelli della proteina SMN pari a due volte dopo quattro settimane, che si è mantenuto per almeno 24 mesi. Questi dati sono in linea sia con i risultati riscontrati in precedenza dopo un anno di trattamento nella prima parte dello studio, sia con quelli emersi dopo un anno dalla seconda parte dello studio in pazienti non deambulanti. Anche in questo caso, infatti, il punteggio MFM è stato significativamente superiore rispetto al gruppo placebo. Tra gli eventi avversi più comuni: febbre (55%), tosse (35%), vomito (33%), infezioni delle alte vie respiratorie (31%), rinofaringite (24%) e mal di gola (22%). L’evento avverso grave più comune è stata la polmonite, che però si è verificata in soli tre pazienti.
 

I dati preliminari dello studio Jewelfish

L’aumento dei livelli della proteina SMN è stato registrato anche nei dati preliminari a 12 mesi dello studio Jewelfish, una sperimentazione su 174 persone di età compresa tra 6 mesi e 60 anni. In questo studio, sono stati presi in considerazione pazienti affetti da qualsiasi tipo di SMA, precedentemente trattati con altre terapie mirate per la malattia (in particolare: 76 avevano utilizzato il farmaco nusinersen; 14 onasemnogene abeparvovec e 84 altri farmaci). Tra coloro che hanno completato 12 mesi di trattamento con risdiplam è stato osservato un aumento mediano dei livelli di proteina SMN pari a due volte rispetto al livello di partenza. Si tratta di un dato incoraggiante che, insieme agli altri risultati ottenuti, conferma l’efficacia del farmaco. Per quanto riguarda gli eventi avversi, in questo caso i più comuni sono stati: infezioni delle alte vie respiratorie (13%), mal di testa (12%), febbre (8%), diarrea (8%), rinofaringite (7%) e nausea (7%). Finora non sono stati registrati eventi avversi correlati nello specifico a questo trattamento tali da comportare il ritiro dei pazienti dagli studi.
 

L’atrofia muscolare spinale

L’atrofia muscolare spinale - malattia rara degenerativa che pian piano indebolisce le capacità motorie - colpisce circa un bambino ogni 11mila. Caratterizzata dalla progressiva morte dei motoneuroni, questa patologia provoca debolezza e atrofia muscolare progressiva che interessa, principalmente, gli arti inferiori e i muscoli respiratori. Nel 95% dei casi, è causata da specifiche mutazioni nel gene SMN1 che produce livelli insufficienti della proteina SMN (Survival Motor Neuron), necessaria per la sopravvivenza e il funzionamento dei motoneuroni. I pazienti affetti da SMA hanno un numero variabile di copie di un secondo gene, SMN2, ed è questo numero di copie a determinare la variabilità della patologia, con forme più o meno gravi. Sulla base dell'età d'esordio della malattia e della gravità dei sintomi, si distinguono, infatti, quattro forme di SMA: la prima è la più grave e interessa circa la metà dei pazienti (i segni della malattia sono visibili già alla nascita o nei primi mesi ed è compromessa l’acquisizione delle capacità motorie, la respirazione e la deglutizione); la seconda e la terza sono forme meno severe (l'esordio della SMA2 avviene, indicativamente, tra i 6 e i 18 mesi di vita, mentre la SMA3 compare dopo i 12 mesi di vita, di solito tra l’infanzia e l’adolescenza); infine, la quarta esordisce in età adulta e rappresenta la forma meno grave della malattia.

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Il farmaco risdiplam

Il farmaco risdiplam potenzia l’attività del gene SMN2 (survival motor neuron 2, fattore di sopravvivenza del motoneurone 2) per aumentare i livelli di proteina SMN a livello centrale e periferico. Anche questo gene, infatti, partecipa alla produzione della proteina SMN, sebbene in questo caso si tratti di una forma accorciata di SMN con una funzionalità ridotta, rispetto alla proteina SMN prodotta, invece, dal gene SMN1 sano. A novembre 2019, la Food and Drug Administration statunitense ha accordato a risdiplam la Priority Review (revisione prioritaria), in base alla quale si attende l’approvazione entro il 24 agosto 2020. Al momento il farmaco è al vaglio delle autorità regolatorie in Brasile, Cile, Cina, Corea del Sud, Indonesia, Russia e Taiwan.

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