Festival di salute 2021, Garattini e Viola: "Le nuove emergenze non dovranno trovarci impreparati"

Quarta tappa del Festival a Padova. A colloquio con il presidente e fondatore dell'Istituto di ricerche Mario Negri e la virologa e direttore scientifico dell'IRP Città della Scienza   
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Il Festival “Ritorno al futuro. La lezione di Covid e il domani che ci aspetta” organizzato dall’hub Salute arriva a Padova per la sua quarta tappa. E questa volta per capire come prepararci a nuove emergenze sanitarie.

Continua, dunque, il viaggio per esplorare le nuove frontiere della medicina e della ricerca iniziato a Roma il 9 settembre e proseguito a Torino e Trieste. Per rispondere alle grandi domande poste da Covid-19, i giornalisti di Repubblica, la Stampa e dei quotidiani del Gruppo Gedi stanno incontrando in queste tappe in Italia non solo clinici e ricercatori, ma anche politici, intellettuali e artisti. Per capire, dopo un anno e mezzo, cosa abbiamo imparato dalla pandemia e quali sono le sfide per il futuro che attendono la comunità scientifica globale. "Esperienza" e "innovazione" sono infatti una sorta di fil rouge degli incontri del Festival.
 

Festival di Salute. Covid, Viola e Garattini: "Le nuove emergenze non dovranno trovarci impreparati"


A Padova Gabriele Beccaria, giornalista de la Stampa e coordinatore dell’Hub Salute e Paolo Cagnan, condirettore del Mattino di Padovala Tribuna di Treviso e la Nuova Venezia hanno dialogato con Silvio Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e Antonella Viola, virologa e direttore scientifico dell’IRP Città della Speranza. Al centro del talk, una domanda cruciale: dopo questa corsa contro il tempo per far fronte all’emergenza Covid-19 cosa dobbiamo attenderci?  


“Intanto bisognerebbe uscire dalla logica dell’emergenza e  pianificare - ha detto subito la professore Viola – perché dobbiamo dirlo chiaramente, gli scienziati nel mondo si aspettavano una pandemia, Nei congressi ne avevamo parlato, ma nulla di questo è mai arrivato al grande pubblico. Così quando è arrivata non avevamo pronto un piano pandemico e abbiamo assistito alla tragedia delle Rsa, l’assalto ai pronti soccorso, la carenza dei letti di rianimazione”.

Sulla stessa linea il professor Garattini: “La sanità dovrebbe funzionare come un esercito, pronto ad un attacco. Bisognerebbe avere a disposizione uomini e mezzi capaci di agire, avere già una strategia ben prima che si prospetti il problema. Fino adesso siamo andati avanti solo affrontando le emergenze mano a mano che presentavano, ma serve un ripensamento generale. Non dimentichiamoci infatti che una delle sfide globali importanti è il tema delle antibiotico resistenze su cui c’è bisogno di una condivisione di dati a livello globale”.

 

Festival di Salute. Fauci: "Vacciniamoci tutti così torneremo alla normalità"


Viola: “Proprio sul tema dell'antibiotico resistenza sarebbe assurdo trovarci tra dieci anni ad affrontare un'emergenza globale quando sappiamo già ora quanto sia grave. Per quanto rigarda il Covid invece, dobbiamo convincerci che ora dobbiamo gestire la normalità, ma che in questa normalità c’è la convivenza con un patogeno che prima non c’era. I vaccini funzionano e questo ci consente di arrivare a  quello che ho definito come 'un viaggio al termine della notte'. Vediamo la luce, ma il mondo in cui ci muoviamo non è quello di prima e dobbiamo prepararci anche alla possibilità di un nuovo coronavirus. Prendiamo la scuola, ad esempio, non possiamo più pensare di lasciare a casa i ragazzi. Se da un lato le precauzioni sono giuste, dall’altro non è giusto ricominciare con le quarantene. Il prezzo da far pagare ai ragazzi sarebbe troppo alto”.
      
Covid ha messo in luce le difficoltà di accesso al Servizio Sanitario nazionale impegnato a reggere il peso della pandemia e della campagna vaccinale, mostrandoci un’Italia divisa. Anche questo un tema da affrontare rapidamente?
Garattini: “La riforma del Sistema sanitario non è più rimandabile è una questione essenziale di sviluppo di una nazione. In questo anno e mezzo abbiamo assistito a squilibri tra regioni, chi con 10 milioni di residenti chi con un milione, e non sono più accettabili. Bisogna pensare ai servizi territoriali sanitari distribuiti per dieci aree ogni 10 milioni di persone. Questa organizzazione, tarata su una popolazione ben definita, porterebbe ad un risparmio di personale e di costi. E’ impopolare dirlo ma dobbiamo anche avviarci ad avere ambulatori aperti 7 giorni su 7. Serve che il Parlamento, le commissioni soprattutto, elaborino soluzioni, facciano un esame comparitivo sulle nostre regioni per capire quali sono le vie da seguire per raggiungere la migliore sanità”.

Parliamo di ricerca, i vaccini avremmo potuto produrli in Italia?
Garattini: “Sì, e sarebbe stato importante. L’anno scorso abbiamo lanciato un appello perché il governo trovasse il modo di poterli produrre in Italia utilizzando accordi specifici senza aspettare che graziosamente altri paesi ce li concedessero. E’ andata diversamente, ma ora, che non sappiamo come il virus si comporterà, per via delle varianti, e non siamo in grado di produrre i vaccini, cosa facciamo?”.

Abbiamo capito che non esiste il rischio zero, forse si eravamo illusi che la scienza potesse fornire risposte immediate. Un’illusione alimentata anche medici e ricercatori che hanno reso pubblici dati di ricerche ancora sperimentali. Non sarebbestato invece importante far capire che i tempi della scienza sono lenti?
Viola: “Si sono commessi molti errori in questo periodo, anche  da parte dei medici e ricercatori. Sono state rese pubbliche ricerche su cui magari non c’erano risultati affidabili. La fretta nella scienza può solo portare ad errori. In medicina è importante l’esperienza”.
Garattini: “Ma questo discorso non vale per i vaccini contro il Covid che ha una sicurezza straordinaria sia per quanto riguarda l’efficacia, che la tossicità. E’ stato testato come mai è stato testato un farmaco: su campioni di popolazioni molto estesi. Parlerei invece di recuperare una cultura scientifica, questa è una sfida per il futuro. E’ quello che manca al nostro paese. La scienza andrebbe insegnata nelle scuole, ma non nei contenuti come adesso, ma come attività umana di conoscenza. Far capire ai ragazzi che bisogna aver fiducia nella scienza e che se vuoi sapere se un farmaco fa bene o male la risposta non te può dare il greco e il latino, ma la scienza, l’unica attività umana che ti può rispondere”