In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Il bebè piange troppo? Prova a seguire il suo battito cardiaco

Il bebè piange troppo? Prova a seguire il suo battito cardiaco
Un gruppo di ricerca di Trento sta sviluppando tecnologie low cost in grado di monitorare i battiti del neonato. Un valido aiuto ai neogenitori
3 minuti di lettura

Cosa fare se tuo figlio piange improvvisamente senza un motivo apparente nel cuore della notte? Le crisi di pianto dei bambini e dei neonati mettono a volte in grande difficoltà i genitori. Si sentono impotenti perché non riescono a calmarli e consolarli. La scienza può essere d'aiuto. 

Un gruppo di ricerca di Trento dell'Affiliative Behavior and Physiology Lab del Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive ha messo in evidenza il ruolo del battito cardiaco come indice di benessere del bambino e da anni è coinvolto nella progettazione di nuove tecnologie low cost in grado di monitorarlo. 

L'importanza del pianto

Il pianto è un linguaggio: è il primo mezzo di comunicazione di un neonato. "La sua funzione, soprattutto nella prima infanzia, è quella di comunicare all'esterno stati di disagio. Può avere diverse origini (fame, dolore, sonno, coliche, rumore) e ha diverse manifestazioni a seconda dell'origine", spiega Gianluca Esposito, professore di Psicologia Clinica e Responsabile dell'Affiliative Behavior and Physiology Lab del Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell'Università di Trento.



Quello di un neonato è un comportamento innato, scritto nei nostri geni per la sopravvivenza dei cuccioli. "Diverse decine di migliaia di anni fa, sicuramente dai primati in poi possiamo parlare di pianto" continua il dottor Esposito. In tutti i mammiferi, i cuccioli hanno bisogno del contatto con la mamma perché ha effetti benefici sull'organismo di un bambino in quanto "la stimolazione tattile del contatto e la stimolazione propriocettiva e vestibolare dovuta al movimento hanno un effetto calmante".

Cosa dice la scienza

Uno studio, pubblicato su Current Biology, condotto da Kumi Kuroda, del Riken Center for Brain Science di Saitama, in Giappone, ha trovato una formula per calmare il neonato in pochissimo tempo: raccomanda ai genitori di prendere in braccio il bambino che piange, di camminare con lui per 5 minuti, quindi sedersi e tenerlo in braccio dai cinque agli otto minuti prima di riporlo nel lettino. In questo modo un bambino in preda a una crisi di pianto cessa di piangere già in 30 secondi, chiude le palpebre, si calma e si addormenta.

Come mai il bambino raggiunge quello stato di benessere in un lasso di tempo così breve? "Perché si attiva il sistema parasimpatico, su tre livelli, con abbassamento del ritmo cardiaco, abbassamento dei movimenti volontari con un aggiustamento posturale e diminuzione dell'intensità del pianto", spiega Esposito. Lo stesso effetto benefico non si riscontra con il passeggino, la culla o il dondolo perché pur dando la stimolazione propriocettiva e vestibolare manca il contatto con la mamma. "La stimolazione tattile è diversa".

Tutine, culle e app

La scienza sta sviluppando tecnologie low cost che possono aiutarci a misurare gli stati fisiologici dei neonati. "Siamo stati impegnati su diversi fronti per lo sviluppo di tecnologie in aiuto ai neogenitori. A Trento abbiamo testato tutine che permettano la misurazione degli stati fisiologici in collaborazione con una azienda italiana di Monza. Il mio gruppo ha anche collaborato con il creatore di una culletta che dondola in grado di calmare il bimbo che piange" dichiara Esposito. 

Altrettanto importanti e di grande utilità saranno le applicazioni che i neogenitori possono installare sui loro smartphone per monitorare le funzioni fisiologiche del proprio bambino come il battito cardiaco. "Dal fronte delle app abbiamo lavorato a Codic per identificare il pianto e capire le relative cause, un prodotto che non è ancora concluso e brevettato", spiega Esposito.

Tecnologie low cost

L'idea di valutare la fattibilità dell'applicazione di diverse tecnologie è arrivata alcuni anni fa, "mentre ero in Giappone con la mia famiglia e mi stavo occupando di studiare modelli di interazione parentale in diverse specie di mammiferi. Ebbi un'intuizione, grazie anche alla presenza della mia prima bambina appena nata".

Ci sono dei dati che dimostrano l'efficacia del metodo. "Abbiamo fatto numerosi studi, per quanto riguarda alcuni prodotti commerciali, per questioni di brevetti i dati non sono stati pubblicati, ma abbiamo un decennio di dati con le diverse tecnologie", aggiunge Esposito.

La sperimentazione viene applicata su campioni di riferimento siti in Italia e internazionali come Singapore, Giappone e Stati Uniti. La tecnologia può venire in aiuto ai genitori durante una crisi di pianto del loro bambino per avere un feedback circa lo stato fisiologico del neonato perché può essere utile al genitore per mantenere la calma.

 

Varie tecnologie di pianto

"Il genitore impara a differenziare il suono delle diverse tipologie di pianto. Abbiamo pubblicato numerosi studi anche usando neuroimmagini su questo fenomeno. Ha a disposizione una serie di indicatori esterni: quando ha mangiato il bimbo, quando/quanto ha dormito etc" spiega Esposito. 

Monitorare il battito cardiaco del bambino può essere un indice di benessere perché "un neonato calmo ha un battito più lento e soprattutto una maggiore variabilità. Valutare indici di variabilità cardiaca ci da molte informazioni su benessere, calma ed attivazione del neonato".

Ci sono altri parametri che sono stati considerati per cui l'app è in grado di monitorare, come gli indici di variabilità cardiaca e le frequenze acustiche del pianto, ma sono ancora in fase di sviluppo.