Covid e varianti, a novembre sarà l'ora di Cerberus

Covid e varianti, a novembre sarà l'ora di Cerberus
Sono attese per questo autunno e pronte a colpire milioni di italiani. Baldanti: "Omicron ha immunizzato molte persone e si ritrova in un collo di bottiglia strettissimo. I suoi spazi di caccia sono ridotti"
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Hanno nomi sempre più roboanti, con previsioni sempre più fosche sulla velocità di contagio. Che nuove varianti Covid fossero attese per questo autunno, pronte a colpire con maggiore precisione milioni di italiani, era cosa nota. Di nuovo c'è che quelle mutazioni sembrano risultare ancora più temibili. E difficili da contrastare.
Dopo Centaurus, che almeno sino ad oggi sembra aver perso vigore alle porte dell'India o poco più in là, senza grandi conseguenze in Europa, se ne presentano sulla scena altre. I nomi scelti per definirne la portata sono pittoreschi. Abbiamo Gryphon, Minotaur, Chiron, Aeterna, Typhon e Cerberus, la più temibile. Anche se Omicron 5 per ora resta la più diffusa, con l'80%-90% di contagi nel mondo.

Varianti "a catena"

Si susseguono incessantemente le varianti e sottovarianti Covid. Un moto continuo, quello assunto dal virus che ci sta impegnando da quasi tre anni, a cui è difficile tenere testa. Di cosa si tratti lo spiega il professor Fausto Baldanti, responsabile del Laboratorio di Virologia Molecolare del San Matteo di Pavia: "Andiamo indietro nel tempo. Nel primo periodo, quando il virus mutava realmente, ha generato gli stipiti iniziali: in Lombardia nel 2020 era stato trovato in 7 forme, che in seguito si sono raccolte in dominanti. Quelle che l'Oms ha definito Voc (Variants of concern), ossia varianti che destano preoccupazione, basandosi sul fatto che possano sfuggire alla vaccinazione e che siano clinicamente più aggressive".

Da allora il virus com'è mutato? "Ogni variante nuova che assumeva percentuali incrementali nel tempo, se diverse geneticamente dalla precedente, veniva definita Voc: prima è accaduto con l'Alpha (inglese), poi con la Beta (prima sudafricana), Gamma (brasiliana) e Delta (indiana), per arrivare alla Omicron".

Simili nelle caratteristiche

Ma quanto queste mutazioni erano simili tra loro? È sempre Baldanti a rispondere: "Fino alla Delta si assomigliavano tutte perché avevano un impatto sul siero dei vaccinati: non c'era un incremento di aggressività, quindi la preoccupazione si era ridotta al rischio di superamento della barriera immunologica". E in seguito? "Alla fine dello scorso anno, si sono completate le immunizzazioni con vaccino anti-Covid e improvvisamente è emersa Omicron, completamente diversa dalle precedenti. Perché ha numerosissime mutazioni e contagia di più, anche se con sintomi lievi. Quelle che abbiamo visto successivamente, da XJ a Omicron 4 e 5, sono tutte sottovarianti. Parliamo di una forma ricombinante, un ibrido di due varianti o due sottovarianti: in questo caso Omicron 1 e 2. Quelle che stiamo per vedere pure: il virus si presenta sotto una veste ibrida".

"Il coronavirus oggi ha un problema: incontra una popolazione quasi interamente vaccinata o guarita - prosegue l'esperto -. Proprio per la sua contagiosità straordinaria, Omicron ha immunizzato molte persone e si ritrova in un collo di bottiglia strettissimo. I suoi spazi di caccia sono ridotti. Ha bisogno di trovare una strada per aggirare la nostra immunità".

L'arrivo di Cerberus

Il nome "social" è Cerberus, quello tecnico è BQ.1.1. Entro novembre potrebbe essere proprio questa sottovariante a provocare una nuova ondata Covid. Al momento non ci sono certezze e la diffusione è ancora limitata, tuttavia la "figlia" di Omicron BA.5 sta crescendo rapidamente in diversi Paesi. Alla luce delle sue caratteristiche non si esclude che in futuro possa diventare una nuova variante di preoccupazione.


"Con sempre più dati disponibili sta diventando abbastanza chiaro che Bq.1.1 guiderà un'ondata di varianti in Europa e Nord America prima della fine di novembre, ha confermato Cornelius Roemer, ricercatore del Biozentrum dell'Università di Basilea, analizzando i dati delle nuove varianti Covid. E, proprio su Cerberus, ha focalizzato la sua attenzione: "Le mutazioni di questa variante sono più che raddoppiate ogni settimana - ha spiegato - . Ci sono voluti solo 19 giorni per crescere di 8 volte: da 5 sequenze a 200 sequenze", ricordando come Bq.1.1 "discenda da Ba.5 con 3 mutazioni nel dominio del recettore della proteina spike". Per questo, secondo lo scienziato, "il booster per Ba.5 è nella posizione migliore per proteggerci".

Varianti con 5 mutazioni di Spike

Gli Usa, in questo senso, sono un campione da prendere a riferimento. Lo conferma Eric Topol, scienziato americano direttore dello Scripps Research Translational Institute di La Jolla, California. Che sottolinea: "Mentre negli Stati Uniti l'onda di Omicron BA.5 continua a scendere, circolano più nuove varianti, che condividono ulteriori 5 mutazioni di Spike", la proteina-uncino usata da Sars-CoV-2 per agganciare la cellula bersaglio. Varianti che, spiega, hanno un vantaggio significativo di crescita e una maggiore" capacità di "fuga immunitaria".

Topol invita a monitorare quello che in un tweet definisce un "intelligente raggruppamento", una "zuppa di varianti" che è "abbastanza plausibile" possa caratterizzare l'evoluzione dell'epidemia di Covid. "Vale la pena di esaminarla", raccomanda richiamando l'analisi di colleghi che battezzano questo mix di mutanti "pentagono" e che, avvertono, "potrebbero guidare la prossima ondata".

Il trend fotografato dall'Oms

Ad evidenziare il trend in atto ha pensato l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in un recente report: l'attuale circolazione di Sars-CoV-2, ha spiegato, è "caratterizzata da sottolignaggi di Omicron e da un'ampia diversificazione genetica; sono emersi più di 230 discendenti (del mutante che ha dominato lo scenario Covid nel 2022) e più di 30 ricombinanti". Queste varianti, ha sottolineato nel report, "sono sotto monitoraggio e valutate dall'Oms sulla base di criteri di costellazioni genetiche di mutazioni, di aumento della prevalenza in un'area geografica, nonché di qualsiasi evidenza di cambiamenti fenotipici".

In Italia settanta versioni del virus

In Italia il monitoraggio dell'Istituto Superiore di Sanità osserva una settantina di versioni diverse di Sars-Cov2. Molte hanno numeri minimi, ma negli Stati Uniti i ceppi differenti da Omicron 5 crescono da agosto, e oggi rappresentano il 20%.
"Questo virus ha la capacità di modificarsi e ormai la gran quota di coloro che si sono vaccinati lo costringe a trovare forme per schivarlo - afferma il professor Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell'istituto Galeazzi di Milano -. Che siano più brutte o cattive non è certo. Cosa prevedo? Un rialzo dei contagi a 50 giorni, quindi a inizio novembre. Ma non un'ondata, un trend più modesto: semmai un'onda".